Etty Hillesum: la scrittrice olandese vittima dell’olocausto e il suo diario filosofico

Esther Hillesum, per tutti Etty, era nata il 15 gennaio 1914 a Middelburg, provincia della Zelanda, sudovest dei Paesi Bassi, al numero 77 della Molenwater. La famiglia Hillesum si era trasferita in Olanda per il lavoro del padre Levie, insegnante di greco e latino, afflitto da alcuni problemi di sordità e cecità che nel 1940 lo porteranno a lasciare l’incarico per ordine governativo. La madre di Etty si chiamava Riva Bernstein ed era di origine russa, trasferitasi in Olanda per evitare le violente rivolte antisemite in patria (“pogrom”).

Etty Hillesum frequentò il ginnasio a Deventer (città natale del famoso falsario olandese Han van Meegeren), dove il padre aveva preso incarico come vicepreside, e dopo il diploma abbandonò la casa paterna per vivere ad Amsterdam insieme ai fratelli minori Micha, abile pianista, e Jaap, studente di Medicina. Anche Etty si iscrisse all’Università (facoltà di Giurisprudenza) e soprattutto cominciò a nutrire un certo interesse politico, unendosi a un corpo studentesco di sinistra e antifascista.

Etty Hillesum nel 1940 ca.

Fotografia di sconosciuto di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Nel 1937, la ragazza trovò impiego presso la residenza di Hans Wegerif, un contabile rimasto solo col figlio dopo la perdita della moglie. Etty lo aiutava nella gestione domestica e ben presto i due iniziarono una relazione. Due anni dopo, era il 1939, la Hillesum si laureò in Legge con indirizzo di Diritto pubblico. ma i suoi interessi culturali avevano preso già un’altra strada.

In quel periodo iniziarono le prime limitazioni per la popolazione ebraica in Olanda, che in quegli anni contava circa centoquarantamila ebrei, ma la giovane donna continuò a studiare – portò a termine anche un corso di lingua e letteratura russa – e principiò a impartire le prime lezioni all’Università di Amsterdam.

Nella casa dell’anziano Wegerif, intanto, Etty viveva insieme alla cuoca Kathe Fransen e a un altro studente, Bernard Meylink, iscritto alla facoltà di Chimica. La fidanzata di quest’ultimo seguiva le lezioni tenute dallo psicochirologo tedesco Julius Spier, allievo di Carl Gustav Jung, noto psichiatra, e nel marzo del 1941 Bernard, consapevole della passione di Etty per la psicologia analitica junghiana, invitò la ragazza a partecipare a un incontro.

“Cos’è la psicochirologia?” si chiese a questo punto la donna.

La psicochirologia, fondata dallo stesso Spier, è lo studio della forma della mano, delle dita, delle unghie, delle linee del palmo considerato in relazione all’indagine scrupolosa degli aspetti motori e psicologici del soggetto d’analisi, il tutto finalizzato a delineare un quadro completo della personalità, del talento, dell’inclinazione lavorativa, della predisposizione a sviluppare una data patologia e a esperire particolari accadimenti personali.

Etty, incuriosita, rivolse il suo palmo all’osservazione analitica di Spier e dopo la lezione, affascinata dalla sua natura carismatica, prese la decisione di lasciarsi guidare da Spier nella propria ricerca esistenziale, cercando grazie al terapeuta di alleviare il proprio “caos interiore” e le sue frequenti emicranie. Oltre alla lettura chirologica, lo psicochirologo tedesco le consigliò una serie di esercizi fisici da praticare tutte le mattine e di dedicarsi alla scrittura diaristica, come attività di sostegno terapeutico,  una pratica in voga tutt’oggi e conosciuta col termine “Journaling”.

Fu così che l’8 marzo 1941, nella camera in cui alloggiava al 27 di Courbetstraat, Etty Hillesum iniziò ad annotare su un taccuino i suoi pensieri in modo spontaneo e liberatorio, spesso rivolgendosi alla sua guida che indicava con la sola iniziale S. Con Julius Spier, Etty condivise pure un’alterna passione, che non interferì però con le relazioni che entrambi già vivevano.

Etty Hillesum nel 1939 ca.

Fotografia di sconosciuto di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Nei quaderni del suo lungo diario, la giovane donna cominciò a esprimere con intensità la sua intimità a volte convulsa. Prendendo nota delle osservazioni del mondo che la circondava e delle sofferenze del popolo per le leggi razziali, il suo stile elegante e raffinato piano piano prese forma. Lo stesso Spier, riconoscendole la passione per la lettura, le consigliò di approfondire la letteratura biblica e in particolare la spinse alla lettura di Sant’Agostino d’Ippona, il grande filosofo vissuto tra il IV e il V secolo, che influenzò la sua personale considerazione di responsabilità etica e la sua crescente passione religiosa poco percepibile nelle prime pagine del memoriale, ma sempre più chiara e potente nei quaderni finali.

Negli ultimi anni, grazie alle letture di Rainer Maria Rilke e Fëdor Dostoevskij, era cresciuto nella donna un sentimento di sofferenza verso la spiritualità, come se si sentisse preda di un continuo smarrimento, ma grazie al supporto di Spier, la Hillesum rielaborò quelle letture in un percorso di ricerca esistenziale, che secondo lo stesso terapeuta, doveva condurla a diventare la donna che era già, seppur inconsapevolmente.

