Emilio Salgàri è uno scrittore che ha fatto sognare intere generazioni di lettori.

I suoi personaggi – Sandokan, il Corsaro nero, oppure Tremal Naik, per citarne solo alcuni – sono eroi intrepidi e fedeli ai propri ideali di libertà, eppure profondamente umani, entrati a far parte dell’immaginario collettivo grazie anche alle trasposizioni cinematografiche di successo succedutesi nel corso degli anni.

Scrittore prolifico di 80 romanzi storici e di avventura e di un centinaio di racconti ambientati nei luoghi più disparati del pianeta, Salgàri è il primo autore italiano di best sellers dalla straordinaria risonanza internazionale (Che Guevara, suo accanito lettore, dichiarava di aver letto ben 62 suoi romanzi) ma pose fine ai suoi giorni in miseria, snobbato dal mondo letterario.

La sua parabola di vita si consuma tra due date: il 1862, quando nasce a Verona, ed il 1911, quando muore suicida a Torino

Da giovanissimo si appassiona ai romanzi di Jules Verne e di Robert Louis Stevenson, desidera viaggiare, divenire capitano di marina, esplorare mondi lontani. È figlio della sua epoca, fatta di grandi contraddizioni, di colonialismo e di emigrazione, di innovazioni scientifiche e di resistenze al cambiamento. Nel 1869 l’inaugurazione del Canale di Suez ha intensificato i traffici dell’Europa con l’Oriente ed accresciuto la fascinazione europea per l’esotismo, per l’universo distante e idealizzato che la sensibilità letteraria romantica immagina conturbante e misterioso.

Emilio Sàlgari e Luigi Motta:

A Venezia, Emilio Salgari segue i corsi del Regio Istituto Tecnico e Nautico “Paolo Sarpi”, ma li abbandona al secondo anno, senza riuscire a ottenere il sospirato diploma di capitano di lungo corso. Dichiarerà sempre di aver terminato gli studi e di aver viaggiato in lungo ed in largo per il mondo, anche se la sua unica esperienza di mare sarà una modesta navigazione delle coste dell’Adriatico di tre mesi, a bordo della nave “Italia Una”.

Il Continente Misterioso

Rientrato nella città scaligera, il giovane diviene giornalista per “La nuova Arena” e nel 1888, dopo due giorni di battage pubblicitario che vedono Verona ricoperta di manifesti raffiguranti una tigre, sul giornale esce la prima puntata de “La tigre della Malesia”: è nato Sandokan, il personaggio più famoso e amato di Salgàri. Il successo è immediato, alimentato anche da fattori quali il boom dell’editoria popolare, la diffusione dei giornali illustrati e la moda del romanzo di appendice.

Dal 1898 al 1900 abita a Sampiedarena (che all’epoca non era stata ancora inglobata in Genova) in una casetta proprio sotto la Lanterna vicina alla sede del suo principale editore del periodo, Giulio Donath, nella quale una mareggiata violentissima sfonda le finestre e allaga lo studio, rovinando numerosi manoscritti in corso di redazione.

Il successivo trasferimento in Piemonte con la moglie Ida e con la figlia Fatima, in cerca di un futuro migliore grazie a un nuovo contratto con l’editore Speirani, dapprima nella quiete Canavese, poi a Torino, nel 1900, segna una fase altamente proficua della storia di Salgàri scrittore. Una volta a Torino, poiché gli capita di ricevere visite di lettori e ammiratori, per intrattenerli fa inscenare alla moglie e ai figli, vestiti con improvvisati costumi esotici, delle scene tratte dai suoi libri, che riscuotono sempre un grande successo.

Il Corsaro Nero

Vengono alla luce l’uno dopo l’altro gli eroi dei suoi romanzi, spesso vittime del potere coloniale britannico, che combattono contro le ingiustizie nelle remote Antille, nelle Indie o in Africa. I lettori dell’Italia da poco unificata si appassionano alle loro avventure. I temi sono quelli dell’onore, degli ideali da difendere sino alla morte, dell’amore contrastato, della vendetta mortale, dell’intrepido coraggio. Perennemente in bilico tra romanticismo e melodramma, i personaggi sono resi vivi e pulsanti tramite brevi battute dialogiche, che restituiscono l’immediatezza dell’azione, sebbene talvolta a scapito dell’indagine psicologica.

