Quanto può essere importante una fotografia? Nella nostra società pervasa dai media può sembrare banale scattare un’istantanea, ma in un passato recentissimo non era certo così. Peter Magubane, fotografo di colore nato in Sudafrica, ha pagato un prezzo molto alto per aver scattato delle foto, venendo arrestato e tenuto in carcere più volte. La sua immagine intitolata “Europeans Only” mostra una bambina bianca accudita dalla propria tata di colore. Entrambe sono sedute, ma la donna di colore siede su una panchina diversa da quella della bimba, ignara protagonista di una grave ingiustizia, l’apartheid sudafricano, oggi considerato un crimine contro l’umanità.

Magubane raccontò di aver scattato la fotografia nel 1956 con una macchina con obiettivo da 35 millimetri, quindi da molto vicino. Egli non interagì con la bambina e la tata, né chiese permesso per scattare. Magubane racconta che “Queste etichette – solo per gli europei” – “solo per colorati” – erano su tutto, per ordine del governo“.

Di quei terribili decenni di Apartheid ricorda: “Realizzare una fotografia era vietato in Sudafrica quando si era in presenza della polizia, e la polizia era sempre ovunque. Fui arrestato molte volte, e la polizia mi picchiava violentemente. Una volta mi ruppero il naso perché mi ero rifiutato di estrarre il rullino e distruggere le immagini. Nel 1974 mi arrestarono, e finii in isolamento per 586 giorni. In Sudafrica non veniva comunicato che si andava in isolamento, lo scoprivi solo quando raggiungevi la cella.

Durante quasi due anni non ricevetti visite, e l’unica persona che vidi fu la guardia che mi ripeteva: “non parlarmi”

Sapevo che c’erano persone in condizioni peggiori delle mie: i Namibiani delle celle di sotto venivano picchiati ogni giorno, anche di notte. Io non fui picchiato solo perché le guardie sapevano che il mio giornale tentava di avere mie informazioni. Tutto quello che potevano fare era tenermi rinchiuso. Per quasi due anni vidi solo un uccellino, che si posò sul davanzale della mia finestra. Quando mi alzai volò via. L’unica cosa che potevo pensare era che volevo essere quell’uccellino“.

Sotto, Peter Magubane con la sua famosa macchina all’interno del pane. Scattare immagini era proibito in moltissime occasioni, fra le quali sempre in presenza della polizia, e per far conoscere al mondo quel che stava accadendo Magubane ideò una pagnotta con all’interno una macchina fotografica.

Verso la fine del 1975 Peter Magubane venne rilasciato, ma gli fu vietato di scattare fotografie per 5 anni. Contravvenendo al divieto documentò la rivolta di Soweto, facendo conoscere al mondo intero con le sue immagini le terribili ingiustizie che i bianchi imponevano ai neri sudafricani.

Per approfondire il lavoro del grande fotografo questo un articolo dedicato sul Guardian.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...