Infine la lettura analitica di Martin Heidegger, importantissimo filosofo esistenzialista del Novecento, contribuì a formare pienamente il pensiero della giovane scrittrice. Dalle pagine centrali del suo diario, infatti, emerge un rafforzarsi della sua personalità, della sua consapevolezza; se nelle prime pagine aveva dichiarato la poca osservanza religiosa, lo smarrimento affettivo, forse alimentato anche da un complesso rapporto con la madre, d’indole dominante, nelle ultime pagine, Etty Hillesum mostrò una maggiore padronanza emotiva e in questa inedita forza interiore vide Dio, dentro di sé, che placò ogni suo antico tormento psicofisico.

Etty sentì animarsi di una nuova forza, che rappresentò per lei la capacità d’amare, amare in modo assoluto se stessa e il suo prossimo con gratitudine. E a Dio si rivolse nelle ultime pagine delle sue memorie, mentre descriveva gli orrori nazisti.

Nella seconda metà del 1942, quando le limitazioni contro gli ebrei erano mutate in persecuzioni sempre più forti e dopo una breve esperienza come dattilografa al Consiglio Ebraico, Etty Hillesum decise di partire per il campo di transito di Westerbork, dove venivano raggruppati gli ebrei e gli zingari olandesi prima del trasferimento finale nei lager nazisti. Qui lavorò come assistente sociale, in aiuto ai più bisognosi.

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Julius Spier, intanto, era già morto il il 15 settembre di quell’anno, per cause naturali, e la donna lo aveva ricordato con le sue parole:

“Etty, dobbiamo accettare le nostre pause […] l’intelligenza non è solo mentale, ma è soprattutto dell’anima”.

Il bagaglio emozionale lasciatole la salvò dal vuoto che la morte di Spier portò nella sua vita. Allo stesso tempo, però, la sua salute si era gravemente compromessa a causa di un’ulcera che le procurava tanta debolezza fisica. Ciononostante, Etty rifiutò senza esitare ogni possibilità di nascondersi, perché sentiva sacrosanto condividere il destino della sua gente.

La Bahnrampe, la rampa dei treni, all’interno del campo di Auschwitz-Birkenau

Fotografia di Stanislaw Mucha (Bundesarchiv, B 285 Bild-04413) condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

Il 5 luglio 1943 i collaboratori del Consiglio Ebraico persero il loro “status speciale”, venendo considerati alla stregua di tutti gli altri ebrei deportati nel campo. Nel frattempo anche i genitori della donna e il fratello Micha furono catturati e condotti il 7 settembre nel famigerato campo di sterminio di Auschwitz.

Leive e Riva Hillesum morirono subito dopo l’arrivo nelle camere a gas del lager. Etty, che non avrebbe mai abbandonato la sua famiglia, non si oppose alla sua deportazione ad Auschwitz, dove trovò la morte anche lei, in quello stesso anno, il 30 novembre, a soli 29 anni. Micha morì il 31 marzo 1944, mentre l’altro fratello, Jaap, finito in un convoglio di prigionieri liberati dai russi nell’aprile del ’45, perì nei pressi di Lubben, Germania, a causa delle precarie condizioni fisiche in cui affrontò il viaggio di ritorno in patria.

Prima di partire Etty consegnò il suo diario a Maria Tuinzing, amica e coinquilina nella residenza di Wegerif, perché consegnasse personalmente il manoscritto allo scrittore Klaas Smelik, confidando in una pubblicazione postuma. Dopo una prima edizione illegale nello stesso 1943, diffusa per sostenere gli ebrei in fuga, il diario fu pubblicato solo nel 1986 grazie alla figlia di Smelik, Johanna, con l’aggiunta di alcune lettere di Etty alla sezione del Consiglio Ebraico .

Attraverso il suo memoriale è stato possibile comprendere come Etty, riappropriandosi della propria interiorità, abbia scoperto Dio e la fede e come la giovane donna abbia trovato la forza di affrontare il suo destino, senza odio, ma colma di un amore tale da placare ogni suo male oscuro e capace di rivolgersi con perdono anche a coloro che ne decretarono a morte.

Il pensiero della scrittrice olandese, letto in chiave filosofica, ci pone davanti a una riflessione importante, ossia la necessità per l’essere umano di non perdere la centralità della propria coscienza morale in virtù di qualcos’altro, concependola come una bussola che ci orienti nella continua ricerca di noi stessi, per superare quei momenti di vuoto del nostro stesso “Essere” che per natura, come sosteneva il filosofo tedesco Martin Heidegger, è “problematico e indefinibile”. Ma che nella sua temporalità originaria che lega passato, presente e futuro, tale natura umana è sempre presente e in relazione nel mondo con tutto ciò che lo circonda. Riconoscere l’estrema possibilità dell’esistenza, la sua limitatezza non come un’ imperfezione, ma come l’estrema e certa possibilità dell’esistere (“Sein Zum Tode”, vale a dire essere per la morte) e accettarla anche con il linguaggio, ci permette di ritrovare il vero senso e il valore della nostra esistenza nella sua bellezza e  autenticità.

Life Interrupted. Monumento in ricordo di Etty Hillesum

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Fotografia di FaceMePLS condivisa via Wikipedia con licenza CC BY 2.0

Etty Hillesum ormai abbagliata dalla bellezza della vita, affrontò serena la sua morte. La giovane è ricordata oggi con un monumento chiamato “Life Interrupted” e installato a Deventer, paese della sua adolescenza.

Stefany Savoca

Stefania si è laureata in filosofia, dedicandosi all'insegnamento pur mantenendo tanti hobby artistici nel cassetto. Sogna pareti addobbate dai libri, ama il cinema in ogni su aspetto, e ogni cosa che fa ha quasi sempre la musica come sottofondo.