Durante l’incessante battaglia di Facebook alla pornografia, alle fake news e all’odio online, gli errori, da parte del social di Zuckerberg, stanno iniziando a contarsi a decine, e in modo preoccupante. L’ultima notizia è quella della censura alla Venere di Willendorf, la più celebre rappresentazione femminile di epoca preistorica, che è stata cancellata dal team di Facebook perché ritenuta nudità, o pornografia.

Come afferma Christian Koeberl, direttore generale del Naturhistorisches Museum di Vienna: “Non ci sono mai stati reclami da parte dei visitatori riguardo alla nudità della statuetta. Non c’è alcuna ragione per coprire la Venere di Willendorf e nascondere la sua nudità, né nel museo, né sui social media“.

Il caso nasce dal profilo dell’utente Laura Ghianda, la quale ha postato la fotografia dell’antichissima statuetta, risalente a 30.000 anni fa, e che il social ha segnalato come “nudità” e l’ha cancellata dal profilo. In Italia era già stato oggetto di censura il “Bacio” di Rodin, a Ottobre 2017, giudicato inappropriato dal social, e che ha impedito ai curatori della mostra organizzata a Treviso nel Museo Civico di Santa Caterina di promuoversi con l’immagine della scultura dell’artista francese che ritrae Paolo e Francesca dell’inferno Dantesco.

Il caso purtroppo segue quello del profilo del professore francese Frédéric Durand-Baïssas, che ha pubblicato “L’origine del Mondo” di Gustave Courbet, e che ha spinto il social persino a cancellare il profilo. La vicenda, ancora più pazzesca del caso della Venere di Willendorf, ha portato il professore a citare in tribunale Facebook stessa, con il caso che sarà analizzato nelle aule di giustizia francesi.

Purtroppo anche su Vanilla Magazine possiamo segnalare come il nostro post sulla pagina Facebook su “Gli Splendidi Colori delle Sculture nell’Antichità Classica”, che mostra in copertina le statue dei Bronzi di Riace ricolorate, sia stato penalizzato dal social, il quale non ha cancellato la condivisione ma la ha oscurata, non mostrandolo che a pochi utenti rispetto alla media dei nostri post.

Oltre all’articolo riguardante le sculture dell’antichità ricolorate, ci siamo visti parzialmente oscurare anche il post sui Templi Gianisti in IndiaI Templi di Khajuraho: Magnifiche sculture Erotiche dell’India Medievale, sculture esplicite che raccontano un passaggio fondamentale per l’arte indiana dal XII al XV secolo, e che pensiamo che non siano certamente più “scandalose” rispetto alle odierne bestialità di redazioni che riempiono le bacheche con fake news inneggianti all’odio o al razzismo. I templi di Khajuraho sono solo un inno all’amore, nella sua forma più carnale.

Sembra che Facebook, oltre alle polemiche riguardanti le fake news, al recentissimo oscuramento delle pagine in favore dei soli profili personali, (a proposito, se volete selezionare “Mostra per Primi” sulla pagina di Vanilla Magazine vi assicurerete di non perdere un post, a meno che non venga oscurato) e alle altre tante criticità che giornalmente assalgono il social con 2 miliardi di utenti, ultimamente si stia dando da fare per creare malcontento anche fra gli appassionati di cultura e arte.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...