Non sono stati tempi facili per i social, in questo periodo. Fra fake-news, accuse di vendere i dati degli utenti e problemi di ogni tipo con la privacy, il sistema dei social-network sta iniziando a mostrare i primi problemi di maturità. Il principale accusato è Facebook, che con i suoi 2,2 miliardi di utenti rappresenta di gran lunga la più popolata community al mondo, senza contare l’altro miliardo di iscritti a Instagram e tutti gli utilizzatori Whatsapp, società interne al gruppo.

Forse per scongiurare il recente esodo di massa statunitense dei più giovani, stanchi di un social network dove sono presenti i genitori, gli zii e quasi sempre anche i nonni, il gigante fondato da Mark Zuckerberg ha puntato su una nuova funzionalità, quella degli incontri fra adulti.

Dating è quindi il nuovo progetto di Menlo Park, che è in fase di test per ora nella sola nazione sudamericana della Colombia. Quel che si sa per certo è che l’obiettivo non è far concorrenza ad App come Tinder, dedicata a incontri occasionali spesso soltanto di una notte, e pensata più come “gioco” che come strumento per una relazione duratura. Facebook Dating tenta di far conoscere persone realmente affini, mediante l’enorme database sulle nostre preferenze già in possesso di Zuckie&Co, facendole conoscere sul social.

Come funziona

Dating sarà inserita nell’App di Facebook già esistente, e richiederà un’azione esplicita per essere attivata. Dopo aver dato il consenso, Dating richiederà una serie di informazioni e verifiche, in primis la posizione, determinata mediante GPS. Poi si completerà un profilo con 9 fotografie, informazioni sul lavoro, sugli interessi (rispondendo a domande come: “Quale canzone ti trovi sempre a cantare a squarciagola?”) e si inizierà a proporre persone a sé affini. Fra queste non ci saranno gli amici di Facebook, tenuti lontani per evitare spiacevoli qui-pro-quo, e saranno solo di amici-di-amici o sconosciuti, contattati mediante la scelta degli interessi.

Da notare, di importanza rilevante, che verranno proposti soltanto profili in un raggio di 100 Km

Il profilo di Dating: Foto, età, interessi e poco altro:

Per conoscere un potenziale profilo non sarà sufficiente mostrare interesse con un clic, ma si dovrà interagire creativamente con una foto o un contenuto caricato dall’utente. Da dimenticare quindi gli swipe di Tinder: su Facebook Dating si commenterà una fotografia con un minimo di 8/10 parole, e si attenderà la risposta dell’altro. Dopo l’invio del messaggio o del commento non si potrà più vedere il profilo della persona che interessa, e si potrà soltanto aspettare che il destinatario risponda al messaggio.

La compilazione del profilo, facilissima e intuibile. La verifica avviene con il GPS:

Sicurezza

Gestire un database di 2,2 miliardi di profili sarà un compito difficile, e per questo la sicurezza è ritenuta la priorità per i progettisti. La messaggeria sarà divisa da quella di Messenger, e all’interno dei pannelli non si potranno inviare fotografie. L’utente sarà profilato soltanto dal nome e dall’età, senza altre informazioni come il cognome. Nel caso di molestie (messaggi spinti o offensivi, richieste non gradite etc) l’utente richierà di essere bannato non solo da Dating, ma anche dal proprio profilo “ufficiale” Facebook.

Riuscirà Facebook a fare da agenzia matrimoniale 2.0?

Le premesse ci sono tutte, in particolar modo si tratta di “ufficializzare” lo scopo per cui Facebook ha avuto inizialmente tanto successo:

Favorire nuove relazioni

Non è certo un mistero che un’era tecnologica fa, a cavallo fra il 2004 e il 2008, il social di Zuckerberg abbia spopolato perché consentiva di conoscere velocemente decine e centinaia di persone con un clic, un’opportunità che nessun altro sito aveva mai offerto prima. Oggi si tratta di rendere il sistema sicuro, ufficiale e utilizzato dagli utenti. Con le risorse che l’azienda è in grado di generare sembrerebbe un gioco da ragazzi, ma tutti i problemi sorti nell’ultimo periodo fanno pensare a un’operazione da gestire con estrema (e maniacale) attenzione.

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Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...