Eugen Weidmann: l’ultimo “Ghigliottinato” pubblicamente in Francia nel 1939

Eugen Weidmann (5 febbraio 1908 – 17 giugno 1939) fu un criminale tedesco giustiziato mediante la ghigliottina in Francia, l’ultimo caso di esecuzione pubblica effettuata oltralpe. Il 17 giugno del 1939 Weidmann fu decapitato fuori dalla prigione Saint-Pierre a Versailles. Il “comportamento isterico” degli spettatori, l’attenzione dei media e lo scandalo creato anche oltre i confini nazionali indusse il presidente francese Albert Lebrun a bandire qualunque altro tipo di esecuzione pubblica.

Nonostante le autorità non avessero autorizzato nessuno a filmare l’evento, da un appartamento vicino al carcere un videoamatore registrò 13 secondi di video, disponibili oggi su Youtube. All’esecuzione era presente anche l’attore britannico allora diciassettenne Christopher Lee, interprete di Dracula e più recentemente di Saruman ne “Il Signore degli Anelli”, che poco dopo l’evento avrebbe recitato nel ruolo di Charles-Henri Sanson, un boia francese fra i principali protagonisti di un film sulla rivoluzione francese.

La carriera criminale di Weidmann iniziò da giovanissimo, poco dopo la Prima Guerra Mondiale, quando venne arrestato per furto e rinchiuso in carcere per 5 anni. Qui conobbe i suoi complici, Roger Million, Blanc e Fritz Frommer, che lo accompagneranno in molte delle sue attività criminali.

La loro attività iniziò col tentativo, andato a vuoto, di rapimento a scopo estorsivo di un turista americano. Il secondo tentativo, nel luglio 1937, ai danni della ballerina Jean de Koven, andò invece in porto, con l’artista che venne brutalmente assassinata e con i suoi Traveler’s cheque (assegni da viaggio) incassati dall’amante di Million, Collette Tricot.

In seguito a questo primo tentativo, conclusosi positivamente per gli assassini, Weidmann uccise un’altra donna e tre uomini, persone di modesta estrazione sociale, che vennero derubati dei pochi averi. Il primo fu Joseph Couffy, ammazzato con un colpo alla nuca per rubargli l’auto. Poi fu la volta di Roger Leblond, assassinato per rubargli il portafogli. Raymond Lesobre venne ucciso per rubargli auto e portafogli mentre Janine Keller, un’infermiera, fu assassinata con lo scopo di prenderle quanto aveva indosso.

Scoperto grazie a un biglietto da visita lasciato nell’ufficio della quarta vittima, l’agente immobiliare Raymond Lesobre, Weidmann venne arrestato nel 1937 e condannato a morte nel 1939, dopo un processo che ebbe una copertura mediatica senza pari.

L’uomo confessò senza resistenza

La mattina del 17 giugno 1939 il condannato fu portato davanti al carcere di Saint-Pierre, dove lo attendevano una ghigliottina e una folla desiderosa di vendetta. Il capo dei boia francesi, Jules-Henri Desfourneaux, lasciò cadere la mannaia in ferro senza indugio, e il cadavere venne immediatamente gettato nella cassa posizionata a destra dello strumento.

Sotto, il video amatoriale dell’esecuzione. ATTENZIONE, IMMAGINI FORTISSIME, NON GUARDARE SE SENSIBILI:

La folla non reagì all’esecuzione con rispetto, ma con rabbia e desiderio di sangue. Diversi fazzoletti furono usati per prendere un ricordo del morto, asciugando il sangue da terra e dalla ghigliottina. Il “Paris-Soir” descrisse la folla come “disgustosa e indisciplinata, mentre chiedeva la morte del condannato a gran voce, fischiettando“.

Proprio a causa di questo comportamento l’esecuzione fu leggermente ritardata rispetto all’alba, e per questo fu possibile scattare immagini nitide e i 13 secondi di video sopra.

La Ghigliottina ha una genesi che sarebbe diametralmente opposta a quella dell’esecuzione pubblica con una folla urlante, come spiegato in modo esaustivo da un articolo di Giovanna Potenza di qualche tempo fa, ma sin dai suoi primi impieghi in Francia venne utilizzata proprio per le esecuzioni pubbliche, con la Rivoluzione Francese che fece della morte uno spettacolo quotidiano per il popolo.

La pena di morte in Francia vide il suo ultimo condannato nel 1977, ucciso sempre mediante ghigliottina, ma fu il famoso “Affaìre Ranucci” del 1976 a spingere la fine delle esecuzioni, a causa di possibili errori giudiziari che rendevano la sentenza di condanna quantomeno dubbia.

Rispetto a molte forme di pena capitale praticate ancor oggi, la ghigliottina è una delle più rapide e indolori di tutte, proprio perché pensata come una fine “umana” del condannato. La morte avviene in modo istantaneo, anche se il capo della vittima rimane attivo per circa 10/15 secondo dopo esser stato separato dal corpo. Nonostante questo, è comunque probabile (anche se come ovvio impossibile da verificare) che il cervello del condannato svenga immediatamente per la forza del colpo e per la perdita di sangue immediata.

 


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