In questi tempi di clausura a causa del diffondersi del Coronavirus la fantasia di molti ha iniziato a trovare coincidenze di ogni tipo, più o meno complottistiche. Su social come Facebook e Whatsapp ha iniziato a girare un foglietto di carta con scritto:

  • 1720: Peste
  • 1820: Colera
  • 1920: Influenza Spagnola
  • 2020: Coronavirus

Con l’ironica frase finale “Nel 2120 non mi fottono, non mi faccio trovare”.

Ma le epidemie sono davvero tanto cicliche da ripresentarsi ogni 100 anni?

La realtà storica è ben diversa dall’immaginazione. Le epidemie mortali, che in antichità venivano chiamate genericamente peste dalla parola latina “pestis – distruzione, grande malattia”, da cui la parola ancor oggi in uso “pestilenza”, sono apparse in modo del tutto casuale.

Una delle prime epidemie di cui si ha memoria storica è quella di Atene, nel 430 a.C., che si protrasse per circa 4/5 anni fino al 425 a.C.. Noi moderni non sappiamo quale morbo afflisse gli abitanti del Mediterraneo, e le ipotesi sulla malattia che sterminò una consistente parte della popolazione sono, oltre alla peste bubbonica, anche il tifo, il vaiolo, il morbillo e molte altre.

Molti secoli dopo la “Peste di Atene”, nel 165-180 ci fu la “Peste Antonina”, un’epidemia di vaiolo che uccise circa 5 milioni di persone, una fetta consistente della popolazione dell’Impero Romano.

Il Trionfo della Morte:

Dopo la divisione dell’Impero Romano e la sua prosecuzione a Oriente, nel 541 vi fu la decisiva “Peste di Giustiniano”, di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato, che ebbe conseguenze politiche di enorme rilevanza e che diede un decisivo scossone al ribasso alla demografia Europea. L’epidemia tornò a ondate minori sino al 750, provocando in tutto dalle 50 alle 100 milioni di vittime e condizionando drammaticamente la vita di quei secoli.

Durante tutto il periodo che va dal 750 al 1347 l’umanità conobbe una relativa libertà dalle pestilenze, che consentì alla popolazione mondiale di crescere come mai prima nella storia. Nel 1347 la scure della morte nera si abbatté sull’Europa, e cambiò radicalmente la società e l’economia del nostro continente.

Dal 1347 al 1353 morirono circa 20 milioni di persone, un terzo degli europei dell’epoca

Dopo la prima letale epidemia, la peste si ripresentò a ondate di circa 6/12 anni, continuando a mietere vittime che avevano poche possibilità di scampo.

E proprio durante il XV secolo le autorità cittadine iniziarono a prevedere delle misure per prevenire il contagio, e in questo periodo nacquero i primi lazzaretti in città come Venezia o Milano, e in moltissime altre dell’odierna Italia.

L’abito del medico della peste in un disegno del 1656

Anche grazie alle misure di contenimento, le epidemie furono in parte arginate, ma nel 1630 il morbo colpì nuovamente l’Europa con grandissima virulenza. E’ la peste raccontata ne “I Promessi Sposi”, per questo detta anche “peste manzoniana”, che uccise circa 1 milione di persone nell’Italia settentrionale su un totale di 4 milioni di abitanti.

La sentenza data ai rei di vari avvelenamenti a Milano nell’anno 1630:

Le epidemie non si fermarono nel XVII secolo, e colpirono in anni diversi l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e i Paesi Bassi, e ovunque lo scenario di morte era simile alle altre città del continente.

Nel 1720 la Peste colpì duramente in Francia, diventando celebre come “Peste di Marsiglia”, uno degli ultimi casi in cui la morte nera si portò via il 25% della popolazione di un’intera zona.

Scena della peste del 1720 a la Tourette (Marsiglia), tavola di Michel Serre. La sepoltura dei morti a la Tourette del Cavalier Roze, fu un esemplare intervento dello Stato, e oggetto di numerose rappresentazioni iconografiche:

Nel XIX secolo la peste uccise decine di milioni di asiatici, in particolare Indiani e Cinesi, a partire dal 1855 sino ad arrivare alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1918.

Il Colera, citato nel foglietto, iniziò la sua marcia di morte nel 1816 dall’Asia e raggiunse l’Europa e gli Stati Uniti fra il 1829 e il 1850 circa, rimanendo in circolazione sino al 1875 circa. Nonostante il Tifo fosse largamente diffuso fra i reggimenti delle tante campagne militari di tutto il XIX e inizio XX secolo, la pandemia che viene ricordata è la celebre “Influenza Spagnola”, che fra il 1918 e il 1920 uccise dalle 50 alle 100 milioni di persone.

Anche se la nostra memoria è molto breve, la Spagnola non fu l’ultima epidemia a mietere milioni di vittime

Negli anni ’50 ci fu l’Asiatica H2N2, che fece 70 mila vittime, poi quella di Hong Kong, del ceppo H3N2, e poi la SARS, nel 2002. Più rilevante ancora fu l’influenza suina, che nel 2009 interessò dalle 700.000 alle 1,4 miliardi di persone e uccise almeno 150.000 di queste, con le stime più azzardate che parlano di almeno mezzo milione di morti.

Come è evidente, è difficile trovare una ciclicità nella diffusione delle epidemie non solo a livello di secoli, ma anche solo a livello di decenni. Con buona pace delle fantasiose teorie del complotto “pandemico”.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...