La stampa internazionale la definiva la donna più potente d’Italia, eppure non aveva alcuna carica, solo un padre potente che la adorava, e che lei adorava, e un marito importante che scoprì di amare davvero quando era troppo tardi.

Edda nacque il 1° settembre 1910 a Forlì. I genitori non erano sposati, non venne battezzata e venne registrata all’anagrafe come figlia di Benito Mussolini e di madre N:N. Non è chiaro perché sia stata registrata in questo modo visto che la madre era Rachele Guidi. Certo è che la mancanza del nome della madre scatenò i soliti pettegolezzi che la volevano figlia di una delle tante amanti di Mussolini,

Mussolini la chiamò Edda, nome particolare, avendo apprezzato moltissimo la versione teatrale del dramma di Ibsen, Hedda Gabler.

Mussolini era un uomo importante e collaborava al giornale ‘Il Popolo’ di Cesare Battisti con dei romanzi brevi, Rachele era una ‘azdora’ una massaia romagnola. La famiglia viveva in miseria. La situazione migliorò quando il padre divenne corrispondente da Forlì dell’Avanti e ancor di più quando, trasferitosi a Milano con la famiglia, ne divenne il direttore.

Edda era quello che si dice un ‘maschiaccio’. Disdegnava i giochi femminili, giocava a calcio con i bambini. Era irrequieta, spericolata e ribelle, ma il padre le permetteva tutto, la voleva forte, senza vezzi femminili, non doveva piangere in nessuna occasione.

Mussolini lasciò la direzione del giornale a causa della sua posizione interventista, non in linea con il socialisti, ma con l’aiuto economico francese, che premeva per l’intervento italiano nella guerra, fondò ‘Il Popolo d’Italia’. Partì per la guerra che gli portò il tifo, una ferita, il matrimonio civile preteso da Rachele, due figli legittimi ed uno illegittimo, poi legittimato, da Irene Dalser che, pur ingannata con false promesse di matrimonio, ricerche recenti vedono più come instabile mentalmente e stalker più che vittima.

Dopo la Breccia di Porta Pia cercò l’appoggio della chiesa per puro opportunismo dato che detestava il clero, ma fece battezzare, e in seguito anche comunicare e cresimare, tutti e tre i figli.

Dato il nuovo prestigio della famiglia, Edda, che viveva ancora a Milano con la mamma e i fratelli, venne mandata al Regio Istituto della SS. Annunziata, dove studiavano tutte le giovani nobili, compresa Maria Josè, ma Edda non accettava lo snobismo, l’alterigia delle sue compagne e non sopportava neppure il severo regolamento. Scappò e il padre le concesse di continuare gli studi nella vecchia scuola.

A scuola andava bene, i voti erano buoni, tranne in condotta.

L’adolescente e giovane Edda era molto ammirata e corteggiata, ma il gelosissimo padre faceva piazza pulita di chi le si avvicinava. Era gelosissimo della figlia.

Edda era sportiva, e praticava equitazione, tiro con l’arco, nuoto ed era appassionata di pugilato e calcio. Tutti sport reputati all’epoca molto poco femminili. Guidava l’automobile (una delle prime italiane a farlo) indossava i pantaloni, i costumi succinti, perfino il primo due pezzi, fumava in pubblico, pur con le rimostranze del padre, ed era davvero sopra le righe.

Con la mascella forte e gli occhi rotondi non era propriamente bella, ma doveva avere fascino da vendere, come probabilmente ebbe il padre, che aveva avuto molte donne anche quando era un maestro e giornalista squattrinato, pur non essendo certo un adone. Nel 1929 si fidanzò con un ragazzo di buona famiglia, ma già durante la cerimonia ufficiale i due apparvero poco legati e in seguito, quando lui chiese a Mussolini a quanto sarebbe ammontata la dote della sposa, venne cacciato dal Duce, senza peraltro alcun dispiacere di Edda, che, già stanca, frequentava un altro.

Per la figlia, Mussolini voleva un buon partito, riteneva che il matrimonio l’avrebbe calmata, e cercava fra l’aristocrazia, perfino in casa Savoia. Galeazzo Ciano, figlio di Costanzo che era conte, non per nobiltà quanto per nomina quale eroe della Beffa di Buccari, era uno dei possibili candidati. Prima che li facessero conoscere, i due si incontrarono casualmente ad un ricevimento nel gennaio del 1930, ma dopo soli tre mesi si sposarono.

