Le biciclette elettriche stanno diventando via via sempre più popolari nelle nostre città, ma il costo di uno di questi mezzi, o anche solo l’affezione che abbiamo nei confronti del nostro vecchio velocipede, spesso impediscono il passaggio da una bici tradizionale ad una a pedalata assistita (le uniche legali in Italia). GeoOrbital risolve due di questi problemi, ovvero l’affezione alla propria due ruote e il costo esagerato di una soluzione ad alte prestazioni (per la disciplina legale, in Italia, si rimanda il problema al legislatore).

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L’idea di un gruppo di imprenditori americani è stata semplice: realizzare una ruota facilmente sostituibile con quella tradizionale di qualunque bicicletta in grado di rendere il proprio mezzo a trazione elettrica. Dall’idea si è passati al progetto e dal progetto alla realizzazione pratica, che è riuscita a sbancare Kickstarter con un round di finanziamenti di ben 1 milione e 200 mila dollari. Le specifiche tecniche sono assai interessanti, e includono un motore Brushless, due batterie al litio, il corpo centrale in allumino e la gomma della ruota in materiale inforabile, caratteristiche che consentono alla ruota di percorrere da 32 a 80 chilometri con una singola carica.

La ruota è compatibile con il 95% circa di tutte le biciclette da adulto

La sostituzione della propria ruota tradizionale con una GeoOrbital dovrebbe essere rapida e semplicissima, svitando soltanto il bullone della ruota e stringendo la nuova con l’aggancio rapido incluso. Il blocco del motore, composto da tre ruote che formano un triangolo all’interno della circonferenza, si fissa poi alla forcella del telaio e viene comandato mediante un piccolo accessorio da stringere al manubrio, dotato anche di indicatore di carica e tasti di accensione. La GeoOrbital ha un prezzo che, durante la campagna e adesso in pre-ordine sul sito ufficiale, è di 799 dollari, mentre il costo finito previsto durante la commercializzazione sarà di 1.000 dollari, circa 900 euro.

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...