Everett Ruess: il Mistero del Poeta scomparso fra i Canyon dello Utah

Il 12 novembre del 1934, Everett Ruess lascia la città di Escalante per addentrarsi nel deserto dello Utah, dove uomo e natura si incontrano sotto un cielo stellato che per lui è sinonimo di libertà. Libertà dalla vita borghese, dagli agi, dalle convenzioni sociali, dal ruolo che la società gli impone di assumere. Everett è un idealista, un avventuriero, un artista ventenne in cerca del suo posto nel mondo, qualsiasi esso sia, purché abbia a che fare con la vita all’aria aperta.

Escalante, Utah – Immagine di Brian W. Schaller condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Nella sua ultima lettera al fratello Waldo scrive: “Quanto a quando rivisiterò la civiltà, non sarà presto. Non sono ancora stanco del deserto, anzi apprezzo sempre più la sua bellezza e l’esistenza errante che conduco. Preferisco la sella al tram, e il cielo cosparso di stelle al soffitto, il sentiero oscuro e difficoltoso verso l’ignoto alla strada asfaltata, e la pace profonda del selvaggio allo scontento generato dalle città”.

Un esploratore a cavallo fra le montagne del Sierra Nevada – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Parte zaino in spalla con due animali da soma. Ha con sé tutto ciò che gli serve: il suo diario, dove fin da ragazzino annota pensieri e poesie, i suoi dipinti e un grande amore per l’ignoto. Ma il destino è beffardo ed Everett non rivedrà mai più i suoi familiari.

Cosa gli sia successo è tutt’oggi un mistero

Un articolo di giornale sulla scomparsa di Everett Ruess

I primi anni

Everett Ruess nasce a Oakland il 28 marzo del 1914 da Stella e Christopher Ruess. Si dimostra un bambino curioso e, anziché dedicarsi ai classici giochi da bambini si appassiona all’intaglio del legno, alla lavorazione dell’argilla e al disegno. A 12 anni si innamora della scrittura e comincia la stesura di un diario che, volume dopo volume, lo accompagnerà per tutta la sua esistenza. È anche un poeta, un indagatore dell’ignoto che imprime su carta la bellezza della natura. Negli anni scolastici fa valere la sua vocazione artistica, ma gli encomi non bastano. Everett aspira a qualcosa che ancora non gli è chiaro e, intorno ai 17 anni, ha un’epifania che gli cambia la vita.

Oakland, città natale di Everett Ruess, nel 1900 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Una notte, tanto tempo fa– ricorderà nei suoi diari- mentre mi sbattevo inquieto sul mio letto, […] nella mia mente evocai mille città dimenticate, […] montagne grigie a strapiombo, miglia e miglia di deserto spoglio e ostile, laghi freddi, giungle piene di serpenti mortali, immense farfalle, colori brillanti. […] Attraverso il caldo insopportabile e gli acquazzoni incessanti arrancavo in avanti. […] Camminavo da solo attraverso la natura selvaggia. Su isole sferzate dalle tempeste mi fermai, osservando cime lontane. Poi mi accampai sotto di loro in valli ombrose, guardando il tramonto”.

L’Hollywood High School di Los Angeles, il liceo che Everett frequentò da ragazzo – Immagine di Galen Smith condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia

I viaggi di Everett

Nel 1931, trasforma quel sogno in realtà. Saluta i genitori e parte per un viaggio solitario attraverso le sconfinate terre dell’Arizona, del New Mexico, del Colorado e dello Utah. Si spinge in Sierra Nevada, esplora l’altopiano del Colorado, visita i parchi nazionali di Sequoia e Yosemite e non smette mai di dipingere e scrivere.

Mappa dell’altopiano del Colorado – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Una sua poesia recita:

Sui sentieri del canyon

quando soffiano i venti caldi della notte

soffiando e sospirando dolcemente

tra i pini puntellati delle stelle,

riflettendo, camminavo

dietro i miei placidi asini

mentre l’acqua scorreva

e si infangava sulle rocce

Gli Stati Uniti sud-occidentali, dove Everett viaggiò fra il 1931 e il 1934 – Immagine di Mortadelo2005 condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Everett gira gli Stati Uniti sud-occidentali in lungo e in largo. È un nomade senza fissa dimora, un artista errabondo, ma gli va bene così.

