Una donna strana, piena di contraddizioni. In Austria dicono che “una fata cattiva doveva essersi appoggiata sulla sua culla quando è nata”. Elisabetta Maria, chiamata Erszi in famiglia, era nata a Laxenburg il 2 settembre 1883, unica figlia di Rodolfo d’Asburgo e di Stefania del Belgio.

Erszi con la madre Stefania:

Orfana del padre a soli 6 anni, sicuramente captò l’atmosfera della corte viennese dove sua madre Stefania era tollerata e mantenuta malvolentieri in quanto la si riteneva responsabile della vita sciagurata e della morte di Rodolfo. Non ebbe mai un buon rapporto con la madre, parteggiava nonostante tutto sempre per il padre.

La nonna Elisabetta fu sempre molto tiepida, se non assente, nei rapporti con i nipoti.
Le due figure che amava erano il padre, del quale conservava un bel ricordo, e il nonno Francesco Giuseppe, che per lei stravedeva e le concedeva tutto, viziandola..

Nel 1900 la madre si risposò con il conte Lonyay, perdendo tutti i titoli imperiali e lasciando Vienna. Erszi non perdonò mai alla madre questo matrimonio, che giudicava un tradimento della memoria del padre.

Con la madre:

Il principe Alberto del Belgio l’aveva presa in considerazione per il matrimonio, ma il Re Leopoldo rifiutò il suo permesso.

Nel 1901 conobbe a un ballo Otto zu Windisch-Graetz. Lui era fidanzato, ma lei se ne innamorò e fece pressioni sul nonno affinché permettesse il matrimonio. Le riserve del nonno erano evidenti, lui già fidanzato e all’oscuro della passione della nipote, la famiglia Windisch-Graetz di rango inferiore a quella imperiale, ma tanto fece Erszi per convincerlo che alla fine lui accondiscese. Convocò Otto e gli ordinò di sposare la nipote. Lui, militare, obbedì, sicuramente era un matrimonio al di sopra di ogni più rosea aspettativa, lei era una delle più belle principesse del tempo, giovane, ricchissima e veniva da una delle famiglie più importanti dell’epoca.

A diciotto anni:

Si sposarono il 23 gennaio 1902 nella cappella della Hofburg. Francesco Giuseppe conferì a Otto il titolo di principe. Il giorno prima Erszi aveva rinunciato a ogni diritto di successione per lei e per i suoi figli, pur conservando i titoli. Il contratto di nozze prevedeva che i beni restassero di sua proprietà, ma venissero amministrati dal marito che le avrebbe dato una cifra mensile per le sue “piccole spese”.

Otto venne destinato a Praga e primi tempi furono abbastanza sereni, i primi due figli nacquero nel 1904 e 1905.

Otto ed Erszi il giorno del matrimonio:

Erszi, che passava molto tempo a Vienna, faceva controllare il marito, del quale era gelosissima. Quando venne a conoscenza di una relazione con la cantante Marie Ziegler, tornò immediatamente a Praga e giunta al cospetto della coppia sparò alla donna. Qui le versioni sono discordi. Per alcuni la uccise, per altri invece no, comunque il fatto venne messo a tacere e i testimoni lautamente ricompensati per il silenzio.

Erszi aveva comprato un marito, ma non il suo amore..

Lei aveva delle pretese, era una donna moderna, amava il lusso, frequentava caffè viennesi, aveva vita sociale ma voleva di più, voleva l’amore. Nacquero altri due figli nel 1907 e l’unica femmina nel 1909 ma il matrimonio non migliorò.

Ebbe una relazione, ritenuta vergognosa, con un ufficiale di marina, Egon Lerch. Nel 1913 pretese il controllo dei suoi beni e voleva essere lei a passare al marito una somma per le piccole spese, non il contrario. Il marito, al corrente della relazione, cercò di nasconderla, forse per evitare lo scandalo o forse per non perdere l’appannaggio.

Egon Lerch:

Con i primi due figli nel 1905:

Erszi voleva la separazione e ne informò l’imperatore, ma la cosa era per lui inammissibile. La separazione di fatto arrivò solo dopo la morte di Francesco Giuseppe, nel 1916.

