Elizebeth Smith Friedman (1892-1980) non è un nome molto conosciuto nemmeno nel proprio paese, gli Stati Uniti. Certamente lei non cercava fama o notorietà dopo essersi laureata in letteratura inglese nel 1916, si augurava piuttosto una vita tranquilla, da trascorrere leggendo l’amato Shakespeare, scrivendo favole e allevando bambini. Invece non andò così, perché la storia ci mise di mezzo due guerre mondiali (e qualche famigerato gangster).

Elizebeth Smith Friedman

Immagine di pubblico dominio

Tutto comincia nel 1916, in una biblioteca di Chicago dove Elizebeth, fresca di laurea in letteratura inglese e appassionata di Shakespeare, va ad incantarsi davanti a una rara prima edizione del “First Folio” del grande poeta inglese. Poi, parlando con il bibliotecario, gli racconta del suo amore per Shakespeare e butta lì che sta cercando un lavoro, magari legato proprio alla ricerca letteraria.

Il bibliotecario fa una telefonata che cambia per sempre la vita di Elizebeth: chiama George Fabyan, un eccentrico personaggio con stravaganti convinzioni e consistenti risorse economiche da dedicare alla dimostrazione delle proprie teorie. Il milionario era convinto (come altri all’epoca) che in realtà, dietro alle opere del drammaturgo inglese, ci fosse un ghost writer,  nientemeno che Sir Francis Bacon. Per i suoi laboratori, installati nella meravigliosa tenuta di Riverbank, in Illinois, Fabyan aveva assunto una squadra di ricercatori con un compito ben preciso: decrittare i presunti messaggi segreti che Bacon, per svelare l’inganno, aveva lasciato nelle opere di Shakespeare.

Elizebeth Smith Friedman e George Fabyan

Fonte immagine: George C. Marshall Foundation

Inutile dire che il lavoro su Shakespeare e Bacon non porta a nulla, ma nel frattempo Elizebeth si sposa con un altro dei ricercatori di Riverbank, William Friedman, e soprattutto scopre il proprio straordinario talento nel decodificare messaggi segreti.

William ed Elizebeth Friedman

Fonte immagine: Fotografia di Daderot di pubblico dominio via Wikipedia

Nel 1917, quando gli Stati Uniti entrano in guerra a fianco degli Alleati, non sono dotati di apparati di intelligence: l’NSA e la CIA non esistono, e nessuno riesce a comprendere il significato dei messaggi in codice captati via radio. Di fatto, in tutto il paese, solo quella “banda di pazzi” di Riverbank è in grado di dare una mano.

Alla fine della guerra i Friedman si trasferiscono a Washington, pensando di condurre una vita tranquilla. Invece il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti decide altrimenti: Elizebeth è una risorsa indispensabile per combattere la criminalità organizzata, in particolare i contrabbandieri che in quegli anni di proibizionismo usano messaggi radio codificati per sfuggire alla guardia costiera. La Friedman non si tira indietro neanche quando viene il momento di testimoniare in aula contro criminali estremamente pericolosi, del calibro di Al Capone.

Fonte immagine: George C. Marshall Foundation

Tuttavia, il contributo fondamentale per il bene del suo paese (e non solo), Elizebeth lo fornisce durante la Seconda Guerra Mondiale, riuscendo a decrittare i messaggi in codice delle innumerevoli spie naziste mandate in Sud America.

Elizebeth Friedman e la sua squadra, solo con l’aiuto di carta, penna e cellule grigie, decodificano oltre 4000 messaggi dei nazisti, smantellando di fatto le reti di spionaggio tedesche in Sud America.

Eppure, nessuno sa nulla di lei e del suo fondamentale contributo nella lotta al nazismo. Non solo perché la sua attività  è classificata come “Top Secret Ultra”, ma anche perché il direttore dell’FBI, Edgar Hoover, prende per sé e la sua Agenzia il merito di questo lavoro, senza che la Friedman, tenuta al segreto, possa contestarlo.

In alcune lettere scritte dopo la guerra, traspare una certa amarezza di Elizebeth per il mancato riconoscimento della sua attività, ma tant’è:

In un’epoca in cui per le donne era difficile anche solo frequentare il college, chi avrebbe creduto che proprio una donna guidava una squadra addetta a decodificare (quasi) impossibili codici di criminali nazisti?

Fonte: Jason Fagone “The Woman Who Smashed Codes”

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.