Chi bella vuole apparire, qualche pena deve soffrire”: è un proverbio che viene spesso citato quando si parla di bellezza ed eleganza femminile, anche se al giorno d’oggi (e pure in passato) può essere valido anche per il genere maschile. Alcune consuetudini antichissime, come ad esempio la depilazione delle gambe e di altre parti del corpo, anche se fastidiose, non hanno mai comportato problemi per la salute. Nel corso della storia però, ci sono state alcune tendenze della moda estremamente pericolose, oltre che molto dolorose, e talvolta fatali.

1- Il corsetto

Il sogno di ogni donna è quello di avere naturalmente una vita sottile. Nel corso dei secoli, a seconda del cambiamento delle varie mode, per assottigliare la vita le donne utilizzarono vari tipi di corsetto, più o meno costrittivi. Fu solo alla fine del 19° secolo che il busto fu considerato un accessorio estremamente pericoloso, perché limitava a tal punto il respiro da provocare spesso lo svenimento.

Ma il danno peggiore era per gli organi interni che, per effetto della costrizione, si spostavano dalla loro posizione naturale. Alcuni effetti erano devastanti: emorragie interne, costole rotte, problemi digestivi e costipazione. Qualcuno attribuì al corsetto anche la capacità di causare isteria e melanconia, ma su questo non esistono riscontri.

2- Rimozione delle costole

Al giorno d’oggi, la rimozione delle ultime costole, quelle dette fluttuanti, è considerata un’operazione un po’ estrema, se eseguita solo per motivi estetici. Pare che non fosse così in epoca vittoriana, dove avere un vitino da vespa era un assoluto dovere per ogni donna elegante. Per ottenerlo, pare che alcune donne si siano sottoposte proprio alla rimozione delle costole fluttuanti, anche se non esistono prove certe di questa pratica estetica, che poteva divenire letale, considerando le possibili infezioni provocate dagli interventi chirurgici, in un tempo in cui non esisteva ancora la penicillina.

3- Chopine veneziane

I tacchi alti non sono un’invenzione moderna: altissime zeppe di sughero venivano usate già nei secoli 15°-17°, in particolare a Venezia.

Erano le chopine, una primitiva forma di calzatura con tacco alto, che divenne uno status symbol sempre più pericoloso, perché le zeppe arrivarono a misurare fino a cinquanta centimetri, provocando, a chi le indossava, fratture, aborti e talvolta la morte, di cui abbiamo parlato approfonditamente in un articolo dedicato.

4- Fasciatura dei piedi

I canoni di bellezza differiscono ovviamente a seconda delle culture e delle tradizioni locali. Quella dei ‘piedi di loto’ era indubbiamente una delle usanze più dolorose ed invalidanti, a cui le donne cinesi erano costrette a sottoporsi.

I piccoli piedi, ottenuti fasciando le estremità delle bambine di 4-5 anni, erano considerati un simbolo di bellezza e distinzione femminile, ma col tempo divennero anche un segno di distinzione sociale, perché solo le classi più agiate potevano permettersi questa pratica, che limitava enormemente la capacità di movimento delle donne.

I piedi di loto si ottenevano con la rottura delle ossa dei piedi, che prendevano la forma di uno zoccolo. Le bambine sottoposte a questa tortura pativano dolori terribili, e da adulte molto spesso non riuscivano a camminare, perché i piccoli piedi non reggevano il peso del corpo.

5- Colletto alto e rigido

Inventato nel 19° secolo, l’alto colletto rigido è la prova che anche gli uomini hanno talvolta rischiato la vita per seguire le ultime tendenze della moda. Soprannominato “father killer” (l’assassino del padre), il colletto rigido poteva risultare fatale perché limitava l’afflusso di sangue alla carotide. Nel 1888, un uomo fu trovato morto in un parco di Baltimora, dopo che si era addormentato su una panchina. Probabilmente, il colletto rigido ostruì la trachea dell’uomo, che durante il pisolino aveva abbassato la testa sul petto.