Le Tigri di Mompracem

Salgàri compensa la mancanza di conoscenza diretta dei luoghi che descrive, con uno studio maniacale delle ambientazioni: raggiunge la Biblioteca civica centrale di Torino quotidianamente e consulta mappe e racconti di viaggi esotici, si documenta sulle enciclopedie che descrivono la flora e la fauna di terre lontane e ne trae spunto per le sue storie. Nascono così le trame intriganti e storicamente accurate che conquistano i lettori anche per la semplicità, che segue spesso un collaudato archètipo letterario in cui il protagonista, votato alla vendetta per un antico torto subito, infrange la legge, ma osserva un antico codice d’onore che gli assicura la fedeltà assoluta dei seguaci. I suoi antagonisti sono avventurieri senza scrupoli, che incarnano una legge che spesso non coincide con il profondo sentire dei popoli e che provoca nei lettori l’immediata identificazione nell’eroe, che combatte per vedersi assicurata la giustizia.

Il Figlio del Corsaro Rosso

Talvolta il bene ed il male nei romanzi assumono confini sfumati, e un’azione apparentemente condannabile a livello morale appare giustificabile conoscendo i retroscena che l’hanno prodotta. Più spesso l’amore provato dagli eroi salgariani nei confronti delle eroine – talvolta imparentate con i propri nemici, come lady Marianna Guillonk, o Honorata Wan Guld – consente loro di raggiungere un porto di pace, seppur temporaneo.

Le Meraviglie del Duemila

I romanzi hanno quasi sempre dei finali aperti, che lasciano spazio a successivi volumi: nascono così dei veri e propri cicli, i più famosi dei quali sono il ciclo dei “Pirati della Malesia” e il ciclo dei “Pirati delle Antille”.

Se i lettori leggono avidamente i romanzi di Salgàri, i critici letterari tuttavia guardano con disprezzo alla sua produzione, bollandola come letteratura di evasione, e gli educatori considerano diseducative le morti violente di alcuni personaggi. Unica soddisfazione per lo scrittore scaligero è il conferimento del titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia”, nel 1897, su proposta della regina d’Italia Margherita di Savoia.

I Misteri della Giungla Nera

Soprattutto, la situazione finanziaria di Salgàri rimane precaria a dispetto della popolarità.

Non è mai stato dotato di spirito pratico e la sua cattiva amministrazione degli introiti letterari gli hanno sempre reso faticoso sbarcare il lunario. La malattia mentale della moglie inoltre, con le conseguenti gravose spese mediche da sostenere, e la nascita di quattro figli, lo condannano a scrivere ininterrottamente, spesso senza aver neppur il tempo di rileggere le proprie pagine prima di inviarle all’editore.

Il 1911 è l’anno fatale: l’amata Ida viene internata definitivamente in un manicomio e lui non trova più la forza di continuare

Sotto, la moglie di Sàlgari Ida Peruzzi:

La mattina del 25 aprile, dopo aver lasciato tre lettere indirizzate ai quattro figli, ai direttori di giornali ed ai suoi editori, esce di casa per non farvi più ritorno: ha pianificato tutto nei dettagli.

Ai figli comunica il luogo dove rinvenire il suo cadavere e si descrive, in tono melodrammatico, come un vinto

Agli editori ordina di pagare le spese per il suo funerale, il meno che possono fare – dal suo punto di vista – essendosi arricchiti alle sue spalle. Prende poi commiato da essi con un sarcastico:

Vi saluto spezzando la penna

Infine sale sul tram, come fa sempre, ma stavolta non si dirige in biblioteca.

Si dirige in una zona collinare di Torino e si toglie la vita con un rasoio, ferendosi atrocemente, quasi seguendo il rituale di suicidio dei samurai, un modo romanzesco per uscire di scena.

Si conclude in questo modo drammatico la vita di uno degli scrittori più amati del secondo Ottocento italiano

I suoi funerali si svolgono in una Torino distratta, affollata di autorità alla vigilia dell’inaugurazione dell’Expo. Il feretro di Salgàri viene seguito dalla gente comune che l’ha tanto amato e da tanti, tanti giovani.

Una famiglia segnata dalla tragedia quella di Salgàri, in cui anche il padre e i figli Romero e Omar morranno suicidi, mentre Nadir, il figlio più giovane, perirà in seguito alle ferite di un incidente stradale.

Il Francobollo dedicato a Salgari per il centenario della morte, nel 2011:

Dopo la morte si susseguono le produzioni apocrife, che tentano inutilmente di imitare la produzione dello scrittore scomparso, ripetendone i successi presso il pubblico.

È soprattutto la filmografia che perpetua nel Novecento il mito di Salgàri.

La modernità dei suoi personaggi è testimoniata dalla fortunata serie televisiva “Sandokan”, del regista Sergio Sollima, del 1976, interpretata da Kabir Bedi e da Carole Andrè, che rende popolarissima la figura della “Tigre della Malesia”, le cui rivendicazioni di dignità e di umanità restano immortali come quelle dell’eterna lotta tra il Bene ed il Male.

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.