Nel 2009, scrivendo una originale biografia di Antoine de Saint-Exupéry (“I misteri di Sant-Exupéry”), l’editore e scrittore Jean-Claude Perrier valutò che il successo planetario di “Il piccolo principe” si possa misurare secondo le seguenti cifre: tradotto in 210 lingue, 130 milioni di copie vendute. Da allora, i numeri, specie il secondo, non possono che essere ulteriormente cresciuti.

Sicuramente, “Il piccolo principe” è il più noto classico per l’infanzia del XX secolo (letto peraltro con piacere anche da moltissimi adulti) e la sua fama ha finito per oscurare quasi completamente quella delle altre opere del suo autore, benché queste siano tutte molto meritevoli (i romanzi “Volo di notte” e “Corriere del Sud”, i libri di memorie “Terra degli uomini” e “Pilota di guerra”, la vibrante “Lettera a un ostaggio” dedicata a un amico ebreo durante l’occupazione nazista della Francia, il capolavoro incompiuto “Cittadella”).

Poiché il libro uscì nel 1943, quando de Saint-Exupéry viveva a New York dopo aver lasciato la Francia per non sottomettersi al regime filo-nazista di Vichy, si è aperta da tempo una diatriba sulla sua origine. Perché l’autore, un pilota di aerei che fino ad allora aveva pubblicato solo testi sulla vita degli aviatori (ma finendo sempre per affrontare tematiche di grande interesse per chiunque e proponendo sempre riflessioni personali e profonde), decise di scrivere un libro per bambini?

La vulgata più diffusa racconta che de Saint-Exupéry, sempre a corto di soldi, si vide offrire questa possibilità dai suoi editori americani, Eugene Raynal e Curtice Hitchcock, e la colse al volo allettato dal cospicuo anticipo che l’accompagnava. In altri termini, “Il piccolo principe” sarebbe stato scritto apposta, durante il 1942, per i bambini americani, che furono anche i primi a leggerlo, quando fu pubblicato in Inglese (a cura di un traduttore, perché de Saint-Exupéry si era sempre rifiutato di imparare quella lingua, per sottolineare che la sua assenza dalla Francia era solo transitoria) il 6 aprile 1943.

Sotto, Antoine de Saint-Exupéry, ripreso su una barca assieme all’editore canadese Bernard Valiquette e amici, oltre alla moglie Consuelo, in gita presso un lago vicino a Montréal nel maggio 1942:

Tuttavia, le ricerche degli ultimi anni, hanno dimostrato che le cose non stanno proprio così

Consultando i materiali in possesso dei vari amici ed eredi di de Saint-Exupéry, è emerso che il libro è passato per almeno 4 stesure diverse. La prima volta che l’omino dai capelli arruffati con il mantello compare in qualche disegno dell’autore è addirittura alla metà degli anni ’30. Non solo. In realtà, pare che “Il piccolo principe” dovesse già uscire nel 1940. In quel periodo, de Saint-Exupéry sentiva di attraversare un periodo di crisi creativa (dovuta anche agli insuccessi di tutti i suoi tanti tentativi di lavorare nel cinema come sceneggiatore) e temeva di non riuscire a consegnare al suo editore, Gaston Gallimard, tutti i 7 libri previsti dal contratto che aveva sottoscritto (fino ad allora, si era fermato a 2). Per provare a rinnovare il suo modo di scrivere, su suggerimento dell’amico Jean Paulhan, avrebbe provato a scrivere un testo per bambini, per il quale Gallimard lo avrebbe lasciato libero di cercarsi un altro editore. Questo editore sarebbe stato un certo Alfred Mame, ultimo discendente di una famiglia di editori attiva a Tours dal 1796, presentatogli dall’amica Nelly de Vogué. Con il libro ancora allo stato di bozza, però, il bombardamento di Tours da parte dei tedeschi aveva distrutto lo stabilimento della Mame, rendendo impossibile la pubblicazione. È proprio Alfred Mame, morto nel 1994, a raccontarlo. Tuttavia, questa versione non è verificabile, in quanto lo stesso bombardamento della Mame che distrusse gli stabilimenti, cancellò anche l’archivio dell’editore con tutti i contratti; mentre Nelly de Voguè, che avrebbe fatto da intermediaria tra editore e scrittore, è morta senza lasciare testimonianze al riguardo e le sue carte personali non sono ancora consultabili.

Saint-Exupéry a Tolosa, in Francia, nel 1933:

Se questa storia è vera, de Saint-Exupéry abbandonò momentaneamente l’idea di pubblicare questo libro, ma continuò a portarsene dietro il dattiloscritto. Nell’estate del 1942, a New York, il suo agente Maximilian Becker e il suo traduttore in Inglese, Lewis Galantière (che però non tradusse “Il piccolo principe”) lo sollecitarono a scrivere un libro specifico per il mercato americano, convincendolo a riprendere in mano il progetto di un libro per l’infanzia. Rispetto al libro che non era stato possibile pubblicare in Francia, però, de Saint-Exupéry aggiunse una novità: le illustrazioni, inizialmente non previste. Si rivolse inizialmente a un amico pittore, Bernard Lamotte, che aveva già illustrato altri suoi libri; poi, non del tutto soddisfatto, finì per realizzare le illustrazioni da solo (era abilissimo nel disegno tecnico ma anche nel disegno in generale, e aveva anche altri talenti, ad esempio suonava benissimo il violino) riprendendo il vecchio soggetto dell’omino dai capelli arruffati con il mantello.

