Quel maledetto “Otto” che ritorna troppe volte.

Una delle “certezze” su cui si fonda la storiografia legata a Federico II di Svevia è quella che vede questo imperatore come un sovrano assolutamente schierato contro la Chiesa.
Non è difficile affermarlo, visto che lo “Stupor Mundi” collezionò nell’arco della sua vita ben tre scomuniche pontificie, venendo equiparato persino al figlio di Satana e all’Anticristo. Certo è che in questo personalissimo Guinness dei primati, Federico si pone in testa a tutte le graduatorie, forse secondo solo a Belzebù in persona.

Ritratto di Federico II con il falco

Immagine di pubblico dominio

Sulla base di queste evidenze – ed anche di alcune cronache del tempo – gli storici sono così giunti alla considerazione che Federico II dovesse essere ostile anche all’Ordine dei Cavalieri del Tempio, diretta promanazione del papato. Sì insomma, i Templari. Un’equazione immediata, fondata sull’adagio che “gli amici dei miei nemici sono miei nemici”.

Sotto il profilo temporale l’enigmatico imperatore si pone nel bel mezzo dell’epopea dei monaci guerrieri: nasce nel 1194, dunque una sessantina di anni dopo l’ufficializzazione dell’Ordine Templare e muore nel 1250, quindi una sessantina di anni prima della sua soppressione. Insomma l’uomo giusto al momento giusto.

Alcune cronache del tempo ci raccontano che lo Svevo, seppur non nutrendo un sentimento di smaccata ostilità nei confronti dei Templari (alle dirette dipendenze del Pontefice) manifestò molto più “calore” e simpatia nei confronti di un Ordine parallelo a quello dei Templari – oggi si direbbe un suo competitor -, cioè l’Ordine Teutonico, formato rigorosamente da cavalieri tedeschi capitanati da quell’Hermann Von Salza che ne era il Gran Maestro, oltre ad essere un fidato consigliere proprio dell’Imperatore.

Ritratto di Hermann Von Salza

Immagine di pubblico dominio

Frammenti storici ci raccontano poi del precipitare dei rapporti tra Federico II ed i Cavalieri del Tempio, quando il primo emanò un decreto con il quale si ordinava il sequestro delle rendite dei Templari, perché ottenute in aperta violazione delle leggi che lo Svevo aveva emanato in tema di manomorta.

Dissidio che sfociò clamorosamente (si fa per dire) in un ulteriore decreto di confisca dei beni dei Templari e degli Ospitalieri, che vennero trasferiti all’Ordine Teutonico. Questo tema – ovverosia l’unificazione in un unico Ordine Cavalleresco di tutte le organizzazioni ecclesiastico-militari, al fine di spogliare di tutti i beni quello dei Templari – sarà uno dei leitmotiv utilizzati tra il 1307 ed il 1314 per estorcere all’ultimo Gran Maestro Templare, Jaques de Molai, l’assenso alla devoluzione del patrimonio di questo Ordine. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo invece a Federico II e ai Templari. Chiediamoci allora se effettivamente tra lo Stupor Mundi ed i Cavalieri del Tempio fu guerra aperta. Ma soprattutto, siamo sicuri che l’Imperatore fosse così contrario al “credo” dei monaci guerrieri? A ben vedere qualche legittimo dubbio non può non assalirci, se pensiamo a tre elementi distinti: il modo di pensare nel medioevo, la figura dell’Imperatore Federico II e, soprattutto, la numerologia. Con una precisazione, quello che dirò qui è frutto di mie considerazioni, chiamiamole “ereticali”, ma forse neanche tanto. E allora andiamo con ordine.

Dobbiamo pensare che nel Medioevo il senso “esoterico” della vita era assai sentito, e vissuto come un elemento “naturale” dell’esistenza di ogni uomo e di ogni donna. Insomma, le superstizioni, le leggende, le profezie, la giocavano da padrone nella vita quotidiana di ogni persona, suddito o re che fosse.

Prova ne sono la stessa nascita e la stessa morte di Federico, legate a due curiose profezie. La prima (quella della nascita), che voleva l’Anticristo partorito da una vecchia monaca. Ed in effetti Federico II nacque da Costanza di Altavilla, che all’epoca del parto non era certo una pulzella di primo pelo e che – guarda caso – aveva vissuto per molto tempo in un monastero.

Nascita di Federico II a Jesi

Immagine di pubblico dominio

Ma anche la morte di Federico è legata ad una curiosa leggenda. Molte cronache del tempo raccontano infatti che l’indovino personale dello Svevo, l’astrologo scozzese Michele Scoto, gli avesse predetto che sarebbe morto “sub flore”, cioè in un luogo dal nome di “fiore”. Tanto che lo Svevo in numerose occasioni si era ben guardato dal soggiornare, e neppure transitare, da città che avessero nella radice del nome un fiore, come Florentia (Firenze), proprio per il timore di morire. Ma guarda caso il luogo ove spirò – per una forte infezione – fu nella cittadella di Florentinum, vicino a Foggia. Ciò detto, sappiamo per certo che l’Imperatore credeva molto all’astrologia e alle profezie.

Ma cosa c’entrano i Templari con Federico II, direte voi? Un attimo di pazienza e ve lo chiarirò. Per farlo però dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alla cabala e alla numerologia.

