Per Albert Einstein, genio indiscusso della fisica e uomo dai molteplici interessi, l’unico “problema insolubile” era rappresentato dal figlio minore, Eduard.

Albert Einstein è uno scienziato che non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è praticamente sinonimo di “genio”. E se la sua carriera scientifica è ben nota a tutti, sono forse meno conosciuti alcuni aspetti della sua vita personale.

Albert Eistein e Mileva Marić

Quando ancora frequentava l’Istituto Politecnico di Zurigo conobbe Mileva Marić, prima donna ammessa a frequentare il corso di Fisica nel prestigioso ateneo svizzero, più grande di lui di quattro anni. Albert e Mileva si sposarono nel 1903, ma già un anno prima avevano messo al mondo una figlia, Lieserl, il cui destino non è certo: forse fu data in affidamento e probabilmente morì di scarlattina ancora piccola. Albert non la vide mai.

Eduard con il fratello maggiore Hans Albert – 1917


La coppia ebbe poi altri due figli, Hans Albert, nato nel 1904, ed Eduard, nato nel 1910.

Eduard Einstein con i genitori


Albert e Mileva divorziarono solo nel 1919, anche se il loro matrimonio era finito già da diversi anni: fin dal 1912 Einstein, che si era trasferito a Berlino con la famiglia, aveva intrecciato una relazione con la prima cugina Elsa (dalla quale non ebbe figli). Nel 1914 Mileva tornò a Zurigo insieme ai figli, dove Hans Albert si laureerà in ingegneria nello stesso Istituto frequentato dai genitori, ed Eduard inizierà gli studi di medicina.

Eduard era un bambino di salute cagionevole, appassionato di musica, poesia e con un animo forse troppo sensibile. Le opere di Freud lo fecero appassionare alla psichiatria, tanto da convincerlo a iscriversi alla facoltà di medicina dell’Università di Zurigo. Intanto Einstein era già diventato una figura di primo piano nel mondo scientifico, ed Eduard probabilmente se ne sentiva schiacciato:

A volte è difficile avere un padre così importante perché ci sente così poco importanti

Eduard Einstein


Anche a lui capitò di innamorarsi di una donna più grande di lui durante gli anni dell’università, ma loro relazione si concluse male. Da allora il ragazzo iniziò a manifestare dei problemi psichici, e nel 1930 gli fu diagnosticata una forma di schizofrenia grave. Nel 1932 venne ricoverato in una clinica per malattia mentali, il Burghölzli di Zurigo, dove, secondo il fratello Hans, le terribili cure dell’epoca, come l’elettroshock, finirono per peggiorare le sue condizioni.

Einstein con la seconda moglie, Elsa

Nel 1933 Einstein, che nel frattempo aveva sposato Elsa, fuggì dalla Germania e dalle persecuzioni naziste. Prima di scappare negli Stati Uniti passò dal Burghölzli, per prendere con sé Eduard, che accettò di suonare il pianoforte con il padre, ma non di partire insieme a lui.

Fu l’ultima volta che si videro

Il ragazzo, e poi l’uomo, passò il proprio tempo affidato alle cure della madre, ma quasi sempre ricoverato al Burghölzli, dove rimase definitivamente dopo la morte di Mileva, scomparsa nel 1948. La donna aveva dedicato la sua vita al figlio malato, tra ristrettezze economiche e difficoltà di ogni genere, dovute anche all’impossibilità di comunicare, durante la guerra, sia con Albert Einstein sia con il primogenito Hans Albert, che aveva raggiunto il padre negli Stati Uniti.

Eduard morì a 55 anni, il 25 ottobre del 1965, dieci anni dopo la scomparsa del padre. Lui, genio della fisica e simbolo di una libertà di pensiero spesso irriverente, non riuscì mai a trovare il coraggio di rivedere quel figlio oppresso dalla follia e dalla figura di un padre con il quale era impossibile confrontarsi.

Il caso Eduard Einstein, di Laurent Seksik racconta la storia dello sfortunato figlio del genio della fisica, e quindi anche del “lato oscuro nell’epopea di un gigante”.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.