Galeazzo Ciano:

Galeazzo, nato nel 1903 a Livorno, pur giovanissimo, aveva lavorato in Cina al Consolato italiano ed era rientrato in Italia nel 1929 per prendere servizio quale addetto all’ambasciata italiana presso la Santa Sede., nuova posizione dopo i Patti Lateranensi.
Il fidanzamento fu grandioso e il matrimonio degno di uno reale. Dopo la cerimonia Edda si mise alla guida, Galeazzo non guidava volentieri, e partirono per il viaggio di nozze a Capri.

Al rientro a Roma li attendeva il nuovo incarico di Galeazzo in Cina come Console Generale, la sua carriera aveva avuto un’impennata.

Da destra a sinistra: Yu Fengzhi (moglie di Zhang Xueliang), W.H. Donald (console australiano), Zhang Xueliang, Edda Ciano (al centro) a Pechino in Cina nel 1931:

Edda era felice in Cina. Si godeva l’ambiente della diplomazia internazionale, i ricevimenti, e quelli dei Conti Ciano erano fra i più apprezzati. Edda cominciò ad appassionarsi al poker, giocava notti intere, perdeva e mandava telegrammi al segretario del padre per essere foraggiata. Fumava e beveva come un uomo, ma aveva uno stuolo di ammiratori.
Nell’ottobre 1931 nacque Fabrizio, il primo figlio. In famiglia avevano la passione per i nomingnoli e così a Edda, che lui chiamava Deda, e a Galeazzo, che lei chiamava Gallo, si aggiunse Ciccino. I due erano innamorati anche se le loro liti erano furibonde. Galeazzo, così ”pacioccone” agli occhi di tutti, aveva un carattere collerico e stranamente Edda risultava sottomessa. Entrambi avevano quelli che definivano ‘piccoli flirts’, ovviamente lei doveva sopportare quelli di lui, ma lui mal tollerava quelli di lei e ne era geloso.

Vennero richiamati in Italia nel 1932, Edda era disperata, non solo non voleva lasciare la Cina, ma era pure nuovamente incinta, cosa che non avrebbe voluto. Raimonda, detta Dindina, nacque a Roma al loro rientro. Roma le apparve tristissima e provinciale, dopo i fasti cinesi. Mussolini nominò Ciano capo del suo Ufficio Stampa personale, alle dipendenze dirette della presidenza del Consiglio e non più del Ministero degli Esteri.
Edda non era molto amata in Italia, era sempre seria, poco sorridente, non amava la folla, lui invece era sempre sorridente, salutava, scherzava, era considerato un bonaccione. Il loro matrimonio, piuttosto libero, era oggetto di critiche ma le critiche più feroci erano rivolte a lei più che a lui, che invece frequentava molte altre donne.

L’avvento di Hitler al potere era guardato con sospetto, al loro primo incontro le opinioni non furono lusinghiere. Mussolini non si fidava, Ciano lo odiò a prima vista, Edda ne aveva avuto una sgradevole impressione e tutti e tre erano preoccupati per la serie di violenze che avvenivano in Germania e in Austria.

Galeazzo Ciano e Benito Mussolini:

Edda fu inviata in Gran Bretagna per dare un volto rispettabile al governo italiano, che puntava alla colonia in Etiopia, ed avversava la politica tedesca. Fu un enorme successo personale, presentata a corte fece un’ottima figura e perfino Giorgio V conversava con lei offrendole sigarette. Politicamente il successo fu minore e con la conquista dell’Etiopia arrivarono le sanzioni che portarono ad un avvicinamento alla Germania. Edda fu spedita in Germania per chiarire le intenzioni del fascismo.

Sì alla collaborazione, ma mai alla guerra dato che le forze armate erano ai minimi termini

Il viaggio in Germania cambiò Edda, ne tornò completamente affascinata. Venne ricevuta con tali onori da Hitler che la accompagnò in gite turistiche, venne invitata tutte i gerarchi, Goering, von Ribbentrop (che però odiò a prima vista), Himmler, von Neurath e Franck e ricevuta come una regina. Hitler aveva capito l’importanza di Edda, sapeva che avrebbe potuto influenzare il Duce e tenere calmo il marito, che giudicava un cretino, ma che poteva essere pericoloso, data la fresca nomina a Ministro degli Esteri.

