Una casa su tre piani a pochi passi dal Palazzo di Giustizia e dall’ospedale: le camere sopra, il salotto e la cucina in comune al piano terra. Una grande finestra ad un metro o poco più d’altezza che si affaccia su una stradina laterale stretta ed in salita nel quartiere di Marolles. Sirene ed un via vai inarrestabile di biciclette, macchine, furgoni o ambulanze che a volte riescono a malapena a passare.

Rue du Faucons 2A è un piccolo universo e un minuscolo occhio sul mondo: inesorabilmente, quando ci abiti, ti ritrovi ad osservare chi passa per andare al mercato, a bersi una birra o chi, semplicemente, non sa dove si trova, perso con lo zaino in spalla e una cartina in mano. La gente corre, parla al telefono, ride, arranca ubriaca.

La maggior parte delle volte che questo succede, incroci uno sguardo che, curioso, cerca di scrutare quello che noi, dentro, stiamo facendo: c’è chi non si accorge ormai più della nostra presenza, ma la maggior parte dei passanti si ferma, anche solo un secondo, per dare un’occhiata veloce a cosa sta succedendo o per augurarci una buona giornata. A volte il frisbee del vicino entra dalla finestra, a volte invece c’è un vecchietto che borbotta, sconcertato da quell’ammasso di sedie, cuscini, mozziconi e vite messe allo scoperto.

Quando la giornata termina e ti capita di passare da quelle parti, se suoni il campanello ci sarà quasi certamente qualcuno che ti aprirà, anche se è più probabile trovare uno dei Falchi seduto sulla finestra che sul divano. Sei inquilini ufficiali, a cui però si aggiungono costantemente un numero variabile di intrusi, siano essi un amico in visita, qualcuno conosciuto pochi minuti prima in strada, una maglia dimenticata e mai più recuperata o un viso in una delle foto con cui è tappezzata la casa.

A volte potresti trovare lo stereo acceso, probabilmente prima o poi capiterà “ma quale idea” di Pino D’Angiò che, per chissà quale motivo, è diventata la canzone della casa, cantata da chiunque non sappia l’italiano. Altre volte potresti vedere un ragazzo che porta fuori un piccione catturato nella taverna mentre un altro è in piedi sulla finestra e sbatte un tappeto.

I Falchi sono cinque ragazzi che ti preparano una torta per il compleanno, la pentola che ti serve e che non è mai lavata o l’istantanea fatta da uno sconosciuto che adesso è sul frigorifero e che un domani diventerà l’ennesimo fantasma o intruso per qualcun altro che prenderà il nostro posto.

Cristina Bargna
Cristina Bargna

Junior industrial designer ossessionata dagli oggetti e dalla loro storia. Dopo anni da pendolare tra Como e il Politecnico di Milano sono partita per Venezia. Otto mesi per imparare come non perdermi tra le calli e vivere la mia passione per le arti visive. Riempio agende con parole o disegni per paura di dimenticare. Conservo dettagli, biglietti di treni, concerti, musei e faccio fotografie con la macchina usa e getta per non poter controllare il risultato. Uso la penna per scrivere immagini e per cercare di capire cosa voglio fare da grande. Adoro i colori primari, le poesie di Wislawa Szymborska e i film di Wes Anderson.