Di seguito le illustrazioni originali di Saint-Exupéry per il Piccolo Principe:

Tuttavia, la nuova stesura doveva per forza essere molto diversa da quella originaria (le opere di de Saint-Exupéry passavano sempre per un procedimento creativo molto complicato, caratterizzato da innumerevoli rifacimenti), perché abbiamo precise testimonianze e prove di come alcune delle idee in essa riportate presero forma proprio durante il soggiorno newyorkese, mentre l’autore intratteneva giocando una bambina, figlia di una coppia di amici che lo ospitavano e lo aiutavano.

L’amico in questione, il diplomatico Henri Claudel (figlio del famoso scrittore Paul Claudel) non ha fatto in tempo a parlarne in pubblico, e neanche sua moglie, ma la loro figlia maggiore, Marie-Sygne Claudel, nata nel 1937, possiede ancora diversi disegni che de Saint-Exupéry realizzò mentre giocava con lei. Mentre il figlio minore, Francois, nato dopo la scomparsa di de Saint-Exupéry, ha avuto modo di raccogliere le confidenze del padre riguardo la sua amicizia con lo scrittore.

Dunque, nel 1942, de Saint-Exupéry è spesso ospite dei Claudel a New York e gli piace inventare storie per intrattenere la piccola Marie-Sygne. Lei, da parte sua, ricorda che lo scrittore aveva sempre un blocco di fogli e una matita con sé, e disegnava di tutto. Poi di solito buttava tutto nella spazzatura, anche se la lungimirante madre di Marie-Sygne a volte tirava fuori dal bidone qualche schizzo particolarmente ben riuscito per conservarlo.

Marie-Sygne Claudel conserva in casa propria 7 disegni originari di de Saint-Exupéry. 3 di essi rimandano subito a “Il piccolo principe”: uno rappresenta un boa che inghiotte una volpe (nel libro, la volpe si trasformerà in un elefante); un altro raffigura proprio il Piccolo Principe, esattamente come apparirà nel libro; il terzo pure rappresenta il Piccolo Principe, con un retino per farfalle in mano, ma non è uno schizzo bensì un acquerello, e sotto c’è scritto che “è molto triste, voleva prendere una Marie-Sygne ma vede solo dei gabbiani” (Sygne si legge come Cygne, cigno).

Altri 4 disegni raffigurano la storia di un bambino diverso dal Piccolo Principe, una storia piuttosto ironica sul fatto che il bambino non piace a Marie-Sygne ma neanche lei piace a lui, perciò “se ne vanno” tutti e due. Ma Marie-Sygne, prima di nascere, abitava su una stella (soggetto dell’ultimo disegno) che si è spenta dopo che lei se n’è andata: e anche questo è un evidente richiamo alla trama di “Il piccolo principe”.

Pochi mesi dopo, il libro esce e ottiene subito un ottimo successo. Per essere letto dai Francesi nella lingua in cui fu scritto, però, si dovrà aspettare il 1946, dopo la fine della guerra. Curiosamente, poco dopo l’uscita del libro, de Saint-Exupéry ridiede vita al suo piccolo eroe in una corrispondenza privata. Separato dalla moglie Consuelo Suncin (dalla quale però non divorziò mai), era un vero tombeur de femmes, ma a volte anche a lui andava male.

Nell’estate del 1943, ad Algeri, intrattenne una relazione e una corrispondenza con una donna rimasta sconosciuta, che lo mandò in bianco. In calce alle sue lettere, l’omino dai capelli arruffati con il mantello ricompare per esprimere la collera e il dispiacere.

 

Poi, non ebbe più il tempo di riproporlo. Arruolato volontario, nonostante l’età avanzata (era nato a Lione il 29 giugno 1900) e le cattive condizioni fisiche, retaggio delle conseguenze di tanti incidenti aerei, nell’aviazione militare della Francia Libera, nell’estate del 1944 compì una serie di missioni di ricognizione sulla Francia meridionale partendo da un aeroporto vicino Bastia, in Corsica.

Dall’ultima di queste, la mattina del 31 luglio 1944, non tornò. Non si è mai stabilito se sia stato abbattuto da un caccia tedesco o dalla contraerea, o se il suo aereo sia caduto per un’avaria o per un malore. Solo nel 1998, al largo di Marsiglia, un pescatore ha ritrovato accidentalmente il cinturino del suo orologio d’argento (con dedica della moglie Consuelo), permettendo almeno di stabilire esattamente il luogo in cui è caduto.

Due edizioni del piccolo principe esposte al museo dell’Aria e dello Spazio a Parigi. Fotografia di Harry Zilber condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Dal romanzo è stato recentemente tratto un film animato di Mark Osborne:

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Roberto Cocchis

Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 53 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.