Tutti ci ricordiamo dell’attentato del 20 luglio 1944 nella Tana del Lupo contro Hitler, in un complotto di alti ufficiali dell’Esercito. Sui manuali di storia è sempre ricordato e un film di successo, “Operazione Valchiria” dove Tom Cruise ben interpreta Von Stauffenberg, lo ha portato sul grande schermo. Ma non è così conosciuto quello del 1939 da parte del “Signor Nessuno”. Il falegname Georg Elser. In linea del tutto teorica, i benefici per l’Umanità di una morte del Führer nel ’39 sarebbero stati incomparabilmente maggiori rispetto a quella di 5 anni dopo. Inoltre, a differenza del Conte Von Stauffenberg, il semplice Elser fu da sempre ferocemente anti-nazista. Infine, Elser, agì da solo. Oggi lo definiremmo un “lupo solitario”. Non era parte di una cospirazione su vasta scala, con centinaia di congiurati, spie all’interno come l’attentato del 20 luglio.

Chi era Georg Elser?

Georg Elser nacque in una famiglia contadina dell’antica Svevia, nel sud della Germania. Nella depressa economia tedesca degli Anni ’20 svolse vari lavori, tra cui quelli di carpentiere e falegname, utili poi per l’attentato. Si iscrisse a un’organizzazione paramilitare del Partito Comunista ma, essendo un protestante praticante, il suo credo politico non era particolarmente forte. Le motivazioni che lo indussero al gesto contro il capo tedesco furono politico-religiose. Odiava il restringimento delle libertà per i lavoratori e temeva che Hitler trascinasse in una nuova guerra con milioni di morti il popolo. La sua resistenza al Terzo Reich iniziò in modo soft, con il rifiuto di fare il saluto nazista e di ascoltare alla radio gli sproloqui di Hitler. Negli ultimi mesi andò, con costanza, ad attendere messa. Si sentiva come un Angelo Vendicatore che agiva per conto di Dio.

Nel 1938, con la crisi dei Sudeti, realizzò che Hitler avrebbe fatto sprofondare la Germania in una nuova catastrofica guerra. Elser, l’umile Elser, aveva visto giusto. Perciò si rese conto che non esisteva che un’unica soluzione:

Uccidere Hitler e gli alti gerarchi nazisti in un colpo solo

Il suo piano era lungo, dettagliato e implacabile. Pensò che location perfetta fosse la ricorrenza del fallito putsch di Monaco dell’8 novembre 1923. Ogni anno sempre nella birreria Bürgerbräukeller, alla stessa data, per una durata di due ore circa, il Führer teneva il suo roboante discorso. Così, nel 1938, partecipò all’evento. Decise che il miglior posto per l’ordigno era nella colonna alle spalle di Hitler, inoltre, notò che il servizio di sicurezza non era così sofisticato. Quindi, con metodicità tutta tedesca, diede inizio al piano. Dodici mesi di meticolosa preparazione per non lasciare scampo ad Adolf Hitler, nei quali in sostanza, troncò tutti i rapporti sociali con amici e donne per non distrarsi e non incorrere in potenziali fughe di notizie. Un professionista.

S’ingegnò pertanto a produrre una bomba ad orologeria, prendendo da un’automobile un indicatore di velocità e il meccanismo da un orologio. Per quanto riguarda l’esplosivo, non era affatto facile reperirlo, ma ebbe l’idea di farsi assumere in una cava dove si utilizzava in quantità. Verso agosto, completato l’ordigno, diede il via alla Fase 2 trasferendosi a Monaco. Doveva creare l’ambiente di scoppio nella colonna. La fase, decisamente, più complicata e rischiosa.

Il raduno NSDAP del 1923 alla Bürgerbräukeller:

Qui l’impresa si fece titanica e tutta la sua tenacia, pazienza, accuratezza e tenuta nervosa vennero messe alla prova. Non essendo riuscito a farsi assumere come cameriere nella birreria, dovette, per oltre 40 notti di seguito, entrare furtivamente nel locale controllato da un sorvegliante con cane. Lavorò nelle condizioni più scomode, con una torcia tra i denti e in ginocchio. Per evitare che il rumore dello scalpello lo tradisse, si risolse a colpire il muro solo quando un’automobile fosse passata dalla strada o qualche altro rumore soffocasse la martellata. Inoltre, alla fioca luce della torcia, dovette raccogliere sempre la polvere e le macerie prodotte. Infine, ideò un efficace sistema di chiusura del buco temporaneo. Un lavoro magistrale dal momento che mai nessuno si accorse di nulla.

Tre giorni prima dell’Ora H, sistemò la bomba e puntò l’orologio per le 21.20 (si era premurato di aggiungere un secondo timer per sicurezza), esattamente a metà del comizio. Per attutire il ticchettio, ricoprì il buco con del sughero. Infine, il giorno prima, testò il funzionamento del congegno ad orologeria. Nessun problema.

