Edward Gorey (1925 – 2000) è stato un illustratore e scrittore americano, autore di libri molto noti nel mondo anglosassone e negli ultimi anni tradotto e pubblicato anche in Italia.

I suoi disegni sono caratterizzati da uno stile neogotico molto riconoscibile, e da un umorismo nero e ironico che anticipa quello di Tim Burton.

I protagonisti dei libri di Gorey sono bambini sui quali si accumulano infinite disgrazie: cadono dalle scale, si strozzano mangiando, affogano, si perdono nella nebbia, soffocano sotto il tappeto, sono strangolati, pugnalati, presi a colpi d’accetta.

E muoiono

Le espressioni dei loro volti più che terrorizzate appaiono stupefatte, come se la disgrazia li avesse colti di sorpresa, come se non se l’aspettassero proprio.

U come Una, che scivolò dentro un tombino:

Le storie presentano situazioni assurde che si susseguono a ritmo incalzante, senza pause. Le illustrazioni sono elegantissime, ambientate in un mondo che ricorda l’età vittoriana e la Belle Epoque, con bambini vestiti alla marinara, adulti indifferenti, paesaggi spettrali, interni cupi.

I protagonisti hanno espressioni inermi e stupefatte, mentre il tratto elegante accentua nel lettore la sensazione di distacco e di indifferenza: non sono disegni che vogliono suscitare empatia, la loro chiave di lettura è l’ironia.

The Hapless Child:

In alcune storie compaiono anche fantasmi, scheletri e animali immaginari, sempre in equilibrio tra il macabro e l’assurdo. I libri di Gorey sono classificati nella categoria “libri per ragazzi”, tuttavia Gorey dichiarava apertamente di non amare i bambini.

Qual è il bersaglio ironico di Gorey?

Non i bambini, ma l’immagine stereotipata dei bambini che è stata elaborata dalla società adulta benpensante. L’ironia di Gorey è rivolta al sistema di educazione borghese, in cui il premio segue in modo automatico il buon comportamento, senza spazi per eccezioni, deviazioni dalla norma, interpretazioni personali:

In definitiva senza nessuna libertà

Questa critica è evidente in The Gashlycrumbs Tinies or, After the Outing pubblicato per la prima volta nel 1963 (tradotto e pubblicato in italiano da Logos “I piccini di Gashlycrumbs” nel 2013), probabilmente il suo libro più famoso.

The Gashlycrumbs Tinies è un abbecedario ironico in rima, in cui a ogni lettera dell’alfabeto corrisponde il nome di un bambino e il suo modo di morire.

Il senso di questo abbecedario è più chiaro se si fa un confronto con analoghe opere educative molto diffuse nel mondo anglosassone, in cui l’apprendimento dell’alfabeto veniva associato a regole morali e alla religione. In particolare nel XVIII e XIX secolo c’era stata una grande diffusione di libri per bambini in cui a ogni lettera dell’alfabeto corrispondeva un personaggio della Bibbia, con in sintesi la sua storia, o un concetto legato alla dottrina religiosa.

The Gashlycrumbs Tinies è un rovesciamento ironico di questi libri moraleggianti per l’infanzia, e al tempo stesso un’opera che libera un mondo immaginario e fantastico ed esprime le paure nascoste negli incubi e nell’inconscio degli adulti.

L’anticonformismo delle illustrazioni rispecchia la personalità del loro autore: Edward Gorey era un uomo eccentrico, amava vestirsi in modo inusuale ed eclettico, mescolando lo stile vintage con dettagli gotici, come anelli elaborati, abbinati a sneakers colorate.

In particolare amava i cappotti di pelliccia e arrivò a possederne 21, ma negli anni ‘80, dopo aver fatto amicizia con alcuni procioni che si erano avvicinati alla sua casa, cambiò idea, rinunciò alle pellicce e lasciò i suoi beni alla causa animalista. In un’intervista pubblicata su Vanity Fair nel 1997 alla domanda “Chi è il più grande amore della tua vita?” aveva risposto “I gatti”.

Al gusto di Gorey nell’abbigliamento sembrano essersi recentemente ispirati alcuni brand di moda tra i più diffusi nel mondo anglosassone, ad esempio TopShop.

Paola Moro
Paola Moro

Vivo in un paese di campagna, dove l’orizzonte piatto fa sembrare il mondo senza confini. Insegno italiano e latino in un Liceo. Amo i gatti. Leggo qualunque cosa, cammino e d’inverno nutro i pettirossi. Scrivo per condividere ricerche, pensieri, curiosità.