Il fotografo giapponese Ken Ohki ha iniziato qualche tempo fa un viaggio attraverso il globo per cercare zone e luoghi dove trovare ambientazioni “irreali”. Non allontanandosi di molto dal Giappone, ha trovato il “Fureai Sekibutsu no Sato”, letteralmente “Il villaggio dove si possono incontrare statue buddiste”, nel quale sono posizionate circa 800 statue, per lo più di divinità buddiste ma anche di persone che furono (o sono ancora) in vita. Il bizzarro parco fu realizzato da Mutsuo Furukawa, un imprenditore giapponese che pagò una cifra prossima ai 6 miliardi di Yuan, circa 63 milioni di euro al cambio odierno ricalcolati con l’inflazione.

Nei piani dell’imprenditore il parco sarebbe dovuto diventare un punto di riposo per le persone che volessero rilassarsi nella zona, e all’epoca lo fece collegare con il centro della città più vicina (che il fotografo indica come Osawano che però risulta introvabile su Google Maps) con autobus gratuiti.

Le statue raffigurano diversi soggetti, per lo più divinità buddiste, ma anche familiari e amici che Furukawa ritenne degni di rendere immortali attraverso la pietra delle statue. Uno dei particolari che colpisce maggiormente lo spettatore è senz’altro la pregevole fattura delle sculture, che vennero realizzate da un maestro della zona. Le statue e il parco sono oggi in uno stato di totale abbandono, con l’erba che ormai copre la pietra di moltissime statue sino a sopra la testa.

Il fotografo ha descritto l’esperienza come “inquietante”, sopratutto perché, quando viene sera e il parco è interamente avvolto dalle tenebre, le statue così precisamente scolpite sembra prendano vita.

In fondo all’articolo trovate la mappa con il punto preciso in cui si trova il parco, nel caso capitiate in Giappone e vogliate visitare qualcosa di davvero “inusuale”.

Sotto, la mappa del parco:

 

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...