L’8 novembre fece i bagagli e decise di passare illegalmente la frontiera con la Svizzera.

Ora tutto era nella mani del Fato

Il conto alla rovescia stava finendo e Adolf Hitler stava per andare a morte certa perché nessuno aveva saputo dell’ordigno e il servizio di sicurezza non aveva rilevato alcuna anomalia nell’ambiente.

Effetti dell’attentato.:

Il Führer incominciò ad arringare a una grande folla con la sua abituale energia e foga e, in prima fila, si distinguevano Heinrich Himmler (il famigerato Capo delle SS), Reinhard Heydrich (Il temutissimo Capo della Gestapo nonché architetto dell’Olocausto), Rudolf Hess (il Delfino di Hitler) e Joseph Goebbels (il potente Ministro della Propaganda addetto al “lavaggio dei cervelli”). Tutto stava procedendo secondo copione e l’establishment nazista sarebbe rimasto decapitato nel giro di minuti. Ma, quasi all’improvviso neanche dopo un’ora, il logorroico Hitler concluse il discorso e scese dal palco per guadagnare l’uscita. Precisamente 13 minuti prima dell’esplosione. Che cosa era successo? C’era stata una soffiata? Il rinomato “sesto senso” del dittatore tedesco lo aveva allertato del pericolo? Niente di tutto questo. Soltanto era entrata in scena un’antica variabile.

La Meteorologia

Il tempo non era dei migliori e Hitler non poteva utilizzare l’aereo, quindi, parlò meno del solito, dovendo servirsi del treno per ritornare a Berlino. Le cattive condizioni atmosferiche decretarono così l’esito di quello che doveva essere un giorno fatidico, l’8 novembre 1939. Non era la prima volta che il clima decideva il corso degli eventi storici. Napoleone perse a Waterloo per colpa del vulcano Tambora che sconvolse il clima europeo, provocando pioggia continua per l’intero 1815 (impedendogli così di utilizzare con efficacia nella battaglia la sua potentissima artiglieria) e l’Invencible Armada nel 1588, più che dagli Inglesi, venne sconfitta da una devastante tempesta che la disperse.

Così, alle ore 21.20, scoppiò la bomba, oramai inutilmente, uccidendo otto persone. Intanto la fuga di Elser non riuscì perché venne arrestato da un doganiere che poi, perquisendolo, gli trovò addosso materiale sospetto e, sentito alla radio dell’attentato, sospettò che fosse lui l’attentatore e perciò lo spedì alla Gestapo a Monaco. Confessò tutto e raccontò nei minimi particolari il piano. All’inizio non venne creduto. Non a torto, pensavano che fosse impossibile per un uomo solo aver architettato un piano così diabolico e reputarono che dietro di lui ci fossero i Servizi Segreti Britannici o il Partito Comunista.

Il fascicolo della Gestapo su Elser:

Stranamente Elser non venne giustiziato ma venne spedito in un campo di concentramento. Simile clemenza fece insorgere sospetti che in realtà fosse una messinscena di Hitler per mostrare come la Provvidenza lo proteggesse. In verità il dittatore lo volle tenere in vita perché desiderava allestire un Processo-Show del tipo di quelli staliniani durante il Grande Terrore per mostrare la meschineria e la bassezza del nemico inglese che aveva ordito l’assassinio. Non se ne fece nulla, dal momento che Hitler negli anni a venire ebbe altro cui pensare. In conclusione Georg Elser, a Dachau, venne giustiziato nell’aprile del 1945 con un colpo di pistola alla nuca, su ordine di Hitler. Aveva 42 anni.

Francobollo speciale per il 100 ° compleanno di Georg Elser (2003):

Arthur Nebe, uno dei suoi interrogatori, ha riportato “In modo appassionato Elser mi disse, in semplici concetti, come per le masse la guerra significasse fame, miseria e morte di milioni di persone. Non era un pacifista nel vero senso della parola, il suo ragionamento era elementare:

Hitler è la Guerra e se muore ci sarà la Pace

Un uomo comune dimostrò che un singolo individuo, seppur il più umile e non troppo dotato, ha la possibilità di cambiare la Storia.

Graffito di Loomit e WON ABC in Bayerstraße 69 a Monaco di Baviera. Fotografia di Geak condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Riccardo Dal Monte
Riccardo Dal Monte

Sono un docente di storia e filosofia di liceo e ho scritto per la hobby&work “la via del coraggio. Dal guerriero antico al soldato moderno, la vittoria dell'uomo sulla paura”. Sono il fondatore di “riccardo dal monte tour” che organizza tour notturni nelle città d'italia all'insegna della storia, dei misteri e dei grandi personaggi. Amo molto viaggiare e fare reportage, in particolare (storia recente bosnia-kosovo, storia contemporanea normandia-verdun-gibilterra, storia antica peloponneso-etruria) e natural-leggendari (transilvania, highlands scozzesi, cimmeria-crimea, isola cimbrico-germanica di asiago).