Il cannone è una delle armi protagoniste degli scenari bellici da ormai molti secoli, e dal XV secolo sino alla Seconda Guerra Mondiale ha rappresentato forse l’arma decisiva dell’esito della maggior parte delle battaglie di terra. Data la sua popolarità e diffusione, praticamente ovunque dall’Asia all’Europa, il suo utilizzo come mezzo di esecuzione fu corrente almeno dal XVI secolo sino al XIX secolo, anche se ultimamente il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, sembra aver tristemente reintrodotto la pratica.

La fotografia sottostante mostra un condannato iraniano, del quale non si conosce il nome, posizionato di schiena di fronte alla bocca di un cannone. L’anno di esecuzione non è precisato, ma si sa che furono gli anni ’90 dell’800. Di lì a pochi istanti il corpo del ragazzo sarà disintegrato in mille pezzi.

Lo spettacolare e disumano metodo di esecuzione fu largamente impiegato dai colonialisti portoghesi fra il XVI e il XVII secolo, dallo Sri Lanka al Mozambico sino al Brasile. George Carter Stent (1833-1884) descrisse il processo come segue: “Il prigioniero è generalmente legato a un cannone con la parte superiore della schiena appoggiata alla sua bocca. Quando il cannone fa fuoco si vede la testa che salta in aria per circa 10 metri, le braccia volano via a destra e sinistra e cadono a decine di metri di distanza; la gambe si accasciano a terra sotto la bocca del cannone, mentre il corpo è letteralmente spazzato via, non ne si vede più traccia“.

Nonostante la semplicità del metodo, di cui è impossibile immaginare il dolore del condannato e il suo stato di agitazione precedente allo sparo, le cose non andarono sempre per il verso giusto. Durante un’esecuzione di massa nel 1857 nei pressi di Ferozepur, in India, l’ordine era di sparare una cartuccia a salve. Alcuni sabotatori caricarono con delle munizioni di mitraglia la canna. Molti spettatori furono colpiti a morte dai proiettili, mentre i feriti più fortunati dovettero farsi amputare gli arti colpiti.

Quando si verificava un’esecuzione col cannone, gli uccelli e i cani si aggiravano rapaci nei pressi della piazza, attendendo il proprio turno per mangiare le parti che venivano scaraventate ovunque. L’impero che impiegò maggiormente questo metodo di esecuzione fu quello britannico, naturalmente non in patria ma in India, raggiungendo il picco di condanne per colpo di cannone durante fra il 1857 e il 1858, quando si dovette reprimere la rivolta dei Sepoy.

Sotto, una drammatica fotografia mostra gli ufficiali britannici che uccidono decine di Indiani legati al cannone:

L’impiego di pene capitali meno dolorose per il condannato, fra cui è possibile ricordare la Ghigliottina francese in uso sino agli anni ’70, rese questo metodo soltanto un terribile ricordo dell’epoca vittoriana.

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...