Nel 2018, la premier britannica Theresa May ha istituito una struttura governativa che, di primo impatto, potrebbe sembrare quantomeno bizzarra, se non si basasse su una vera e propria piaga nazionale; stiamo parlando del “Minister for Loneliness”, ovvero il Ministero per la Solitudine.

“Per troppe persone, la solitudine è una triste realtà della vita moderna”, ha affermato la May sulla falsariga del lavoro precedentemente imbastito da Jo Cox, deputata laburista uccisa da un colpo di pistola nel 2016. Prima della sua prematura morte, Cox aveva infatti istituito una “commissione contro la solitudine”, poi trasformata in Ministero e affidata a Tracey Crouch, allo scopo di prendersi cura di nove milioni di cittadini britannici dimenticati e trascurati.

Semplicemente soli

A portare su carta e inchiostro il “problema solitudine” dei cittadini oltremanica e a farne un caso letterario mondiale, è stata la scrittrice scozzese Gail Honeyman, con il suo romanzo best-seller “Eleanor Oliphant sta benissimo”.

Tra le pagine di questo libro, dal quale nel prossimo futuro verrà tratto un film prodotto e interpretato da Reese Whiterspoon, c’è tutto il necessario per vivere quasi sulla propria pelle le giornate, le ore, i minuti, di una donna sola; di una solitudine talmente totalizzante, estrema e iperbolica da risultare, fortunatamente, lontana dalla vita quotidiana di molti di noi. Eppure, quella di Eleanor è una storia vecchia e nuova perché racconta un male di cui si parla ancora troppo poco ma che colpisce sempre più persone e con sempre più violenza: la depressione. Una condizione, nel caso della protagonista, nata dall’abbandono, cresciuta fianco a fianco proprio con la solitudine e comodamente sistemata e accoccolata in un mondo fatto di indifferenza e superficialità.

Potrebbe essere un classico bildungsroman, l’intramontabile romanzo di formazione in cui il protagonista, per dirla “shakesperianamente”, nasce sotto una cattiva stella e trascorre tutto il tempo del libro a tentare la scalata verso i pioli più alti della società e verso la crescita personale.

Non è un caso, a questo proposito, che il libro preferito della protagonista sia Jane Eyre, che è uno dei capisaldi della letteratura di formazione britannica. Sfumature di Charlotte Brontë, dunque, ma a cui non guasta anche un pizzico di Oliver Twist perché le disgrazie capitate alla protagonista sono talmente numerose, profonde e sconvolgenti che l’ombra di Dickens non può non incombere, prima o poi, durante la lettura. L’ispirazione c’è e si vede, insomma; la grande differenza tra quei celebri romanzi e il nostro “Eleanor Oliphant sta benissimo”, la fa il tempo.

La società inglese è ovviamente cambiata dall’epoca vittoriana e, con essa, sono cambiati i problemi che la affliggono e se all’epoca i grandi scrittori si dedicavano a raccontare la  sofferenza della classe lavoratrici e la lotta per l’emancipazione femminile; ora i libri come quello di Gail Honeyman parlano di un mondo in cui le malattie mentali, a cominciare da ansia e depressione, sono in esponenziale aumento, in cui fare amicizia e comunicare senza il filtro posto da telefoni e tablet sembra sempre più difficile, in cui i social network hanno sostituito buona parte dell’interazione umana e persino proporsi per un caffè e chiacchiere tra colleghi d’ufficio può essere una sfida.

Ed è la stessa Honeyman a raccontare di aver costruito il personaggio di Eleanor ispirandosi alle parole di una giovane donna inglese che asseriva di essere talmente sola da non parlare con anima viva durante i weekend, in attesa di ritornare a lavoro il lunedì.

Ma che misure sono state o verranno prese dal Minister for Loneliness per combattere la battaglia contro la solitudine?

Molte, fortunatamente, di cui alcune particolarmente interessanti, come l’iniziativa varata dal Governo in collaborazione con la Royal Mail, grazie alla quale ai postini di Liverpool, New Malden e Whitby è stato richiesto di includere un controllo sulle persone sole delle rispettive città nel loro giro di consegne quotidiano.

Oltre a questo, sono stati introdotti programmi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salute mentale, in particolare in riferimento alle scuole e agli ambienti lavorativi, e sono sono stati stanziati fondi per creare, in tutto il paese, nuovi spazi e strutture in cui le persone possano incontrarsi, praticare sport, condividere passioni e attività e, soprattutto, sentirsi meno sole.

Bibliografia: https://www.gov.uk/ – https://www.nytimes.com

Cristina Vitagliano
Cristina Vitagliano

Sono una scrittrice di libri dark, laureata in Lingue e Letterature Moderne con una tesi sul mio maestro e scrittore preferito; Edgar Allan Poe. Scrivo, lavoro come addetta stampa e traduttrice, poi scrivo ancora e, quando mi capita, scrivo. Il mio principale hobby è la cucina, la mia band preferita sono i Red Hot Chili Peppers e sono una bevitrice compulsiva di tè.