Lo Angeles, 4 Novembre 1970. Una signora e una bambina si presentano in un edificio pubblico di Temple City per chiedere il sussidio statale per la parziale cecità della donna. L’operatore sociale che le accoglie capisce immediatamente che qualcosa non va. La bambina, apparentemente di circa 6 anni, si muove con movimenti scoordinati, non parla se non a grugniti e sembra non avere la minima idea di dove si trovi. L’operatore chiede alla madre l’età della bambina, e questa risponde, lasciandolo di stucco:

Ha 13 anni e mezzo

L’uomo chiama subito la polizia, e inizierà a scoperchiarsi un vaso di Pandora che porterà alla scoperta del caso più grave di isolamento di minore del ‘900, probabilmente unico nel proprio genere.

Genie, questo il nome assegnatole da un’assistente sociale, aveva vissuto dai 20 mesi circa ai 13 anni e mezzo all’interno di una stanza buia, senza potersi né muovere né parlare con nessuno. L’anziano padre, Clark Wiley (1901-1970), aveva passato un’infanzia drammatica ed era legato a un tormentoso e torbido rapporto con la madre. La madre di Genie, Dorothy Irene Oglesby (1920-2003), aveva già dato all’uomo tre figli. I primi due, Dorothy Irene Wiley e Robert Clark Wiley, erano morti in fasce nel 1948 e 1949, mentre il terzo John Gray Wiley (1952), era vivo e vegeto ed era riuscito a scappare di casa da appena un anno.

Genie e i 12 anni di prigionia

Il vero nome di Genie è Susan M Wiley (fonte), ed è nata nel 1957. Quando è stata scoperta indossava un simil-pannolino, emetteva versi incomprensibili e la sua camminata, definita “a coniglio”, la faceva somigliare più a qualcosa di animalesco che a un essere umano. La sua storia, drammatica quanto paradossale, ha dato a psicologi e studiosi materiale di studio per molti anni a seguire, rappresentando forse il primo caso di epoca moderna di bambina completamente segregata sin dalla tenerissima età.

Le cause della reclusione sarebbero da imputare a diversi problemi fisici che avevano afflitto la piccola, combinata alla personalità del padre, disturbata e deviata socialmente. Appena nata Genie soffriva di Displasia dell’anca, una malattia che, se non trattata, può portare all’invalidità. I medici che la curarono le applicarono le cure del caso, ma questo disturbo convinse il padre che la bambina soffrisse di problemi congeniti. Il conseguente ritardo nel camminare, in casi simili assolutamente normale e non sintomo di problemi futuri, persuase il padre di problemi crescenti legati a disturbi cerebrali.

In seguito, la bambina iniziò a pesare sempre meno e a soffrire di malnutrizione, probabile conseguenza dell’inettitudine dei genitori. Questi interpellarono un nuovo medico, che non aveva mai visitato la piccola, il quale ipotizzò che Genie, ormai a 14 mesi di età, potesse soffrire di Kernittero, patologia che porta a volte a ritardi mentali più o meno pronunciati.

La causa scatenante della reclusione di Genie però fu probabilmente un’altra. La madre di Clark Wiley venne uccisa da un autista di camion ubriaco mentre era a passeggio con Clark stesso. Il guidatore se la cavò con poco, e Wiley divenne furibondo con tutta la società, isolando completamente la famiglia da contatti esterni. Egli lasciò il lavoro e trasferì la famiglia nella casa della defunta madre, dove la stanza della donna venne trasformata in santuario.

I Wiley vissero isolati dal mondo durante i successivi 12 anni

Lungo tutto questo periodo il padre confinò Genie all’interno di una camera da letto, vivendo con il resto della famiglia, la moglie Irene e il giovane John, nel salone principale. Durante il giorno Genie veniva tenuta legata con una camicia di forza, in modo che non potesse creare rumore o disturbo all’uomo e non potesse praticamente muoversi. Di notte la infilava in un sacco a pelo tenendola immobilizzata all’interno della culla, che chiudeva con una tavola in ferro, mentre a volte la faceva dormire addirittura in bagno. Se la bambina si azzardava a fiatare, il padre la picchiava selvaggiamente con un’asse in legno.

Genie imparò a diventare inesistente

L’uomo nutrì la figlia soltanto con cibi liquidi e adatti a neonati, impedendo alla moglie di assisterla e tenendo la piccola in uno stato di denutrizione.

