I rapporti tra censura e cinema (così come tra censura e qualsiasi forma di arte) sono sempre stati molto conflittuali, specialmente negli Stati Uniti, dove l’industria cinematografica ha rappresentato, sin dagli albori, un business enorme e un mezzo di persuasione occulta di cui tutti i politici e gli intellettuali dell’epoca riconobbero immediatamente le potenzialità.
Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:
Il codice Hays
Dal 1930 fu promulgato un codice di censura, elaborato dall’ex direttore delle Poste William Harrison Hays (detto appunto codice Hays), che costringeva gli autori di film ad attenersi a una serie di regole molto strette circa la moralità dei film che realizzavano. Alcune di queste regole sfioravano il ridicolo (tipo il divieto di mettere figure di religiosi al centro di parodie) o erano francamente intollerabili per le persone di buon senso (tipo il divieto di mettere in scena relazioni sentimentali interrazziali), ma già nel 1934 la loro applicazione divenne talmente rigorosa che qualunque autore volesse aggirarle era costretto a emigrare all’estero, e i suoi film non sarebbero mai stati distribuiti negli States. Tale legislazione restò in uso fino agli anni ’50, quando la concorrenza della televisione indusse i produttori cinematografici a battersi per allargare i propri orizzonti, anche se fu abolita formalmente solo nel 1967.

Questo retroscena rende ancora più importanti le imprese artistiche compiute dai migliori registi che lavorarono a Hollywood in quel periodo e che, malgrado tutto, riuscirono a realizzare alcuni straordinari capolavori. Non possiamo dire con certezza quale sia stato il film più massacrato dai censori, perché molte di queste pellicole sono ormai perdute per sempre. Tra quelle che ci sono rimaste, il record di accanimento subìto spetta probabilmente a Freaks, un singolare film horror unico nel proprio genere.
Tod Browning
Lo scrisse e diresse, nel 1931, un ex artista circense, Tod Browning, che era passato dal circo alla recitazione ai tempi del muto, e poi si era fatto un nome come regista di parecchi film interpretati da Lon Chaney Sr., il più celebre e versatile attore del cinema muto, ancor oggi considerato un modello pressoché irraggiungibile di capacità di immedesimarsi nel ruolo, e celebrato da Hollywood in un film biografico del 1957, L’uomo dai mille volti. Purtroppo Chaney era già morto, prematuramente, quando Browning cominciò a lavorare a Freaks, altrimenti avrebbe sicuramente fatto parte del cast.
Browning, nato nel 1880, aveva frequentato sin da bambino l’ambiente dei circhi, le cui principali attrazioni del tempo consistevano nell’esibizione di “freaks”, ossia di “mostri”, persone vistosamente deformi. Tali esibizioni erano perfettamente in armonia con la mentalità del tempo e non scandalizzavano nessuno, tantomeno i freaks stessi, che in questi spettacoli guadagnavano somme enormi (celebre il caso delle Sette Sorelle Sutherland, divenute miliardarie). Ovviamente, man mano che andava avanti il progresso, la mentalità cambiava e, a un certo punto, mettere in scena i freaks cominciò a essere considerato immorale e discriminatorio, per cui sparirono da quasi tutti gli spettacoli.

I Freaks del film
Browning, nel suo film, affrontò il tema della condizione di freak in modo molto coraggioso, forse addirittura troppo. Nella vicenda della sceneggiatura, i freaks sono persone assolutamente normali, che vivono le loro disabilità e deformità cercando di adattarsi a esse, e provano gli stessi sentimenti che proverebbe chiunque. I veri “mostri” sono quei “normali” che, insensibili e malvagi, li considerano inferiori o, peggio, subumani.
Il problema, però, è che Browning era un tipo parecchio eccentrico, e nella redazione della sceneggiatura si fece un po’ prendere la mano, lasciandosi andare a trovate di una genialità straordinaria, ma sicuramente troppo in anticipo rispetto alla sensibilità del tempo.

