In un remotissimo arcipelago sperduto tra le inquiete acque dell’Oceano Atlantico meridionale vive una piccola comunità, l’insediamento umano più remoto al mondo, che in qualche modo ha realizzato un’utopia: la popolazione segue tutt’ora le regole di uguaglianza fissate da William Glass, che fu tra i primi colonizzatori e governatore dell’isola di Tristan da Cunha, unico luogo abitato dell’arcipelago omonimo.

Veduta aerea. Fotografia di NASA condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

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Scoperto agli inizi del 1500 dal navigatore portoghese Tristão da Cunha, dopo diversi tentativi infruttuosi di creare un insediamento umano sull’unica isola abitabile, nel 1816 il Regno Unito lo proclamò territorio della Colonia del Capo, in Sudafrica, che è la terra continentale più prossima all’arcipelago, distante circa 2500 chilometri, mentre oggi appartiene al britannico territorio d’oltremare di Sant’Elena.

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Il primo nucleo di colonizzatori era composto da 67 persone, tra cui 10 donne, 12 bambini e 38 militari, ma due anni dopo la comunità contava appena 4 persone. Tra i molti andirivieni dei coloni l’insediamento, ribattezzato nel 1867 Edimburgo dei sette mari, ha visto periodicamente drastiche diminuzioni di abitanti, che talvolta aumentavano quando qualche naufrago, arrivato fortunosamente sull’isola, decideva di rimanervi.

Localizzazione di Edimburgo dei sette mari:

Accadde per esempio a due italiani, i camogliesi Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, che facevano parte dell’equipaggio di un brigantino incendiatosi in pieno Atlantico. Tutto l’equipaggio si salvò, e fu ospitato dai Tristaniani; i due marinai liguri decisero di fermarsi sull’isola, e ancora oggi i loro discendenti fanno parte della comunità, che attualmente conta 267 persone, e vive in condizioni di isolamento estremo, perché Tristan da Cunha non dispone né di aeroporto, e nemmeno di un porto dove possano attraccare navi da carico.

Veduta sul paese, fotografia di michael clarke stuff condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Ricevere regolarmente delle merci è ancora un problema, perché devono essere trasbordate dalle navi ancorate al largo su piccole barche che possano attraccare nel porticciolo, ma nonostante questo oggi l’isola è dotata di un ospedale, una scuola, una chiesa e un negozio di alimentari.

Malgrado le difficoltà, la vita sull’isola si svolge in modo semplice e pacifico, seguendo le regole del primo governatore: tutte le scelte che riguardano la comunità vengono condivise, non essendo presenti cariche gerarchiche. Qualsiasi decisione deve favorire l’intera popolazione, mai a scapito di un singolo individuo; manca quindi la proprietà privata, perché i beni della comunità appartengono a tutti, con una condivisione di spese e ricavi.

Nel 1961 l’intera popolazione fu evacuata a causa di un’eruzione vulcanica, e trasportata in Inghilterra. Quando, due anni dopo, i geologi dichiararono che il pericolo era passato, tutti decisero di tornare sull’isola, lontani da una vita forse più comoda, ma probabilmente meno “civile” di quella condotta su Tristan da Cunha.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.