6- Estensione del collo

Un collo lungo è spesso considerato un segno di bellezza dalle donne di etnia Kayan, in Birmania. Per raggiungere questo obiettivo, gli anelli vengono posti al collo delle bambine a partire dai cinque anni. I collari operano una pressione sufficiente a far abbassare le clavicole e la gabbia toracica, creando l’illusione ottica di un collo più lungo del normale. Indossare questi collari può essere estremamente doloroso, e può deformare in modo permanente il corpo.

Oggi, l’usanza dei collari è una rarità, ma un tempo era estremamente popolare e costosa. Alcune donne indossano ancora gli anelli, ma soprattutto per ragioni commerciali, perché molti turisti si recano in Birmania e Thailandia (dove molte tribù Kayan si sono rifugiate) proprio per vedere da vicino le ‘donne giraffa’.

7- Cerone al piombo

Guardando il ritratto di Elisabetta I nel giorno della sua incoronazione, vien fatto di chiedersi perché il suo viso sia così bianco. Si trattava di una tendenza di moda dell’epoca, che comunque risale ai tempi della cultura classica: l’incarnato pallido era un simbolo di ricchezza e bellezza, mentre la pelle abbronzata era una dimostrazione di appartenenza alle classi sociali più basse.

Per raggiungere quel risultato, molte persone usavano cosmetici contenenti piombo, sostanza tossica che può danneggiare gravemente la pelle, ma non solo. Può provocare mal di testa, perdita dei capelli, problemi di stomaco e ai denti, paralisi e perfino la morte.

8- Trucco radioattivo

Marie Curie scoprì il radio nel 1898, e quasi immediatamente questo elemento chimico venne ampiamente utilizzato nell‘industria cosmetica, soprattutto in Francia, dove uno dei primi marchi di trattamenti di bellezza radioattivi fu la Tho-Radia, che annoverava una linea di prodotti quali profumi, creme, ciprie e rossetti contenti torio e radio. Anche in Gran Bretagna, l’azienda Radior introdusse una linea di cosmetici contenenti radio, tra cui creme da giorno e da notte, cipria compatta, talco, tonico e sapone. Il radio sarebbe dovuto servire ad energizzare la pelle, ma dal momento che si tratta di una sostanza radioattiva, spesso causava vomito, anemia, emorragie interne, e alla fine il cancro.

9- Collirio alla belladonna

La Belladonna è una pianta molto pericolosa, le sue bacche sono belle e sembrano commestibili, ma contengono forti dosi di alcaloidi tropanici, che possono essere fatali anche in piccole quantità. In epoca vittoriana, le donne che sfoggiavano le pupille dilatate venivano considerate affascinanti.

Per ottenere quell’effetto, si ricorreva all’uso quotidiano di un collirio alla belladonna, anche se la sua estrema pericolosità era ben nota. Il veleno di questa pianta può causare cecità, tachicardia, secchezza delle fauci, difficoltà a parlare, sensibilità alla luce, incapacità di urinare, perdita di equilibrio, pelle arrossata, perdita di memoria, confusione, allucinazioni e persino la morte.

10- Pigmento all’arsenico

Nel 1800, un abito verde poteva essere letteralmente letale, perché il colore si otteneva con pigmenti a base di arsenico. La polvere cristallina, nota come ‘verde di Parigi’ era altamente tossica, e prima di scoprirne la pericolosità fu utilizzato per realizzare qualsiasi cosa, dalle tende ai vestiti, alle carte da parati.

Quegli abiti verdi erano molto popolari, e venivano comunemente indossati, fino a quando i medici arrivarono alla conclusione che le persone che li utilizzavano morivano precocemente. Il pigmento a base di arsenico, utilizzato sui tessuti nel 19° secolo, rilasciava lentamente l’arsenico nella pelle, e causava piaghe, croste, diarrea, mal di testa e alla fine portava al cancro.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.