Innanzitutto, per scritturare gli attori, andò in cerca di veri freaks nei circhi che ancora ne presentavano qualcuno. Così arruolò personaggi come le gemelle siamesi Daisy e Violet Hilton, il “tronco umano” Prince Randian, le “armless wonder” Martha Morris e Frances O’Connor, l’ermafrodita Josephine Joseph, l’uomo senza gambe Johnny Eck, il microcefalo Simon “Schlitzie” Meck e altri, tra cui alcuni nani, come Harry e Daisy Earles. Browning raccontò successivamente che tutti quanti si comportarono nel backstage come autentici divi, litigando per i migliori camerini e per la visibilità dei nomi nei titoli, ognuno criticando spietatamente la recitazione degli altri.
Si possono riconoscere nel video sottostante:
Poi concepì questa vicenda
L’episodio controverso
In un circo, il nano Hans è innamorato della trapezista Cleopatra (interpretata da un’attrice molto sensuale, Olga Baclanova, che sul set strinse affettuose amicizie con tutti i “mostri”), ma questa lo disprezza e finge di ricambiarlo solo per poterlo poi uccidere e impossessarsi dei suoi risparmi. Per fare ciò, si mette d’accordo con il forzuto Ercole (interpretato dal culturista Henry Victor) e, con lui, mette in atto alcuni tentativi di uccidere Hans con il veleno o dei finti incidenti.
I due vengono però scoperti dagli altri freaks, che decidono di sottoporli a una terribile vendetta: Ercole verrà castrato e, da allora in poi, potrà esibirsi solo come cantate, vestito da donna e con la voce bianca; Cleopatra sarà mutilata tagliandole le gambe e schiacciandole le mani, in modo da diventare anche lei un freak, la “donna gallina”.
I produttori della MGM, che avevano già iniziato una campagna pubblicitaria molto suggestiva (la lavorazione della pellicola era stata tenuta quasi segreta e nessun giornalista aveva avuto accesso al set) per presentare quello che pensavano fosse un horror convenzionale (come il Dracula interpretato da Bela Lugosi, che Browning aveva diretto l’anno precedente con grande successo di critica e pubblico) ebbero quasi un colpo quando visionarono la versione originale proposta da Browning.
Sembra che tra il pubblico, scelto a caso e invitato alla prima proiezione di prova (così come si usava fare a quel tempo), molti si sentirono male al punto da richiedere l’intervento di un medico (una leggenda metropolitana, non confermata, riferisce addirittura di una donna incinta che abortì per lo spavento). La MGM prima cercò di ritirare il film, poi, per non perdere il vantaggio commerciale dell’aspettativa creata, lo mandò in sala in una versione alterata e tagliata di oltre mezz’ora (da 95 a 64 minuti), in cui Ercole non veniva più castrato, ma semplicemente dato per ucciso senza che si vedesse la sua fine e tutta la sequenza in cui Cleopatra veniva fatta a pezzi mentre era imprigionata da un albero caduto era scomparsa.
Questi minuti del film furono addirittura completamente distrutti, per cui non è più possibile visionarli neanche volendo
Sotto, il finale edulcorato e semplificato del film:
La posterità del film
Dagli anni ’60, cambiando la percezione delle opere artistiche sia nel pubblico sia nella critica, Freaks è stato riscoperto e oggi è un cult movie tra i più celebrati, spesso mostrato ai cineforum.
Diverse città americane ne vietarono la proiezione, e sembra che a Cleveland tale divieto sia ancora in vigore. In Germania fu possibile vederlo solo nel 1945, in Gran Bretagna nel 1954. In Italia non era stato mai visto fino a quando Enrico Ghezzi lo propose in Tv su Rai 3, la sera del 6 settembre 1983.
Dopo lo scandalo di Freaks, Browning fu messo al bando per qualche anno da tutte le majors cinematografiche di Hollywood, prima di essere richiamato a dirigere pellicole di second’ordine. Tuttavia, riuscì lo stesso a firmare un grande successo, con l’originale e geniale horror La bambola del diavolo (1936). Morì nel 1962, completamente dimenticato, anche per via delle sue tante eccentricità che lo avevano ormai isolato.
Quasi tutti i freaks scritturati per il film continuarono a esibirsi anche in seguito, talvolta apparendo addirittura in altri film. Alcuni ebbero una propria famiglia e dei figli senza disabilità. Tranne poche eccezioni, arrivarono a vivere piuttosto a lungo.