I viaggi di Edda in Germania si susseguivano, e lei si avvicinava sempre più al nazismo e alla Germania, ne era completamente conquistata non rendendosi conto che la sua popolarità era una messa in scena per avvicinarla sempre di più ai loro scopi.

Sul lato personale il matrimonio di Edda scricchiolava. Galeazzo era geloso del successo della moglie e ne disapprovava il coinvolgimento politico, ma era consapevole che doveva a lei la sua folgorante carriera. Era pronto a chiudere un occhio e a sopportare le sregolatezze della moglie, mentre lei dal canto suo aveva pensato di separarsi ma il padre glielo aveva proibito, e giunsero ad un armistizio, ognuno avrebbe fatto la propria vita, propri amici, propri hobby, ma quando sembrava fossero separati in casa si riavvicinarono e il risultato fu il terzo figlio, Marzio, detto Mowgli, nato nel 1937.

Con Adhemar de Barros, durante una visita a San Paolo del Brasile, nel 1939:

Dal punto di vista politico Edda esultò alla firma del patto d’acciaio con la Germania mentre Ciano, molto più realista, che l’aveva dovuto firmare a Berlino, era disperato.

Dopo l’invasione della Polonia, con Ciano contrarissimo a Hitler, i rapporti fra il Duce e il genero si stavano raffreddando. Ciano si stava avvicinando a Vittorio Emanuele III e Umberto, col quale si incontrava spesso, mentre Edda, favorevole all’entrata in guerra, faceva pressioni sul padre affinché rompesse gli indugi, lo chiamava in continuazione, le sue erano le uniche telefonate che dovevano essere passate al Duce in qualunque momento, ed era in pieno fermento all’idea dell’intervento italiano.

Continuava a non dare importanza alle relazioni del marito al quale infilavano nel letto donne informatrici che riferivano ai tedeschi o al Vaticano o a Mussolini le dichiarazioni schiette e molto poco diplomatiche di Galeazzo.

Edda Ciano sulla copertina di Time del 1939:

I due si incontravano sempre meno, ormai facevano davvero vite separate, eppure furono sempre legati da un affetto profondo.

La relazione di Mussolini con Claretta Petacci fu un brutto colpo per Edda. Era furibonda con il padre e con tutta la famiglia Petacci, che giudicava una banda di approfittatori. Il legame fortissimo col padre stava cedendo, Claretta lo aveva allontanato dal potere della figlia, ed Edda era addolorata e furiosa.

Dopo lo scoppio della guerra Edda andò al fronte come crocerossina, anche senza averne la qualifica, e si comportò con coraggio e si fece benvolere, rischiando la vita. Nel 1942 ritornò in Germania, dove era stata così felice, ma le cose erano cambiate. Vide cose che non apprezzò, e non le fecero ovviamente vedere il peggio vietandole di viaggiare liberamente. Non era più acclamata come prima, la politica fortemente contraria di Ciano non era più tollerata.

Anche in Italia la stella dei Ciano si stava offuscando, Galeazzo non aveva più grande presa su Mussolini ed era quindi diventato inutile al Re, ed Edda aveva perso il suo potere sul padre. I Ciano negli anni si erano molto arricchiti e non erano più intoccabili. Venivano controllate le loro transazioni finanziarie, da dove risultava una ricchezza spaventosa, con gli italiani alle strette dalla mancanza di cibo dovuta alla guerra, i Ciano venivano accusati di sperperare milioni rubati all’Italia, senza contare le solite critiche per la loro condotta matrimoniale poco ortodossa.

Col 1943 iniziò l’anno più drammatico. Ciano venne licenziato dal Ministero degli Esteri, un defenestramente dietro il quale c’erano sicuramente dietro i tedeschi, ma Edda ne attribuì la colpa a Claretta e al clan Petacci per colpire lei e per avere mano libera nei loro affari, che si dimostravano ben più loschi di quelli dei Ciano.

Galeazzo divenne ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Mussolini era irremovibile:

La guerra doveva continuare

Ciano, il Vaticano e i Savoia erano convinti che le cose si mettessero per il peggio e che si dovesse arrivare a un armistizio, anzi i Savoia lo stavano già trattando per conto loro. Erano consapevoli però che per arrivarci la condizione era che Mussolini fosse esautorato. Ciano si illudeva che, con Mussolini fuori dai giochi, per lui ci sarebbe stato un futuro in una nuova Italia.

