Chi (almeno tra gli amanti di manga giapponesi e cartoni animati) non conosce la mitica Lady Oscar? Chi non conosce le sue avventure alla corte di Francia, in difesa di sua maestà la Regina Maria Antonietta, sempre al centro di intrighi di corte?

Probabilmente pochi…

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Come pochi sanno dell’esistenza di una Lady Oscar italiana, ma in carne e ossa, non frutto della fantasia di un disegnatore contemporaneo: Francesca Antonia Scanagatta non assomigliava certo alla Madamigella bionda e ricciuta, in alta uniforme, che prestava i suoi servigi alla Corte di Francia, ma aveva comunque un suo fascino del tutto particolare.

Francesca Scanagatta

Francesca Scanagatta nasce a Milano il 1° agosto del 1776 in una famiglia numerosa: sette figli tra maschi e femmine. E’ il padre Giuseppe, intendente di finanza, come da consuetudine per l’epoca, a decidere quale strada devono intraprendere i suoi ragazzi. Per le femmine è presto detto: dopo un’adeguata educazione l’unica scelta possibile è un buon matrimonio. I maschi invece li vede avviati alla carriera militare, come da tradizione familiare.

Una governante franco-tedesca si occupa dell’educazione di Francesca fino ai 10 anni d’età. La bambina, che quindi padroneggia sia il francese sia il tedesco, prosegue la sua formazione nel collegio femminile milanese delle Dame della Visitazione.

Francesca si rivela una studentessa modello, tanto che la madre superiora loderà il suo essere “dolce, saggia e ragionevole”.

Come tutte le fanciulle di quell’epoca Francesca, raggiunta l’età di sedici anni, deve già trovare un buon partito e convolare a nozze. Lei però non sente tanto l’urgenza di fare un matrimonio conveniente, perché sotto sotto è attratta dalla vita militare. Al contrario di suo fratello, Giacomo, che di fare il soldato non ne ha proprio voglia.

Giuseppe Scanagatta aveva già iscritto quel suo figlio maschio presso l’Accademia di Wiener Neustadt, in Austria, mentre per Francesca aveva previsto un perfezionamento della sua educazione linguistica presso una signora di Vienna. Fratello e sorella partono insieme, con Francesca che indossa abiti maschili per aver “minore imbarazzo durante il viaggio”. Viaggio che sovverte tutti i piani del padre: Giacomo si ammala e intanto confessa alla sorella la sua poca propensione alla vita militare. Francesca approfitta del momento favorevole: consiglia al fratello di tornarsene a casa con la scusa della malattia, mentre lei prosegue, con in mano la lettera di presentazione scritta dal padre per il chirurgo dello Stato Maggiore, tale Haller, che avrebbe dovuto ospitare il fratello Giacomo.  La ragazza, sempre vestita da uomo, si presenta a casa Haller come “Franz”, e riesce quindi, il 1° luglio 1794, a iscriversi all’Accademia.

Quando il padre scopre l’accaduto tenta di porre rimedio: prima discute con la figlia sperando di indurla a tornarsene a casa (inutilmente), e poi con gli insegnanti dell’Accademia. Non parlando tedesco, si esprime in latino, ma anche in questo caso fallisce: senza poter dire esplicitamente (per non destare scandalo) che quel Franz è una donna, ma sottintendendo la cosa usando il femminile, deve tornarsene a casa da solo…

Francesca riesce a non far scoprire la sua vera natura per molto tempo, grazie ad alcuni espedienti che rendono credibile il suo “travestimento”, ma anche grazie alla favorevole circostanza di essere ospite del dottor Haller, e non del collegio: in una camerata con altri ragazzi sarebbe stato molto più difficile mantenere quel segreto.

Francesca studia con profitto, si impegna negli esercizi bellici e finalmente, il 16 febbraio del 1797, viene promossa all’esame finale: è diventata alfiere. Nello stesso anno chiede di prestare i suoi servizi in qualità di ufficiale, richiesta che viene subito accettata visti i venti di guerra che soffiano dalla Francia, dove i rivoluzionari hanno preso il potere.

L’alfiere Francesca Scanagatta

Tra il 1797 e il 1800 viene dislocata in diverse Compagnie, combatte in Germania, Polonia, Austria e infine a Genova. Poi viaggia tra Livorno, Venezia, Verona, per assolvere a dei compiti di servizio, ma intanto qualcuno inizia a sospettare di quell’alfiere dai tratti effemminati. Durante una delle trasferte Francesca ha modo di rivedere la famiglia, con il padre che fa di tutto per convincerla ad abbandonare quella carriera e quell’inganno, e con la madre che piange nel vedere come il seno di Francesca, sempre strettamente fasciato, sia tutto coperto di lividi. Lei però continua per la sua strada, tanto che a marzo 1800 viene promossa al grado di tenente.

Giuseppe Scanagatta capisce che la figlia non abbandonerà mai la vita militare, se non costretta. Si confida allora con il commissario imperiale di stanza a Milano, Luigi Cocastelli, per chiedere un aiuto tanto discreto quanto risolutivo. Il commissario scrive direttamente al comandante generale dell’esercito, Michael von Melas, chiedendo il congedo del neo-tenente. Congedo che arriva con molta calma, a maggio del 1801, quando ormai Francesca è rientrata in famiglia da diversi mesi, e il suo posto nel battaglione viene assegnato a uno dei fratelli. Ufficialmente, per evitare lo scandalo, il tenente Francesco Scanagatta aveva lasciato l’esercito per “motivi familiari”, ma in realtà sono in tanti, fra i suoi commilitoni, a scoprire la verità. Tutti la elogiano ed esprimono ammirazione per il suo operato, ancor più in considerazione del suo genere.

Francesca riesce anche ad ottenere dall’imperatore austriaco una pensione annua di 200 fiorini, in considerazione dei servigi resi.

La vita poi va avanti e cambia radicalmente. Francesca sposa il nobile Celestino Spini, tenente (poi promosso maggiore) a cavallo delle truppe francesi: i due, parigrado, avevano quindi combattuto su fronti opposti. La coppia mette al mondo sei figli, due dei quali muoiono in fasce.

La donna poi rimane vedova, e soffre molto la perdita del marito, eppure continuerà a considerarsi sempre il Tenente Franz Scanagatta, vedova del Maggiore Spini, fino alla sua morte, arrivata a novembre del 1864.

Nell’Europa del 19° secolo Francesca Scanagatta gode di una certa notorietà, e viene ribattezzata “l’amazzone austriaca”, mentre nell’Italia unita la sua storia viene messa in sordina: donna eccezionale certo, ma che aveva combattuto nelle fila dell’esercito austriaco…

Avatar
Valeria Colle

Nata a Napoli, è una grande appassionata di Storia e Arte.