Elena e il gioco: cosa dice la nostra ricerca?

Il gioco è fondamentale per tutti i bambini: non a caso, esso viene considerato come una tappa che ciascuno deve affrontare per diventare grande e sviluppare le competenze necessarie per la vita di tutti i giorni.
In questo articolo non parleremo tanto della concezione di gioco dal punto di vista pedagogico, in quanto già affrontato in precedenza dalla Dott.ssa Segrada nell’articolo “L’importanza del gioco e dell’apprendimento a partire dalla prima infanzia”, ma piuttosto faremo una panoramica dell’esperienza di Elena e dei cambiamenti avvenuti con il passare dei mesi.

Iniziamo col dire che la bambina, fin da quando aveva solo pochi giorni di vita, è stata avvicinata alle flaschards, ovvero cartoncini con semplici immagini di oggetti di vita quotidiana, inizialmente in bianco e nero e, successivamente, a colori. Già prima dei tre mesi i suoi genitori le proponevano giornalmente libri di stoffa, pupazzi, una quantità di stimoli visivi che stavano facendo crescere in lei una certa inclinazione all’osservare.
Tra i tre e i sei mesi la bambina ha iniziato a giocare con la “palestrina” e la tastiera a essa collegata: muovendo i piedini poteva toccare i tasti e produrre dei suoni. Uno strumento che ha spinto Elena a sperimentare ogni volta cose nuove e nel frattempo a stimolare la sua curiosità, ad allenare la capacità di afferrare e spostare gli oggetti, un esercizio fondamentale per la coordinazione oculo-manuale.
È in questo periodo che sono iniziate le prime attività di travaso e di manipolazione: gli oggetti dopo essere stati osservati venivano spostati da un contenitore all’altro.

Ovviamente, non sono mancati i giochi all’aperto che hanno contribuito a rinforzare alcune competenze apprese in precedenza. Elena è sembrata sempre molto attratta da quello che si trovava attorno a lei: foglie, fiori, legnetti, tutti oggetti misteriosi e da studiare.

Se inizialmente si limitava a osservali da lontano e a indicarli, crescendo, anche grazie all’aiuto dei suoi genitori, ha iniziato a prenderli, toccarli, annusarli, a indicarne il colore, la forma e facendo analogie con altri oggetti.

Nel corso dei mesi, il raggiungimento di alcune tappe fondamentali nel percorso di crescita un bambino, come l’alzare la testa, lo stare seduti, il mangiare le pappe in autonomia, l’iniziare a camminare hanno permesso a Elena di sperimentare giochi via via più complessi. Se inizialmente i travasi venivano fatti con delle palline, più tardi sono stati utilizzati dei mandarini, successivamente delle granaglie, e così via. I libri tattili hanno fatto spazio a libri con immagini, ad albi illustrati.

La presenza costante dei genitori ha aiutato la piccola a sentirsi libera di sperimentare, toccare con mano, aspetto fondamentale per lo sviluppo delle abilità cognitive, manuali, fisiche e linguistiche. Ricordiamo che il gioco aiuta il bambino a crescere, e un’attività che ai nostri occhi appare semplice e banale, per un bambino può trasformarsi in una vera e propria “palestra”, portando benefici sotto diversi punti di vista.

In questi primi anni di vita di Elena, non sono mancati i giochi con le costruzioni, ma anche manipolazione con pasta modellabile, oppure attività di pittura. Ogni bambino, come sappiamo, ha attitudini diverse, c’è chi preferisce i travasi e chi invece ama colorare; noi genitori, insegnanti, educatori dovremmo assecondare i nostri figli, i nostri alunni nello svolgimento di queste attività e spronarli a provare, a sperimentare, a giocare con la fantasia. Non proponiamo del materiale “pronto all’uso”, prepariamo dei fogli, del materiale di riciclo, dei colori e aspettiamo che sia il bambino a prenderci per mano e a creare un gioco insieme.

Un’altra riflessione importante riguarda il gioco simbolico, meglio conosciuto come “il far finta di…”. Innanzitutto, questa attività, permette di fare esperienze fisiche, sensoriali, relazionali; il bambino comunica mettendosi così in relazione con l’altro. Vengono riproposte attività di vita quotidiana così come vissuti personali che con l’aumentare dell’età acquisiscono una valenza diversa.

Da quando Elena ha iniziato la scuola dell’infanzia, per esempio, capita spesso che imiti l’insegnante mentre fa lezione; la mamma o il papà sono invece chiamati a partecipare come studenti. Non mancano inoltre momenti in cui sono i personaggi dei libri o di oggetti appena appena disegnati a prendere vita: dei disegni gelati diventano animati e iniziano a parlare.

Le situazioni ricreate sono davvero numerose. Il bambino stesso diventa soggetto attivo di questo processo e fruitore dei benefici legati al gioco. Non esistono più veli tra la realtà e la finzione. Se noi adulti abbandoniamo quei freni ci bloccano, scopriremo che anche noi “cresciamo” insieme ai nostri figli o ai nostri studenti, un valore aggiunto da portare con noi per tutta la vita.

a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni


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