L’avventura è per gli avventurosi”, scrive nei suo diari. “[…] Vado a fare il mio destino. Possano molti altri giovani essere da me ispirati a lasciare la comoda sicurezza delle loro carreggiate e seguire la fortuna altrove”.

La catena montuosa del Sierra Nevada – Immagine di Jeffrey Pang condivisa con licenza CC DI 2.0 via Wikipedia

E l’avventura, per un avventuroso come lui, si rivela una scelta vincente, perché gli dà modo di vivere esperienze che lo rendono felice. Durante il suo lungo peregrinare, vende qualche disegno, realizzato con la tecnica della linoleografia, e si sposta nei territori della nazione Navajo, al confine fra lo Utah e l’Arizona, dove collabora con alcuni ricercatori dell’Università della California impegnati in degli scavi vicino a Kayenta. Fa anche amicizia con i Navajo, che gli insegnano la loro lingua natia, e con gli Hopi, che, addirittura, lo coinvolgono nell’annuale cerimonia della danza dell’antilope.

Cerimonia religiosa Hopi del 1879 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Sono tutte esperienze che Everett apprezza, ma ancora non vuole saperne di tornare a casa e, agli inizi del 1934, spedisce una lettera ai suoi genitori in cui li avvisa che non sarà reperibile per almeno due mesi e mezzo.

Kayenta, dove Everett collaborò con i ricercatori dell’Università della California – Immagine di Martinpulido condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

La scomparsa e le ricerche

Il 12 novembre parte da Escalante insieme a due asini per esplorare il deserto dello Utah e, il 19 novembre, un pastore lo vede per l’ultima volta vicino al punto d’incontro tra il fiume Colorado e il suo affluente, l’Escalante River.

Da questo momento, ha inizio il mistero della sua scomparsa

Il fiume Colorado – Immagine di Adrille condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

I signori Ruess non ricevono più sue notizie per mesi e si allarmano quando l’ufficio postale di Escalante, ovvero l’indirizzo che Everett ha dato per comunicare con lui, gli rispedisce indietro tutte le lettere che hanno inviato e che il ragazzo non ha né letto né ritirato. Allora scrivono a Jenning Allen, lo sceriffo della contea di Garfield, e, il 7 febbraio del 1935, lo esortano a indagare sulle sorti del figlio.

L’altopiano del Colorado – Immagine di Glysiak condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

L’uomo forma una squadra di ricerca e, nei pressi di un canyon dell’Escalante River, trova quello che potrebbe essere stato l’ultimo accampamento di Everett. C’è un piccolo recinto costruito senza troppe pretese, qualche posata sparsa per terra e, in una grotta lì vicino, un’incisione, quasi sicuramente opera di Everett, con su scritto “NEMO 1934” (nemo in latino vuol dire nessuno). Gli asini, però, sono a briglie sciolte e sia il giovane sia i suoi effetti personali sembrano spariti nel nulla.

Il fiume Escalante – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 15 marzo, Jenning si spinge sull’altopiano di Kaiparowits, poi esplora il sito del Lee’s Ferry, sul fiume Colorado, e si arrende a fine giugno, quando, in assenza di una pista da seguire, è costretto a interrompere le ricerche e ipotizzare che Everett sia caduto da un dirupo o sia annegato per colpa di un’alluvione improvvisa.

L’altopiano di Kaiparowits – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

È come se abbia fatto valere un passo del suo diario che dice:

Quando vado non lascio traccia. La bellezza del paese sta diventano parte di me. Ora i tronchi di pioppo tremulo sono alti e bianchi al chiaro di luna. Un vento canta tra i pini, la montagna dorme”.

E in effetti, Everett non ha lasciato alcuna traccia, ma tempo qualche anno, la sua storia tornerà in auge grazie a un nativo del posto.