Erszi con i quattro figli:

Erszi arrivò a chiedere aiuto al nuovo Imperatore perché intercedesse per la separazione legale, ma Carlo e la moglie Zita, cattolicissimi, ne furono inorriditi e rifiutarono. Alla fine del 1918, Erszi, diventata solo la signora Windisch-Graetz , avendo firmato la rinuncia alla successione non venne esiliata, e si iscrisse al partito socialista.

Nel 1921, quando ormai l’Impero Austro-Ungarico era solo un ricordo, conobbe Leopold Petznek, presidente della Corte dei Conti, un attivista di origini modeste, sposato con una donna ricoverata in ospedale psichiatrico e con un figlio. Completamente affascinata iniziò con lui una lunga relazione. E così l’ex arciduchessa, ora soprannominata Arciduchessa Rossa, cominciò a partecipare alle sfilate dei lavoratori del primo maggio, lei che non aveva mai lavorato un solo giorno e viveva in una villa con la servitù, impiegati domestici che di ore ne lavoravano 10 al giorno. Dopo aver venduto il castello di Schoenau, che era stato un regalo del nonno, comprò una villa a Huetteldorf, dove visse tutto il resto della vita, in mezzo a ricordi, mobili e argenteria di famiglia.

Nel 1924 ottenne la separazione e iniziarono le lotte per la custodia dei figli. Data la vita disordinata di lei, furono assegnati tutti al padre, ma Erszi era abituata ad ottenere tutto quello che voleva. Il Partito Socialista, che era ora al potere in Austria e che veniva lautamente sovvenzionato da Erszi, la sostenne fino a intervenire nella causa e farle affidare tutti i figli. Otto perdeva tutto e, sostenendo in tribunale che era ancora un uomo giovane e sano e poteva lavorare, non avrebbe più avuto alcun aiuto economico. Appena ebbero l’età avviò i figli a imparare professioni umili, operaio, tornitore, benzinaio. Forse qui si crearono le prime fratture familiari.

Nel 1925 troncò anche i rapporti con la madre, che la riteneva indegna e folle, e non si rividero mai più nei 20 anni prima della morte dell’anziana, che la diseredò.

Con l’avvento del nazismo, l’Anschluss e la guerra, Erszi e Leopoldo restarono tranquilli nella villa, ma quando nel 1944 Leopoldo fu arrestato e internato a Dachau lei si rifugiò in un convento vicino. I suoi beni erano già stati tutti trasferiti quando questa fu requisita dall’Armata Rossa.

Leopold Petznek:

Leopoldo rientrò nel 1947, Erszi era tornata a vivere nella villa quando fu questa requisita dall’Alto Commissariato Francese e dovette nuovamente lasciarla. Il 1948 portò finalmente il divorzio con Otto Windisch-Graetz e Erszi potè sposare Leopoldo, restato vedovo, col quale viveva a Vienna.

Erszi e Leopold:

La villa le venne restituita solo nel 1955. Nel 1956 morì Leopoldo, uno dei figli era già morto nel 1939 e nel 1952 morirono Otto e un altro figlio. I rapporti con i figli superstiti non erano buoni e i contatti si riducevano solo a brevissime visite che lei non gradiva. Rimasta ormai sola, si vedeva soltanto spesso con il figlio di Petznek, al quale era affezionata. Aveva rotto ogni contatto con i familiari, viveva in solitudine con i suoi cani.

Elisabetta Maria d’Asburgo-Lorena morì il 16 marzo 1963. Nelle sue ultime volontà scrisse che solo Otto Petznek dovesse esserne informato, e non la sua famiglia. Voleva anche l’eutanasia per tutti i sui pastori tedeschi. Lasciava tutti i ricordi e i beni di casa Asburgo all’Austria, perché non fossero dispersi, e ora si trovano al Kunsthistorisches Museum. La targa dei donatori al museo la indica come Signora coniugata Petzneck.

Con un abito disegnato da Gustav Klimt:

La villa era già stata venduta da Erszi all’Austria e non entrava quindi in eredità. Eredità che comunque pare ammontasse a 15 milioni di scellini nel 1963, ovvero più di un milione di euro, una cifra enorme all’epoca.

Non trovo traccia di cosa ne sia stato degli eredi naturali, i figli continuarono a vivere dei loro impieghi. Per sua disposizione è sepolta in una tomba anonima nel cimitero di Huetteldorf.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.