Anche se la teoria dell’effetto farfalla (“Può, il batter d’ali d’una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas? E. Lorenz 1972)” si applica principalmente in matematica e fisica, può trovare riscontro anche nella vita reale: il 19 settembre del 1931 una disgraziata vicenda personale ebbe, secondo un testimone dell’epoca, effetti devastanti per l’intera umanità.

Angelika Raubal

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Quell’infausto giorno fu trovata morta, in un appartamento di Monaco di Baviera, una giovane donna.

Il suo nome era Angelika Raubal

Geli, come veniva chiamata in famiglia, non era una ragazza qualsiasi, ma la nipote di Adolf Hitler. Certo, in quell’anno non era ancora il Führer, ma era comunque il capo indiscusso del Partito Nazionalsocialista, un movimento in forte ascesa, che nel 1933 avrebbe conquistato, grazie al voto dell’elettorato, la guida della Germania.

La casa di Monaco di Baviera dove Angelika visse con Hitler, e dove si suicidò

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Geli fu trovata morta nell’appartamento dello zio (fratellastro della madre della ragazza): si era suicidata con un colpo di pistola al petto. Secondo alcune persone molto vicine a Hitler, questo evento luttuoso ebbe effetti devastanti sul futuro dittatore. Hermann Goering, durante il processo di Norimberga, dichiarò che quello fu un momento cruciale nella vita di Hitler: “La morte di Geli ebbe un effetto devastante su Hitler. Ha cambiato il suo modo di relazionarsi con tutte le altre persone”.  Heinrich Hoffmann, il fotografo ufficiale di Hitler, asserì che, con il suicidio della ragazza “i semi della disumanità iniziarono a crescere all’interno di Hitler”.

Insomma, se Geli non fosse morta, forse, ma è un ragionamento del tutto ipotetico il mondo non avrebbe assistito a tante atrocità

Questo era, ovviamente, il parere personale di Hoffmann, cui è piuttosto difficile credere. Sembra piuttosto la giustificazione che si diede l’uomo per aver seguito una persona che la storia ha bollato come incarnazione del male assoluto.

Perché Hitler, un uomo senza dubbio insensibile e vizioso, un leader privo di umanità, che non amò nessuna donna all’infuori della madre e di Geli, era così legato a una ragazza con la quale aveva una parentela non poi così stretta?

In fondo, zio e nipote si erano conosciuti quando lei aveva già 15 anni, anche se lui era stato nominato suo tutore un anno prima. La svolta avvenne nel 1925, quando lo “zio Alf” chiamò la sorellastra a fargli da governante. Da quel momento Hitler divenne una presenza costante, e probabilmente ingombrante, nella vita della ragazza. Hitler la portava in viaggio, all’opera, a teatro, e anche alle adunate del partito nazista. Geli era l’unica persona alla quale era consentito, in qualche modo, di rubare la scena a Hitler, perché, secondo la figlia di Hoffmann “con la sua natura spontanea, priva di ombra di smorfiosaggine, diventava sempre il centro dell’attenzione di chi le stava attorno”.


La vera natura della relazione tra Geli e lo “zio Alf” rimane un mistero: secondo voci che giravano già all’epoca, si trattava di una storia d’amore incestuoso, non priva di rapporti sessuali indecenti, e caratterizzata da una morbosa gelosia. Sembrava abbastanza evidente, anche ai membri dello staff di Hitler, l’infatuazione che lo zio provava per la nipote, che forse lo contraccambiava, almeno in parte. Hitler era molto geloso della ragazza, che non poteva uscire se non accompagnata, poteva frequentare solo le persone approvate dallo zio, e soprattutto non ebbe il permesso di andare a studiare a Vienna, come avrebbe voluto (forse proprio per scappare da quella torbida relazione). L’autista personale di Hitler fu licenziato in tronco perché espresse l’intenzione di sposare Geli, non insensibile alle sue attenzioni. D’altro canto, pare che Geli fosse gelosa di Eva Braun, la giovanissima impiegata di Hoffmann che divenne poi l’amante ufficiale (e infine moglie) di Hitler.

Alla fine comunque, la possessività dello zio spinse la ragazza al suicidio.

Oppure no?

Sebbene il cadavere fosse stato rinvenuto nella casa di Hitler, non ci fu alcuna inchiesta sulla morte di Geli, liquidata subito come suicidio. Eppure, l’arma era di proprietà di Hitler, e la ferita non sembrava compatibile con un colpo autoinflitto. Nonostante questo non fu fatta nemmeno l’autopsia.

La stanza dove morì Angelika

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Quando si sparse la notizia della morte di Geli, cominciarono a circolare molte voci: pare che avesse il naso rotto, e forse era incinta

Hitler però era (ufficialmente) fuori città al momento della morte della nipote, anzi ne fu informato il giorno successivo da Rudolph Hess. Secondo lo stesso Hess, lo “zio Alf” cadde in uno stato di profonda depressione, arrivando a ventilare l’ipotesi di abbandonare l’attività politica e a esprimere propositi suicidi. Poi, dopo aver visitato la tomba della nipote, sepolta a Vienna in un cimitero consacrato (circostanza che escluderebbe l’ipotesi del suicidio), Hitler riemerse dalle nebbie della disperazione, e divenne, se possibile, un uomo peggiore. La Madre di Geli, l’unica dei familiari ad avere rapporti con Hitler, non gli parlò più. Lui invece, tenne la stanza dove la ragazza era morta come un santuario, riempiendola di fiori nell’anniversario della morte e nel giorno del compleanno.

La morte di Angelika Raubal rimane avvolta nel mistero, eppure non sarà stato un caso se il magistrato che impedì di arrivare ad un processo, Franz Gurtner,  liquidando la morte come suicidio, poi divenne il ministro della giustizia del Reich

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.