La realtà delle aziende innovative italiane sta fortunatamente crescendo in modo esponenziale, e tante piccole realtà dense di pensiero creativo stanno trovando sempre maggiori spazi grazie alle iniziative dei propri fondatori. Ho avuto il piacere di intervistare Elisa Fazio, co-fondatrice insieme al fratello Flavio della startup che ha dedicato le proprie forze a consentire, a tutti, di realizzare un sito web in pochi istanti.

Fazio

Matteo Rubboli: Da dove nasce la vostra idea?

Elisa Fazio: Flazio.com  nasce dalla passione di mio fratello per l’informatica e dal mio continuo e solido sostegno al suo fianco, importante per il raggiungimento dei tanti traguardi tecnici e amministrativi che ci hanno portato alla nascita dell’azienda. Dopo aver maturato un’esperienza da piccola web agency, è stato breve il passo che ci ha portato a comprendere che il futuro dei siti internet stava nel ridurre i tempi di realizzazione, la capacità di autonomia e i costi. Più internet entrava nelle case di noi tutti più tutti desideravamo essere padroni dei nostri spazi sul web, e i nostri clienti della web agency ce lo ricordavano giornalmente con le loro continue richieste di modifiche in tempi sempre più brevi e incalzanti. Da questo bisogno nasce flazio.com

MR: Quanto tempo avete impiegato a realizzarla, e quali sono stati gli ostacoli?

EF: Il tempo dedicato al nostro progetto si può quantificare in intere nottate trascorse da Flavio al computer per trovare l’equilibrio che consentisse il funzionamento delle numerose funzioni ideate per il nostro CMS (Content Management System) visuale e nei tanti fine settimana e “vacanze non vacanze”  trascorsi a studiare da parte mia gli spazi che iniziavano ad aprirsi in Italia con il mondo e la disciplina delle startup. Molti gli ostacoli trovati, perché sia io che mio fratello dovevamo curare lo studio di una disciplina, quella economica e contrattualistica, che non avevamo mai affrontato così da vicino, per non parlare di chi inizialmente non comprendeva il valore e l’importanza del progetto o peggio provava ad inserire clausole vessatorie nel potenziale contratto di investimento. Poi per fortuna abbiamo trovato chi fosse veramente interessato e comprende cosa vogliamo e dove volevamo andare.

MR: Di quanto è stato l’investimento iniziale?

EF: L’investimento iniziale, a parte i nostri anni dedicati e le tante pizze cui abbiamo rinunciato, è stato pari a 400.000 euro. Grazie all’arrivo del finanziamento di Venture Capital di 400.000 euro, stanziati da investitori privati catanesi e da ZMV -Fondo Ingenium della Provincia di Catania, la nostra startup ha potuto sostenere i costi di avvio di un’azienda, quelli necessari per creare un solido team di giovani professionisti e soprattutto ci ha permesso di poter destinare una prima significativa somma al marketing e la comunicazione indispensabile per la diffusione del progetto in Italia e poi all’estero.

MR: Quali sono le prospettive future del progetto?

EF: Flazio.com in questi due anni si è arricchito di nuovi contenuti e innovative funzionalità permettendoci di rendere la piattaforma sempre più appetibile ai nuovi utenti che vogliano avvicinarsi al mondo web, senza dover soffrire dei mal di testa tipici di chi vuol creare un sito dinamico da zero.

Dopo l’investimento ricevuto, è stato potenziato il nostro supporto alla clientela mobile, estendendo così il range di utenti target del servizio, e rendendone possibile la sua completa fruizione in mobilità. Infine, non dimentico il potenziamento di molti servizi e nuove funzionalità che ci hanno portato sulle pagine di molte riviste di settore a livello internazionale, come la funzione di creazione  automatica di un sito in meno di un minuto a partire da una pagina facebook o la nuova funzionalità di Flazio che permette a più utenti di lavorare insieme e contemporaneamente allo stesso sito web, ma da computer differenti;  funzionalità nata per ottimizzare il lavoro dei nostri clienti ed offrire così loro un supporto che va oltre la semplice guida o Live chat. Un supporto finalmente pratico e funzionale alle immediate esigenze del cliente.

Le prospettive future del progetto sono costantemente in evoluzione sin dalla sua nascita. In Flazio.com non siamo mai soddisfatti dei nostri successi e delle nostre creazioni. Studiamo profondamente le esigenze dei nostri clienti, tutti fra loro molto diversi per core business o semplice passione, studiamo i cambiamenti sociali e le innovazioni e pensiamo ad una politica aziendale volta ad offrire a chi vuole entrare nel mondo del web lo strumento più semplice ma allo stesso tempo efficace e completo per poter dire di esser protagonisti nel web.

MR: Qual è il profilo ideale dello startupper italiano?

EF: Secondo l’esperienza maturata in questi due anni da “startupper di ruolo”, le qualità di uno startupper devono essere passione e umiltà condita da un forte spirito di voglia di conoscenza, perseveranza e, come ogni imprenditore che si rispetti, nella capacità di essere flessibili ed adattare le proprie conoscenze e propri studi anche in altri settori per comprendere fino in fondo cosa significa fare impresa. Insomma, mai guardare solo l’idea e lo sviluppo dell’idea, ma tutto ciò che ci sta intorno facendo attenzione a ogni dettaglio tecnico ed economico.

MR: Secondo voi conviene ancora investire la propria professionalità in Italia? 

EF: Una domanda di questo genere merita una propensione alla moderazione e alla diplomazia. È noto a tutti come l’Italia non stia attraversando un periodo di crescita. L’OCSE e altri osservatori parlano chiaro, ma è altrettanto vero che l’Italia sta compiendo in poco tempo passi da gigante per colmare il gap tecnologico ed anche per definire positivamente certe lungaggini burocratiche proprie dello Stivale. Se restiamo in Italia è perché il team è nato qui, e perché crediamo fortemente che anche grazie al nostro contributo qualcosa può cambiare nel Paese con la storia più antica e prestigiosa al mondo.

Persone-di-Flazio

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...