Exodus 1947: i sopravvissuti alla Shoah tentano di raggiungere Israele

Alla fine della seconda guerra mondiale i sopravvissuti alla Shoah cercarono in tutti i modi di raggiungere la Palestina, allora sotto il controllo britannico, ma le quote permesse erano basse rispetto alle richieste e cominciarono così i viaggi illegali.

Con la dissoluzione dell’impero Ottomano alla fine della prima guerra mondiale, i territori erano stati riassegnati alle nazioni vincitrici e la Palestina divenne Mandato Britannico. Gli Ebrei avevano sempre abitato la Palestina, la sentivano come la loro terra d’origine, ma il loro arrivo in massa dall’Europa con l’avvento del nazismo stava provocando grossi malumori e disordini fra gli arabi, convinti dagli accordi precedenti di ottenere la piena indipendenza e che si sentivano quindi traditi dalla Gran Bretagna che voleva creare una ”enclave” ebraica.

Venne stabilita una quota massima di accoglimento di 75.000 ebrei l’anno, poi ridotta a 15.000. Nel 1937 venne proposta una divisione territoriale fra arabi ed ebrei, rifiutata ovviamente dagli arabi, e nel 1939 la Conferenza di Londra stabilì di ridurre gli arrivi dall’Europa e limitare la possibilità di acquisto di terreno agli ebrei con la promessa di dividere il territorio in due parti e fondare entro 10 anni un piccolo stato ebraico.
Quello sopra è un brevissimo sunto di una situazione estremamente complessa.

Negli anni dal 1933 al 1938 il NSDAP tedesco incoraggiò l’esodo ebraico sia per ragioni etniche sia economiche. Con l’accordo Haavara del 1933, gli ebrei potevano emigrare in Palestina vendendo i loro immobili e lasciando in Germania e Austria i loro beni mobili che non venivano persi, ma depositati in una banca apposita e potevano essere utilizzati per importare merce dalla Germania.

In Palestina agli immigrati veniva garantita una casa in una piantagione agricola e un lavoro. La piantagione avrebbe importato, tramite gli abitanti, attrezzature agricole facendo recuperare loro una parte di quanto abbandonato, la Germania avrebbe avuto in gestione grossi capitali, si sarebbe assicurata le esportazioni, liberata di persone non grate e avrebbe avuto le mani pulite.

60.000 ebrei tedeschi e austriaci accettarono, molti preferirono gli Stati Uniti e l’Australia, ma molti preferirono restare in Germania per non perdere i loro beni, del resto l’ Europa non era molto ben disposta all’accoglienza di persone che, restate senza risorse con l’esodo, erano un peso per la nazione ospitante in una situazione politicamente molto incerta, anche se ancora non drammatica.

L’operazione Haavara ebbe termine con l’inizio della guerra

Resasi conto che non sarebbe stata in grado di mandarli via tutti, nel 1940 la Germania studiò un piano di deportazione in Madagascar, protettorato francese, certa della prossima vittoria, dove la Francia sarebbe quindi stata costretta a cedere la colonia.

Ma alla fine non se ne fece nulla e iniziò il piano di sterminio

Alla fine della guerra i circa 200.000 ebrei sopravvissuti tedeschi e austriaci vivevano in campi temporanei, in condizioni miserabili, e volevano andarsene in Palestina. I gruppi sionisti misero in piedi una rete segreta, la Brichah, per organizzare l’Aliyah Bet, ovvero l’immigrazione clandestina in Palestina. I finanziamenti arrivavano da ebrei e simpatizzanti di tutto il mondo. L’organizzazione acquistava le navi e le risistemava per forzare il severo blocco delle navi inglesi.

Fra tutto più furono organizzati oltre 140 viaggi della quale la metà furono intercettati e bloccati dagli inglesi

Circa 50.000 persone finirono nei campi di internamento a Cipro, più di 1500 persone annegarono e solo poche migliaia riuscirono ad arrivare alla meta.

La nave President Warfield era stata dismessa dopo la seconda guerra mondiale, era in pessime condizioni, ma era capiente e fu acquistata dalla Haganah, l’organizzazione paramilitare ebraica, per l’Aliyah Bet.

Sapendo che i britannici avrebbero cercato di fermarla, oltre alle riparazioni generali, la nave venne fornita di misure di difesa, tubi metallici su tutti i lati che potevano spruzzare acqua bollente o vapore, rete metallica a chiudere e difendere le parti sensibili, come la sala macchina, e per impedire ai soldati di prendere possesso della nave gli interni vennero modificati per ospitare il massimo numero di passeggeri.

Dopo 4 mesi di lavoro la nave salpò da Baltimora il 15 febbraio 1947 per Marsiglia dove arrivò solo il 10 aprile, dopo un viaggio problematico per il maltempo e alcuni guasti, e dopo gli ultimi lavori di allestimento e approvvigionamento la nave raggiunse il porto di Sète, vicino a Montepellier, per imbarcare i profughi che stavano arrivando via camion dalla Germania.

