Per una vita intera fu l’amante del re d’Italia Umberto I di Savoia. Fu ammirata (o forse più) da Napoleone III e Vittorio Emanuele II, decantata da Balzac e musa di Arrigo Boito. Fu fervente patriota, rivaleggiava in società con la Contessa di Castiglione e nel privato con Margherita di Savoia, ma alla morte del figlio prediletto vendette tutti i suoi gioielli per far costruire il padiglione Litta dell’Ospedale Maggiore di Milano e la prima ambulanza fluviale sul Po.

Eugenia Attendolo Bolognini era nata nel 1837 a Milano, legalmente erede del conte Gian Giacomo Attendolo Bolognini, ma biologicamente figlia del principe Alfonso Porcia. La relazione della madre Eugenia Vimercati Sanseverino con il principe aveva causato la rottura del rapporto fra i genitori, ma il conte Gian Giacomo, per evitare scandali, aveva comunque riconosciuto Eugenia come sua figlia e la educò come tale, facendone una donna estremamente colte e raffinata.

La bella Bolognina, come veniva chiamata, era realmente una ragazza bellissima e già a diciotto anni sposò il conte Giulio Litta Visconti Arese, divenuto poi duca.

Con il viaggio di nozze a Parigi, la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta entrò nella corte di Napoleone III e nella stessa città, nel 1856, nacque il primo figlio della coppia, Pompeo.

Eugenia Attendolo Bolognini, Duchessa Litta Visconti Arese, detta La Bella Bolognina.

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Rientrata a Milano, la coppia cominciò a frequentare i salotti patriottici, come quello di Clara Maffei, dove si riunivano tutti i più ferventi dissidenti. La donna, antiaustriaca fino al midollo, era soprannominata la Regina delle Oche poiché, secondo gli austriaci, come tutte le donne patriote starnazzava facendo soltanto un gran chiasso.

A quel tempo, i Litta cominciarono a disertare tutti gli incontri ufficiali con gli Asburgo, sia con Massimiliano, governatore del Lombardo Veneto, che con Francesco Giuseppe ed Elisabetta durante la loro visita a Milano, nel 1857. A Palazzo Litta, infatti, si tenevano feste in onore di Napoleone III e di Vittorio Emanuele. Eugenia, così, diventò presto la stella della vita mondana milanese. Un invito al suo palco alla Scala era estremamente ambito.

I detrattori della sua moralità e dell’onestà del marito le attribuirono molti flirt, sia con Napoleone III che con Vittorio Emanuele di Savoia, anche se sul secondo esiste qualche dubbio in più, non tanto per il legame con Rosa Vercellana, la Bela Rosin, quanto per la rozzezza, l’ignoranza e la scarsa avvenenza del futuro primo re d’Italia.

Nel 1860 accadde che il giovane figlio di Vittorio Emanuele, il principe ereditario Umberto di Savoia, si trasferì a Monza. L’uomo ed Eugenia si conobbero nel 1862, durante una festa di carnevale. Per Umberto, al tempo appena diciottenne, fu un autentico colpo di fulmine. Cominciò così una corte spietata: Umberto non mancava di partecipare agli eventi dove sapeva di poter incontrare la bella Bolognina. Lei aveva sette anni più di lui, oltre a essere impegnata, ma ciononostante poco tempo dopo i due divennero amanti. I loro primi incontri si svolsero a casa della madre di lei e ben presto la relazione diventò di pubblico dominio.

Umberto I di Savoia (1884)

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Eugenia si trasferì dunque nella Villa Litta di Vedano al Lambro, vicina al palazzo reale di Monza, così da potersi incontrare con l’amante con maggiore riservatezza. Da par suo, Umberto comprò Villa Zendali, sempre a Vedano, come casino di caccia. Non era una casualità che il giardino di Villa Zendali fosse confinante con quello di Villa Litta…

Nel palazzo reale di Monza, inoltre, esisteva un passaggio segreto ricavato da un armadio che permetteva di entrare e uscire dall’appartamento privato di Umberto in piena riservatezza.

Umberto in precedenza era stato fidanzato con Matilde d’Asburgo-Teschen, nel tentativo di pacificare i rapporti con gli Asburgo, ma la ragazza morì tragicamente a soli diciotto anni, arsa viva mentre tentava di nascondere alla vista del padre una sigaretta nelle pieghe dell’abito.

La candidata seguente fu Margherita di Savoia, prima cugina di Umberto, che l’erede sposò nel 1868, pur giurando amore eterno a Eugenia, nominandola dama di corte della moglie.

