In un mondo che l’uomo continua a inquinare, rendere meno sano e più nocivo per gli esseri viventi come si può migliorare l’ambiente di vita quotidiano? E’ da questa domanda che è partito Julian Melchiorri, ingegnere e biotecnologo londinese, che ha pensato e progettato Exhale, un lampadario composto da foglie in vetro riempite di microalghe verdi in grado di assorbire l’anidride carbonica e rilasciare ossigeno puro.

Il lampadario purifica l’aria attraverso la fotosintesi eseguita da microalghe vive racchiuse nei moduli a forma di foglia

L’idea è semplice a dirsi ma complessa nella sua realizzazione, e segue l’esperimento di Melchiorri di ricreare in laboratorio una foglia naturale. Il lampadario è composto da 70 foglie di vetro colme di una soluzione di alghe verdi, mantenute in vita dalla luce naturale e dal gocciolamento di una serie di nutrienti, un meccanismo di supporto vitale sviluppato dagli ingegneri di Arborea che nutre i microrganismi.

Il lampadario è modulare e le sue foglie possono essere orientate in base alle necessità. Il suo scopo è purificare l’aria degli ambienti in cui viene posizionato, e rappresenta un primo passo verso la conversione degli oggetti tradizionali in sistemi per la purificazione dell’aria.

Grazie al lampadario, esposto al Victoria and Albert Museum di Londra nel 2017 e oggi parte della sua collezione permanente, Melchiorri ha ricevuto l’Emerging Talent Award durante la London Design Week di due anni fa, un premio assegnato a persone che hanno avuto un impatto significativo sulla società nei primi cinque anni dalla laurea. E mentre il lampadario Exhale è ancora un prototipo, il giovane designer spera di portare la tecnologia in edifici più grandi, aiutandoli a combattere le emissioni nocive.

Per maggiori informazioni questo il sito del designer e ricercatore inglese.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...