Lee’s Ferry, vicino al fiume Colorado – Immagine di Ray Redstone condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il racconto di Aneth Nez

Nel 1971, l’anziano navajo Aneth Nez racconta alla nipote Daisy che, 37 anni prima, aveva visto da lontano tre indiani Ute aggredire e uccidere un uomo bianco con due asini. Aneth non aveva fatto in tempo a intervenire e, per rispetto del ragazzo, aveva spostato il suo giovane corpo fra le rocce di Comb Ridge, nei pressi della città di Buff. Il segreto di famiglia resta tale fino al 2008, quando Daisy ne parla a suo fratello minore Denny e, insieme, si recano nel sito indicato dal nonno, dove trovano una vecchia sella, probabilmente abbandonata da Aneth perché era venuta a contatto col sangue dei morti, come tradizione Navajo vuole, e un cranio fracassato conficcato in una fessura.

Nativi americani Ute – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Quando succede questo, Everett Ruess è ormai scomparso da 74 anni, ma la sua figura ha fatto breccia nell’immaginario collettivo statunitense. I giornali hanno raccontato la sua storia, gli editori ne hanno pubblicato i diari e le poesie e lo scrittore John Krakauer lo ha menzionato nel suo libro Into the Wild in riferimento al triste destino di Christopher McCandless. Insomma non è uno sconosciuto, e sia Daisy sia Denny hanno il sospetto di aver risolto il mistero della sua morte. Si mettono in contatto con un nipote di Everett, Brian Ruess, e l’Università del Colorado interviene per tutti gli accertamenti del caso. I ricercatori affermano che le ossa appartengono a un maschio caucasico fra i 19 e i 22 anni e procedono con il confronto del DNA prelevato da Brian e altri tre parenti.

John Krakauer, autore di Into the Wilde – Immagine di Devon Christopher Adams condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia

Mistero risolto?

Il dottor Kenneth Krauter annuncia i risultati durante una conferenza stampa del 2009 e il responso è positivo: i DNA corrispondono al 25%, la percentuale perfetta per una relazione fra zio e nipoti. In altre parole, i resti trovati a Comb Ridge appartengono a Everett Ruess e il racconto di Aneth Nez è realtà.

Il ragazzo è stato ucciso

Vista aerea di Comb Ridge – Immagine di Doc Searls condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia

Brian e famiglia, però, hanno ancora dei dubbi e chiedono un secondo parere a un laboratorio del Maryland, specializzato nell’identificazione dei soldati caduti, ma i nuovi test svelano due colpi di scena: il teschio non appartiene a Everett e, quasi sicuramente, è di un nativo americano. Quando viene a conoscenza della confutazione dei suoi risultati, lo stesso dottor Krauter ammette l’errore, dovuto a una falsa lettura di alcuni valori (per i dettagli tecnici c’è un articolo del National Geographic dedicato) e conferma le conclusioni dei colleghi.

Il parco naturale di Yosemite. Everett lo visitò fra il 1931 e il 1934 – Immagine di Diliff condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Forse, Aneth Nez ha raccontato una versione distorta di quello che ha visto in gioventù. Forse, i due Ute hanno davvero ucciso un uomo bianco con due asini e i suoi nipoti, poi, hanno trovato i resti di un altro cadavere. Le ipotesi sono molteplici.

Il Sequoia National Park. Everett lo visitò fra il 1931 e il 1934 – Immagine di LGalcan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Purtroppo, la verità è sepolta da qualche parte nelle terre dello Utah. Non sappiamo come sia morto, cosa gli sia successo e dove riposi. Di Everett ci restano i suoi ideali, la sua arte e una frase, sempre tratta dai suoi diari, che suona profetica se messa a confronto con le dinamiche della sua scomparsa.

Di’ che sono morto di fame, che ero perso e stanco, che fui bruciato e accecato dal sole del deserto, con mal di piedi, assetato, malato di strane malattie, solitario, bagnato e freddo, ma che ho mantenuto il mio sogno”.

NOTA DELL’AUTORE – Le fotografie di Everett Ruess non sono di pubblico dominio e, in assenza di una licenza Creative Commons, non possono essere riportate in quest’articolo. Per vedere lui da bambino, adulto e in qualche scatto durante i suoi viaggi, visitate il sito everettruess.net gestito da Steven Ralph Jerman su licenza concessa dagli eredi Ruess.

Fonti:

Everett Ruess – Wikipedia inglese

The dream of Everett Ruess – everettruess.net

Poetry – everettruess.net

A Mystery of the West Is Solved – The New York Times

Everett Ruess Mystery Solved! – National Geographic

Everett Ruess Update: How the DNA Test Went Wrong – National Geographic


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