Matrimonio di Margherita e Umberto di Savoia

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L’anno successivo le nozze nacque Vittorio Emanuele. Margherita probabilmente non era ancora a conoscenza della relazione del marito, ma quando seppe che, mentre nasceva il loro primogenito Vittorio Emanuele, il marito concepiva con Eugenia un altro figlio, meditò la separazione. Il re e suocero Vittorio Emanuele II la dissuase, sostenendo che non si poteva sciogliere un matrimonio per così poco. Margherita ci pensò e si sottomise al dovere regale, decidendo però di troncare ogni intimità con il marito.

Si incontravano poco e partecipavano insieme solo alle occasioni ufficiali, fingendosi la coppia perfetta e felice che non erano. Quando libero da impegni, infatti, Umberto continuava a cenare e a passare la notte con l’amata Eugenia.

Il figlio concepito da Eugenia e Umberto, chiamato Alfonso, nacque nel 1870. Sia stato per compiacenza, per evitare lo scandalo e la vergogna per la moglie e per se stesso, molto galantemente, il duca Giulio Litta riconobbe il bambino come suo.

La pubblica relazione di Umberto con Eugenia non vietò comunque al futuro re d’Italia di avere molte altre amanti, con le quali si intratteneva durante i periodi di lontananza o le piccole crisi. Alla fine, però, ritornava sempre da lei, dalla bella Bolognina.
Si diceva che Umberto, per quietare la sua coscienza dopo i continui tradimenti, regalasse a Margherita e a Eugenia collane di perle, come un risarcimento danni.

Nel 1878 Umberto divenne finalmente re del Regno d’Italia e si trasferì con la famiglia a Roma. Nella Capitale portò con sé anche l’amante, acquistandole un villino, anche se la relazione non era più tanto passionale come i tempi migliori.

Nel 1891, a soli ventuno anni, morì Alfonso, il figlio naturale del sovrano ed Eugenia. Fu un grande dolore per Umberto, ma anche per il buon duca Litta, che si era affezionato a quel figlio non suo.
Distrutta dal dolore fu anche Eugenia Attendolo Bolognini Litta che, rimasta vedova nello stesso anno, vendette tutti i suoi favolosi gioielli e donò il ricavato all’ospedale Maggiore di Milano e alla Croce Rossa. Grazie a questa generosa donazione fu ampliato l’ospedale e un padiglione fu intitolato all’anima di Alfonso. Nel 1895 fu costruito pure il padiglione Litta, il primo oltre il Naviglio, ma l’opera più particolare si dovette alla Croce Rossa che usò la donazione della nobildonna per allestire il primo ospedale fluviale, inaugurato nel 1898.

Le quattro chiatte, unite fra loro e attrezzate al primo soccorso e al trasporto malati, avevano anche una sala operatoria. Oltre al personale medico e infermieristico, c’era anche il personale fluviale per la navigazione sul Po e il Ticino, che veniva effettuata con un rimorchiatore. Fu un enorme sollievo per le popolazioni che vivevano lungo i fiumi, completamente prive di ospedali e in condizioni economiche assai precarie.

Margherita di Savoia

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La storia d’amore fra Umberto e Eugenia finì definitivamente il 29 luglio del 1900, quando il re fu assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci. La regina Margherita, mettendo da parte il risentimento e dimostrando una grande benevolenza, chiamò Eugenia e le concesse di salutare per l’ultima volta l’uomo che era stato il suo amante per trentotto lunghi anni, lasciandola prima sola con il defunto e poi unendosi a lei nella preghiera.

Eugenia rinunciò a buona parte dei beni lasciatile in eredità da Umberto, mentre il figlio Pompeo e la moglie dissiparono tutti i beni di famiglia.

Dopo la morte di Umberto, la donna si ritirò nella sua villa a Vedano al Lambro dove spirò nel 1914. Lasciò la sua collezione di quarantanove quadri all’Ospedale Maggiore, ora parte dei Musei Civici di Milano ed esposti a Palazzo Morando Attendolo Bolognini. Alla Pinacoteca di Brera è invece esposto il ritratto ereditato del suo avo “Conte Antonio Porcia” del Tiziano. Villa Litta di Vedano al Lambro è tuttora una abitazione privata, proprietaria della famiglia.

Eugenia Attendolo Bolognini Litta è sepolta nella tomba di famiglia in Santa Maria Selve nel parco di villa Litta a Vedano al Lambro.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.