Nella loro perenne ricerca di straordinarie ricchezze, i conquistadores spagnoli si spostavano in tutta l’America Centrale e del Sud, sperando di trovare città lastricate d’oro e piene di oggetti preziosi.
Tuttavia, alcuni esploratori si fecero attrarre anche dalle leggende narrate intorno alle “sette città d’oro”, che dovevano trovarsi oltre il deserto che divide il Messico dagli attuali Stati Uniti, molti molti chilometri più a nord.

La spedizione di Francisco de Coronado – 1540/1542

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L’esploratore Francisco Vasquez de Coronado partì dal Messico alla ricerca delle mitiche città, ma non trovò altro che pueblos, in quello che oggi è il Nuovo Messico. Una storia raccontata da un nativo lo convinse però ad attraversare le Grandi Pianure, al di là delle quali doveva trovarsi Quivira, una città dove tazze d’oro erano appese agli alberi.

Coronado e il suo esercito, con la guida indiana – Dipinto di F. Remington

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Nel 1541, Coronado arrivò a Quivira, un villaggio esteso con circa 200 case dal tetto di paglia e grandi campi coltivati a mais e fagioli, ma neanche la minima traccia d’oro. Se ne tornò quindi in Messico, ma le leggende intorno alla città non morirono.

Un villaggio Wichita del 19° secolo, che somiglia a quello descritto da Coronado nel 1541

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Nel 1601, l’esploratore Don Juan de Oñate partì con settanta soldati, alla ricerca della mitica città. Attraversò le Grandi Pianure, finché non incontrò dei guerrieri nativi, che sembravano pronti a combattere. Erano gli antenati degli indiani poi chiamati Wichita, che Oñate chiamò Rayados, perché avevano i volti dipinti e tatuati a strisce.

Monumento a Don Juan de Oñate

Fonte immagine: Advanced Source Production via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0 

Quando gli spagnoli però entrarono nella loro città, Etzanoa, la trovarono vuota: migliaia di indigeni avevano preferito abbandonare il loro territorio, fuggendo più a nord. La città, posta alla confluenza tra due fiumi, contava 2.000 case di grandi dimensioni, ognuna delle quali poteva ospitare comodamente una decina di persone; intorno, grandi campi coltivati, ma nessuna traccia dell’oro tanto bramato dai conquistadores.

La città perduta di Etzanoa era stata descritta in alcuni racconti dei soldati di Oñate, ma nessuno ha mai saputo dove fosse, fino a che un archeologo della Wichita State University (Kansas) non ha iniziato a fare ricerche vicino ad Arkansas City. Gli scavi hanno dati risultati sorprendenti: Etzanoa era una città che contava all’incirca 20.000 abitanti, forse più grande di Cahokia, considerato il maggiore insediamento di nativi americani a nord del Messico.

Perline usate dai Wichita per commerciare – 1740 circa

Fonte immagine: Uyvsdi via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

I soldati di Oñate, spaventati dalle dimensioni di Etzanoa, che si estendeva per decine di chilometri, decisero di tornare verso sud, ma incrociarono centinaia di bellicosi guerrieri nativi. Erano gli Escanxaques, nemici dei Wichita, che comunque attaccarono gli spagnoli. Ci fu una cruenta battaglia, durante la quale i conquistadores usarono i loro quattro cannoni contro le frecce dei nativi. Sessanta dei settanta armati spagnoli furono feriti, ma alla fine riuscirono a ritirarsi.

Punte di freccia trovate a Etzanoa

 Foto di Donald Blakeslee

I racconti delle loro avventure furono considerati poco affidabili, come esagerazioni di soldati in cerca di gloria, soprattutto dagli storici che ritenevano più credibile la narrazione fatta da una spedizione francese, che cento anni dopo trovò nella zona solo una natura apparentemente incontaminata.

Lo studente Adam Ziegler mostra una scheggia di palla di cannone spagnola da lui trovata a Etzanoa

Foto di Donald Blakeslee

Invece, il ritrovamento di tre palle cannone (insieme a molti altri reperti) rinvenute vicino ad Arkansas City, ha confermato che quello era il luogo della battaglia tra gli spagnoli e i nativi Escanxaques: l’archeologo Donald Blakeslee aveva finalmente individuato la mitica città di Etzanoa. Le “tonnellate” di schegge di selce e frammenti di argilla, che nel corso di diverse generazioni la popolazione locale aveva trovato nella zona, insieme ai reperti rinvenuti dal team di Blakeslee, hanno dimostrato che i vecchi racconti degli spagnoli circa un mega-insediamento di nativi era vero.

Le bandierine indicano la posizione di reperti trovati nel terreno di Etzanoa

Fotografia di Donald Blakeslee

I Wichita, dopo il 1600, furono probabilmente decimati dalle malattie portate dagli spagnoli, ma con la scoperta di Etzanoa si può conoscere molto di più della loro cultura. Coltivavano mais, fagioli e zucche, cacciavano i bisonti anche se non avevano cavalli, e mantenevano una fitta rete commerciale che si estendeva per quasi mille chilometri, mentre gli scavi hanno portato alla luce resti di case e granai.

Un luogo sacro di Etzanoa, usato per benedire l’acqua

Immagine da video

La scoperta della città perduta cambia la visione della storia delle Grandi Pianure, considerate finora un territorio abitato solo da popolazioni nomadi: “Quindi questo non era un posto remoto. Le persone facevano scambi (commerciali) e vivevano in enormi comunità. Tutto ciò che pensavamo di sapere si rivela sbagliato” , afferma Blakeslee, che vorrebbe aprire aprire un centro interattivo in grado di attirare studenti, archeologi e turisti. Sempre che la comunità Whicita, che oggi conta 3000 persone, sia d’accordo…

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!