Un comportamento che suggerì abusi sessuali fu la mania compulsiva di Genie di masturbarsi in pubblico, cosa che indusse gli psicologi a pensare che l’uomo abusasse di lei o costringesse il fratello ad abusare della sorella.

Il fratello era divenuto la sentinella del padre e questi lo istruiva per mantenere il segreto

All’interno della camera della bambina era presente una culla e poco altro, e l’unico suono che riusciva a udire era la musica di un pianoforte di una casa lontana.

I membri della famiglia non parlavano fra loro se non con il permesso paterno, la pena erano violente percosse

Durante tutto questo periodo di tempo nessuno lasciò la casa, ad eccezione del figlio John, che poteva andare e tornare da scuola. Clark Wiley inoltre attendeva il ritorno del giovane fuori dall’uscio, con a portata armi come un fucile e una pistola, in modo che il ragazzo “rigasse dritto”.

La moglie, remissiva di natura, durante quel periodo divenne praticamente cieca, e non si oppose al despòtico marito per le continue minacce e violenze che questi le rivolgeva. Il figlio John, sano di mente, riuscì a comprendere la propria situazione, e tentò invano di scappare di casa ripetute volte, ma ogni volta subiva crescenti violenze fisiche da parte del padre, che lo costringeva a propria volta a percuotere la piccola Genie nella perpetrazione del proprio intento di nasconderla al mondo.

Naturalmente qualsiasi visita di vicini o interessamento esterno era severamente vietato. L’uomo tenne curiosamente un diario in cui annotò con precisione i dettagli della reclusione cui costrinse i figli e la moglie, grazie al quale gli investigatori ricostruirono abbastanza dettagliatamente questa triste storia.

L’Arresto

Torniamo a quel 4 Novembre 1970. La madre di Genie è riuscita a ottenere il permesso dal marito di uscire di casa per chiedere un sussidio per la propria cecità. Proprio a causa dell’impossibilità di vedere, all’interno dell’edificio Irene entra non nella parte dedicata ai sussidi, ma in quella dei servizi sociali generali. L’impiegato inizia quindi a fare delle domande, e scopre immediatamente un caso di abuso clamoroso.

I genitori vengono entrambi arrestati

Ben presto la verità esce a galla, e la casa “degli orrori” perquisita e sequestrata. La madre viene rilasciata e si organizza un processo per il padre. La prima udienza è il 20 novembre 1970, ma l’uomo non si presenta.

Si è suicidato con un colpo d’arma da fuoco

Clark Wiley lascia due biglietti, uno per il figlio e uno per la polizia. A John dice: “Be a Good Boy, I love you” (sii un bravo ragazzo, ti amo), mentre alla polizia: “The world will never understand“.

Il Mondo non capirà mai

Sotto, un video mostra Genie all’aria aperta:

La vita dopo la prigionia

La madre di Genie viene riconosciuta innocente, totalmente succube del tirannico marito, e dedica tutte le proprie forze ad assistere la figlia, nel mentre ricoverata al Children’s Hospital di Los Angeles. Qui la giovane tredicenne, che pesa soltanto 27 chilogrammi, viene assistita a lungo e studiata dai migliori medici, ma le speranze che possa avere una vita normale sono inesistenti.

Il programma di studio di Genie viene inoltre soppresso, e la bambina si trova sballottata da una famiglia a un’altra, in attesa della maggiore età. A 18 anni torna a vivere con la madre nella casa paterna, ma la soluzione dura poco e torna preso parte del sistema.

Oggi, a 59 anni, Genie, alias Susan M Wiley, vive in un istituto per persone mentalmente menomate della California. La sua triste storia è stata spesso associata a quella di Victor dell’Aveyron di quasi 3 secoli prima, ma mentre il giovane “ragazzo selvaggio” francese correva libero per i boschi, la piccola Susan era reclusa in una stanza di pochi metri, spesso immobilizzata, e con il terrore di emettere anche il più piccolo suono.

Forse per l’associazione con Victor o per il suo comportamento asociale Genie viene spesso definita “Selvaggia”, ma la povera ragazza non fu che una vittima innocente di un genitore malato.

Un altro video mostra le prime cure che le furono praticate e il suo approccio ai giochi da bambini:

L’articolo è una parziale traduzione e interpretazione personale della ricchissima pagina dedicata a Genie di Wikipedia inglese. Agli interessati si consiglia una lettura approfondita della fonte.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...