La nave, rinominata Exodus 1947, salpò l’11 luglio con destinazione fittizia Istanbul e 4550 persone a bordo. L’imbarcazione era già stata notata: un aereo della RAF la sorvolava durante le operazioni di imbarco e 5 cacciatorpediniere della Royal Navy la aspettavano in rada per seguirla.

La Exodus 1947:

Aveva a bordo 1.600 uomini, 1.282 donne e 1.672 bambini e adolescenti, 35 uomini di equipaggio, principalmente ebrei americani, più il capitano e il comandante della missione che appartenevano alla Haganah.

La nave era stracarica, il viaggio non era certo comodo, i passeggeri si dovevano lavare con acqua di mare per conservare sufficiente acqua dolce da bere e potevano avere solo un pasto caldo al giorno, molte donne erano incinte e una donna morì di parto, mentre la sua bambina morì pochi giorni dopo.

Il 18 luglio la nave si trovava a sole 20 miglia dalla costa palestinese quando arrivò l’ingiunzione inglese a interrompere il viaggio, alla quale l’Exodus rispose issando la bandiera con la Stella di David.

Alle 2:00 la nave venne speronata e iniziò una battaglia che durò 4 ore. I passeggeri cercarono con ogni mezzo di evitare l’abbordaggio, ma quando gli inglesi cominciarono a sparare il comandante decise di arrendersi. Negli scontri morirono due passeggeri ed il secondo ufficiale.

Serviva un messaggio forte sia per gli ebrei che per le nazioni che li aiutavano per far cessare i viaggi clandestini, venne quindi deciso di non internare i passeggeri nel campo a Cipro, ma di rimandarli tutti in Francia con l’avviso che in futuro tutti sarebbero stati riportati nel porto di partenza

I passeggeri vennero trasbordati su tre navi che salparono da Haifa il 19 luglio ed arrivarono a Port-de-Bouc, vicino a Marsiglia, il 29 luglio

I francesi si dichiararono pronti ad accogliere tutti i passeggeri che fossero scesi di loro spontanea volontà, ma gli agenti della Haganah li istruirono a rifiutare lo sbarco e la Francia rifiutò di forzarli. Ne sbarcarono solo 130 ai quali la Francia diede asilo. Dopo 4 settimane di inutili trattative venne così deciso di riportare tutti gli altri in Germania e le navi salparono per Amburgo il 22 agosto.

Iniziava l’Operazione Oasi

All’arrivo ad Amburgo fra il 7 e il 10 settembre, le donne e i bambini scesero rassegnati e disperati, gli uomini fecero invece resistenza, soprattutto quelli della nave Runnymede Park, capitanati da un giovane molto combattivo, che si erano rifugiati nelle stive e furono sbarcati a forza da 200 soldati inglesi quando si stavano per usare i lacrimogeni per stanarli.

Sbarcarono urlando ‘Nazisti’ e ‘Commando di Hitler’

33 passeggeri furono feriti e 68 arrestati per essere giudicati per il loro comportamento.
I passeggeri furono smistati nei campi di Poppendorf, per i più combattivi, e Am Stau, vicino a Lubecca, per più tranquilli.

Le condizioni nei campi erano drammatiche: i profughi erano ospitati in tende, non c’era più un comandante tedesco delle SS, ma il personale era composto da civili tedeschi e militari inglesi e intorno al campo c’era comunque il filo spinato, un triste ricordo dei campi nazisti, e per i superstiti dei campi l’effetto psicologico era devastante.

In novembre vennero trasferiti in altri campi, date le condizioni atmosferiche, ma molti denunciarono un pessimo trattamento da parte dei soldati inglesi che non si facevano scrupolo di picchiare chi non obbediva e ai riottosi vennero dimezzate le razioni e spento il riscaldamento.

La Brichah cominciò allora a trasferire di nascosto i passeggeri dal settore britannico al settore statunitense, che trattava le persone in modo più umano, da dove organizzò nuovi trasporti per la Palestina.

Il 14 maggio 1948 venne proclamato lo stato di Israele e a quella data restavano nei campi in Germania 1.800 passeggeri della Exodus, gli altri erano già riusciti ad arrivare in Palestina o ai campi di Cipro dove restarono fino al 1949, quando finalmente riuscirono a completare l’Odissea iniziata due anni prima.

Il relitto della Exodus fu ormeggiato nel porto di Haifa e abbandonato. Nel 1950 il sindaco di Haifa decise di recuperarlo per farne un monumento all’immigrazione, ma i tentativi di recupero furono vani. Nel 2000 una parte dello scafo era ancora parzialmente visibile ma il nuovo molo container del porto venne costruito sopra al relitto, nascondendolo completamente.

Il ricordo della a Exodus 1947 vive nel museo dedicato all’immigrazione.

Targa commemorativa situata a Sète. Fotografia di Barbari condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:


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