Effetto Pigmalione: l’insegnante che condiziona il destino dell’Alunno

Prendi uno psicologo tedesco naturalizzato statunitense, Robert Rosenthal, e fagli condurre un esperimento sull’intelligenza dei bambini. Prendi un gruppo di ragazzi di una scuola in California e fagli un test del QI a inizio anno. Prendi il gruppo di insegnanti che li accompagnerà e di’ loro che alcuni dei ragazzi (scelti a caso e non in base ai risultati del test del QI) sono molto dotati, davvero intelligenti. Torna a fine anno nella scuola e guarda il rendimento dei ragazzi scelti a caso, cosa otterrai?

Il risultato dell’esperimento si chiama effetto Rosenthal o effetto Pigmalione, ovvero la prova sperimentale che la considerazione dell’insegnante condiziona il rendimento dell’alunno. I ragazzi saranno migliorati in modo significativo perché l’insegnante ha creduto di avere a che fare con persone molto intelligenti, predisposte allo studio, e li avrà stimolati nell’apprendimento, consentendo loro di sviluppare al meglio le proprie capacità.

Quello di cui ho parlato è lo studio Rosenthal–Jacobson, svoltosi in California a metà degli anni ’60, i cui risultati sono stati pubblicati nel libro Pygmalion in the Classroom – Pigmalione in Classe, uscito nel 1968, nel quale si afferma che il QI degli studenti esaminati e “incoraggiati”  era migliorato in modo significativo rispetto a inizio anno. L’affermazione e il criterio di studio attrasse numerose critiche, è bene specificarlo sin da subito, e in particolare lo psicologo Robert Thorndike sostenne che i risultati del test del QI erano assolutamente privi di significato perché, ad esempio, i risultati medi di QI di un’intera classe erano nel range delle persone con ritardi mentali.

Rosenthal ribatté dicendo che anche se i risultati iniziali del test erano errati non invalidavano il successivo aumento. Poi si son scornati come solo i ricercatori sanno fare, ma il concetto alla base di tutto rimane, ovvero un effetto positivo della stima dell’insegnante nel rendimento scolastico e nello sviluppo delle capacità dell’alunno.

Il che, a parte lo studio del professor Rosenthal, è una consuetudine sociale che tutti noi abbiamo verificato almeno una volta nella vita. Riporto la definizione Wikipedia dell’effetto Pigmalione che è semplice e diretta, così capiamo in modo rapido: “Se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato, lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come l’insegnante lo aveva immaginato”.

L’aspettativa degli insegnanti quindi, ma non solo. Dei genitori, degli amici più cari, dei compagni di vita: quando qualcuno mostra stima di noi tendiamo a migliorare, se invece veniamo denigrati o sottovalutati non svilupperemo le capacità in modo completo per i nostri talenti. Se è qualcosa di facilmente intuibile a livello di esperienza personale, lo studio del Professor Rosenthal, che all’epoca insegnava ad Harvard non proprio l’ultimo venuto, mise nero su bianco quella che è una sensazione diffusa.

E ora ci si potrebbe chiedere, ma perché il nome “Pigmalione”?

Come spesso accade per questo tipo di effetti ci si rifà alla mitologia greca e romana. Filostefano di Cirene, nel III secolo a.C., racconta di Pigmalione, re di Cipro, che era talmente innamorato di una statua eburnea Afrodite da arrivare a pensarla reale, una donna in carne ed ossa, arrivando a prodigarsi in tenerezze e amplessi con lei. Ovidio, che aveva letto Filostefano e a lui si è ispirato, nelle Metamorfosi fa innamorare Pigmalione, un artista, di una statua raffigurante una donna, talmente infatuato da chiedere alla dea Afrodite di farla diventare una persona in carne ed ossa. La dea fu tanto condiscendente da esaudirlo. Lo scultore tornò a casa dal tempio e trovò al posto della statua una donna in carne ed ossa, che diede all’uomo una figlia chiamata Pafo.

Pigmalione e Galatea di Agnolo Bronzino (1530):

Ma il “Pygmalion di Rosenthal” non si rifà né a Filostefano né a Ovidio, bensì alla commedia di George Bernard Shaw del 1912, che deriva in un certo qual modo dal mito greco di Pigmalione, nella quale un insegnante inglese, Henry Higgins, cerca di addestrare una fioraia di umilissime origini, Eliza Doolittle, ai modi garbati della classe abbiente londinese. Il risultato lo conosciamo tutti e viene mostrato nel film “My Fair Lady”, con una strepitosa Audrey Hepburn nei panni di Eliza Doolittle, che stupisce tutti e diventa una vera e propria dama d’alta classe. Prima della pellicola del 1964 ce n’era stato un altro del ’38 e tutta una serie di rappresentazioni teatrali, celebri all’epoca quanto il colossal Hollywoodiano.

Faccio un’ultima considerazione rispetto all’effetto Pigmalione, un avvertimento nei confronti di chi deve avere cura e insegnare ai più piccoli. Così come la stima nello studente o nel figlio avrà effetto positivo, una considerazione negativa riguardo la persona o la poca convinzione nelle sue capacità porterà il bambino a rimanere limitato, a non sviluppare appieno i suoi talenti.

La questione è talmente pericolosa che Maria Montessori, molto prima degli studi del Professor Rosenthal, se ne era occupata in prima persona, stabilendo nel suo codice deontologico di come un professore non dovesse, in nessun modo e a nessun costo, pensar male di un studente, in quanto questo semplice pensiero avrebbe condizionato il rendimento e lo sviluppo mentale dell’alunno.

Il bambino infatti sarà portato a pensare che un giudizio negativo dell’insegnante risulterà decisivo nel denigrare i suoi risultati, e penserà che il proprio impegno sia gettato al vento per il solo fatto che l’insegnante ha un pregiudizio su di lui. Ma non solo. Se l’insegnante dà credito a un alunno anche le persone che hanno rapporti con lui, i genitori o i compagni, ne avranno stima, e si instaurerà un circolo di positività in grado di amplificare le capacità del singolo. Al contrario, un insegnante negativo nei confronti di una specifica persona convincerà anche gli altri dei suoi limiti, con facili e intuibili conseguenze negative.

In pratica l’effetto pigmalione è una profezia che si auto-avvera. Tanto più gli insegnanti o i genitori stimano le nostre capacità, tanto più saranno alte le probabilità che queste incrementeranno. Al contrario, tanto più la stima di chi è predisposto a emettere dei giudizi è bassa, tanto più i nostri talenti ne verranno ridimensionati, arrivando ad avverare la profezia in senso negativo. Chi è predisposto a giudicare gli altri, siano essi insegnanti professionisti ma anche genitori, allenatori o qualsiasi altra figura legata al mondo dell’educazione, dovrebbe partire da un pensiero positivo riguardo i propri alunni, cercando di incoraggiarli anche di fronte a momentanei insuccessi. Purtroppo, questo, non sempre accade.

Per chi è interessato ad approfondire l’argomento questo il link al libro di Rosenthal, disponibile in Italia su Amazon, mentre questo il link al libro di George Bernard Shaw.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...