Edda invece, dopo essere stata in Sicilia, in prossimità dello sbarco alleato, e con il bombardamento di Roma, era sconvolta e temeva una rivolta popolare contro il padre.
Dino Grandi chiese a Mussolini di convocare il Gran Consiglio del Fascismo, il quale non si riuniva dal 1939, e il Duce accettò. Sia Rachele Guidi, la moglie del Duce, sia Claretta, avevano la percezione di quello che stava per succedere e chiesero a Mussolini di far arrestare chi lo contestava, soprattutto Ciano, da sempre odiato dalla suocera.

Si riunirono il 24 luglio e la discussione arrivò ai voti alle 2 di mattina del 25. Mussolini era in minoranza. Ciano era stato pregato da Grandi di non firmare per non aggravare la sua posizione familiare, nessuno lo avrebbe criticato per l’astensione, ma lui firmò. In pratica firmò la sua condanna a morte.

La scelta del re di affidare a Badoglio il nuovo ministero fece capire ai congiurati che per loro non c’era alcun avvenire.

Mussolini fu arrestato, chi potè, fra i congiurati, scappò all’estero, Ciano invece era a Roma, era libero ma c’era già pronto l’ordine di arresto firmato da Badoglio e temeva una ritorsione tedesca. Edda lo raggiunse da Livorno, fu uno shock per lei vedere la gente in festa abbattere ogni segno del fascismo.

I Ciano volevano scappare in Spagna ma non vennero concessi loro i documenti, ed Edda pensò che l’unica soluzione fosse chiedere aiuto ai tedeschi, i suoi amici tedeschi. Si accordarono con i servizi segreti tedeschi e con le SS di Kappler, riuscirono a scappare dalla loro casa che era sorvegliata, salirono sull’aereo e solo allora si accorsero di essere stati giocati.

L’aereo non andava in Spagna ma a Monaco di Baviera. I coniugi erano ancora liberi ma con l’8 settembre la situazione precipitò. Qui furono raggiunti da Mussolini, dopo la liberazione dal Gran Sasso, da Rachele e dai suoi figli più piccoli. Stranamente la famiglia, tutta riunita, si riappacificò. La famiglia Mussolini rientrò in Italia, dove venne fondata la Repubblica di Salò e anche Edda riuscì a rientrare in Italia con i figli. Galeazzo rientrò separatamente ma finì prigioniero e venne rinchiuso in carcere a Verona.

Per Edda cominciò il tormento. Tempestava il padre di richieste di aiuto, cercava di scambiare la libertà del marito con i suoi preziosissimi Diari, fortemente voluti dai tedeschi. Delle tante lettere al marito solo poche vennero recapitate e viceversa, continuava a fare avanti e indietro a Verona ma poi non le permettevano di vederlo. Le guardie repubblichine erano state sostituite dalle SS. La donna era disperata, gli fece pervenire, su sua richiesta, anche una fiala di cianuro, ma quella che venne consegnata a Ciano era d’acqua. Edda urlava, strepitava e piangeva con il padre, ma lui non poteva aiutarla, il divieto dei tedeschi era assoluto, non era in condizione di contraddirli.

Galeazzo Ciano venne fucilato dopo un processo dal finale scontato, l’ 11 gennaio del 1944

Le domande di grazia, presentate controvoglia da Ciano e dagli altri 4 condannati a morte, non vennero mai consegnate a Mussolini su disposizioni di Pavolini.

Gia il 9 gennaio Edda era fuggita in Svizzera con i figli con i diari del marito ed ebbe un crollo nervoso. Dopo la morte di Mussolini venne fatta rientrare in Italia, ombra di se stessa, dove venne condannata a due anni di confino a Lipari. Dopo un anno venne liberata grazie all’amnistia concessa da Togliatti.

A Lipari si dice abbia avuto una storia d’amore con l’ex partigiano Leonida Buongiorno, basandosi sulla corrispondenza fra i due, ma nessuno dei due interessati ne fece mai parola. Edda Mussolini morì nel 1995 ed è sepolta a Livorno nella tomba di famiglia dei Ciano, insieme al marito Galeazzo.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.