Partiamo dai Cavalieri Templari: sapete qual è il numero che potremmo definire l’emblema di questo Ordine? Il numero Otto.

Il Tempio di Gerusalemme fu santificato in otto giorni, e guarda caso nella Kabala ebraica l’ottava sephira recitava: “È Dio che comanda gli Eserciti e gli Angeli”, dove per alcuni, gli eserciti non sarebbero altro che l’Ordine Militare, e gli angeli l’Ordine monastico, due elementi uniti indissolubilmente nei Cavalieri Templari. Ma addentriamoci ancor di più nella simbologia del numero otto. La Croce Templare per antonomasia è quella cosiddetta Patente. Sapete quante punte ha? Otto.

La Croce dei Cavalieri Templari

Immagine di pubblico dominio

Come il giorno simbolo della resurrezione, l’ottavo. Che poi, se ruotiamo il numero 8 di novanta gradi, diventa il simbolo dell’infinito, dunque di Dio. L’ottagono (e l’Otto), per il pensiero templare fu lo strumento ed il numero concesso all’Uomo per elevarsi fino a Dio. E così i Templari furono presi da una vera e propria ossessione e venerazione per il numero otto e conseguentemente per l’edificazione di chiese e templi ad architettura ottagonale, ad immagine e somiglianza del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Dunque gli edifici Templari, come gli eremi di Eunate e di Torres del Rio in Navarra, quanti lati hanno? Otto.

E l’eremo templare di San Marco in Salamanca, quello di Pobla de Lillet in Catalogna, quello del convento templare di Villalba di Alcor nella provincia di Huelva, e il tempio nel castello di Tomar? E la chiesa Templare del Santo Sepolcro a Pisa? Sempre otto. E potrei andare avanti ancora per un bel pezzo, con l’elenco di tutti gli edifici costruiti nei Precettorati templari con la geometria ottagonale.

Insomma questo “maledetto” (rectius, “benedetto”) numero Otto sembra caratterizzare in modo indissolubile la vita dei monaci cavalieri.

Ed allora immagino che stiate oramai intuendo a cosa voglio arrivare. Già, proprio a quello, uno dei luoghi tra i più misteriosi ed enigmatici presenti in Italia: Castel del Monte.

Castel del Monte – Andria

Immagine di Berthold Werner via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Il maniero federiciano per antonomasia. Chi non lo conosce? A ragione entrato a far parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, sembra che abbia ispirato persino il bestseller di Umberto Eco “Il Nome della Rosa”, oltre che diventare meta di divulgazione da parte dei bravissimi Piero e Alberto Angela, Enrico Giacobbo ed altri intrattenitori culturali. Tanto da finire raffigurato persino sulla nostra moneta da un centesimo di euro. Bene, tutti ne conosciamo l’architettura, non è vero? Ottagonale per l’appunto. Il numero otto ricorre in maniera ossessiva nella fortezza di Federico II di Svevia così come negli edifici templari. Otto sono le sale del piano terra e del primo piano, ed otto le imponenti torri della fortezza, ovviamente a pianta ottagonale, disposte su ognuno degli otto spigoli.

Vista dal centro della corte interna

Immagine di Berthold Werner via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

E si pensa – guarda un po’ – che nel cortile interno fosse presente una vasca anch’essa ottagonale.

Se questo non è simbolismo esoterico, che cos’altro è? Persino i giochi di luce del maniero sono stati studiati per evocare il numero otto. Una finestra nella parete sudorientale, per esempio, è stata collocata in modo tale da ricevere solo due volte l’anno un raggio di sole che, attraversando a sua volta come un raggio laser un’apertura rivolta verso il cortile interno, illumina una parte di parete ove una volta era presente un bassorilievo ora scomparso. Ebbene, sapete quali sono queste due uniche date annuali?

L’otto aprile e l’otto Ottobre, che guarda caso, nel medio evo era considerato l’ottavo mese dell’anno. Insomma, il numero otto è troppo importante per essere relegato ad elemento secondario o casuale ai fini della nostra indagine, visto che la numerologia adottata in modo così insistente dai Cavalieri del Tempio è la medesima che Federico II utilizzò sistematicamente per caratterizzare la sua fortezza più famosa.

Castel del Monte, interno

Immagine di Sailko via Wikipedia – licenza CC BY 3.0

Possiamo affermare che anche l’Imperatore Svevo in un modo o nell’altro avesse abbracciato il “credo” Templare? Questo magari ve lo spiegherò in un prossimo articolo.

Certo è che – non so se sia la vostra, ma è la mia impressione – lo Svevo se ne sia andato, nell’anno domini 1250, portandosi via con sé un bel po’ di misteri irrisolti e senza rivelarci molti aspetti della sua personalità. E a proposito di numeri, se sommate le quattro cifre della data della sua morte, indovinate qual è il risultato?

Ugo Nasi

Ugo Nasi
Ugo Nasi

Nato nell’alto medioevo mi sono laureato in Giurisprudenza divenendo avvocato. Dopo brillanti successi forensi gridando dallo scranno della difesa “Mi oppongo Vostro Onore!” ho optato per una professione onesta e mi sono messo a scrivere Thriller Storici. Sono allergico solo a due cose, la penicillina e l’idiozia, per il resto amo tutto, persino gli eretici, anzi quelli più di ogni altra cosa. Se Vanilla Magazine mi seguirà in questa avventura diventerò il Giordano Bruno del terzo millennio.