E’ morto Giorgio Napolitano

E’ notizia di queste ore la morte di Giorgio Napolitano, l’11° Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 15 maggio 2006 al 14 gennaio 2015. Personalmente è un evento che mi ha colpito, così ho pensato di raccontarne la storia in breve, seguitemi in questa brevissima carrellata e se non siete ancora iscritti il tasto è proprio qui sotto, basta un clic.

Giorgio Napolitano è stato il primo esponente politico proveniente dal Partito Comunista Italiano a ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica, in realtà è stato il primo esponente del PCI a ricoprire molti ruoli. Napolitano nasce a Napoli il 29 giugno 1925, e come tutti i giovani dell’epoca aderisce al fascismo. Il padre è un liberale che per lui sogna una carriera da avvocato, seguendo le sue orme, ma Giorgio per sé ha altri piani. Nel 1944 rompe con il padre e aderisce al partito comunista, quel PCI che per quasi 50 anni sarà il termometro politico dell’opposizione italiana.

Ma il giovane Giorgio è tutto meno che un contestatore avventato. A lui Curzio Malaparate scrive, quando gli regala una copia di Kaputt: “A Giorgio, che non perde la pazienza neanche di fronte all’apocalisse”. E quella calma la porterà avanti anche di fronte alle circostanze più difficili.

Napolitano viene eletto deputato per la prima volta nel 1953, aveva solo 28 anni, e rimane in parlamento praticamente per tutta la vita. Ne 1996 viene nominato da Romano Prodi ministro dell’interno, il primo che avesse fatto parte del partito comunista. Il partito comunista già, croce e delizia per Napolitano che è sempre nell’area di minoranza. Non diventa segretario quando muore Berlinguer, nel 1984, o quando viene deposto Alessandro Natta, nel 1988. E’ sempre uno di quelli “contro” nel suo partito, e di lui diranno gli americani: “he is pinker than red – è più rosa che rosso”. Non era proprio un estremista, e forse aveva ragione. Fra gli anni ’70 e ’80 tenta di riformare il PCI ma non ci riesce e non ci riuscirà mai, tanto che oggi quel partito non esiste più.

Dal ’92 al ’94 viene eletto presidente della Camera, un ruolo delicatissimo in quanto è la stagione di Tangentopoli, e anche Giorgio finisce in mezzo a polemiche e sospetti di tangenti e illeciti, ma riesce a uscirne pulito nonostante feroci attacchi dei politici e della stampa. Nel ’93 di lui chiede Craxi: «come credere che il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del PCI e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del PCI e i paesi dell’Est? Non se n’è mai accorto?» Accuse che però rimangono un buco nell’acqua. Giorgio Napolitano continua a ricevere incarichi mentre Craxi finisce esiliato in Tunisia.

Quando cade il primo governo Prodi diventa europarlamentare fino al 2004, poi viene nominato senatore a vita. Ma la maggior parte di noi ricorda Napolitano nella storia recentissima per esser stato Presidente della Repubblica, il primo ad essere eletto per mi secondo mandato. E’ stato presidente per quasi 9 anni, dal 2006 al 2015, e le vicende che ha visto susseguirsi, ma che ha anche indirizzato, segneranno la storia del nostro paese. Inizia il mandato 2 giorni prima che il secondo governo Berlusconi giunga al termine, e quell’anno vede all’Olympiastadion di Berlino la nazionale italiana vincere i mondiali di calcio. Son passati già 17 anni, anche se a me sembra ieri.

Inizia la sua stagione da presidente della Repubblica con Romano Prodi, l’uomo che l’aveva voluto come Ministro dell’Interno nel ’96, e con lui caldeggia una serie di riforme importanti dello stato, ma la coalizione che sostiene il professore si sgretola, troppo fragile.

E’ il 2008 quando Silvio Berlusconi forma il suo terzo governo, ma di lì a tre anni le difficoltà dell’Italia verranno a galla in tutta la loro fragilità. Lo spread con i Bund tedeschi arriva a 570 punti, l’Italia si finanzia con enorme dispendio di interessi e Sarkozy e Merkel ridacchiano di Berlusconi capo dello stato. Napolitano è la figura di riferimento internazionale per l’Italia, e nel 2011 forza la mano riuscendo a nominare il governo tecnico di Mario Monti, che sostituisce Berlusconi e inaugura una stagione di lacrime e sangue difficile da digerire. E’ in quel periodo che prende forma la legge Fornero sulle pensioni, che aumenta di 7 anni l’età pensionabile, una discontinuità rispetto al passato di cui ancor oggi tante persone lamentano gli effetti. E’ in quel momento – che ormai è storia – che in un editoriale del 2 dicembre 2011 il New York Times attribuisce al presidente Napolitano il soprannome di “Re Giorgio”, proprio perché si erge a paladino difensore dell’Italia e delle istituzioni contro gli errori e le conseguenze della politica italiana. Ma le critiche sono feroci, perché se è vero che non commette illeciti pare chiaro a tutti che il Presidente stia forzando la mano, forse un po’ troppo.

Napolitano è il Presidente della Repubblica quando Berlusconi viene condannato, quando finisce davvero il berlusconismo e si inaugura una stagione di governi tecnici, rotti solo dalla parentesi renziana fra il 2014 e il 2016 e che durerà praticamente fino a fine 2022 con l’elezione di Giorgia Meloni. Saranno 11 anni di vita politica diversa per il nostro paese, difficile dire che senza Napolitano le cose sarebbero andate in questo modo. Non c’erano riusciti gli avversari ad affossare lo strapotere elettorale e mediatico di Berlusconi, ci ha pensato Giorgio.

Il 20 Aprile del 2013 viene eletto per un secondo mandato come Presidente della Repubblica, il primo nella storia del nostro paese. Di quella sua seconda elezione dirà ad Eugenio Scalfari: “abbiamo vissuto un momento terribile. Abbiamo assistito a qualcosa a cui non avevamo assistito […] . Ho detto di sì per senso delle istituzioni. Ho ritenuto che si trattasse di salvaguardare la continuità istituzionale”. Un anno dopo la nomina del governo Renzi il Presidente della Repubblica si ritiene libero dai propri obblighi e il 14 Gennaio 2015 rassegna le proprie dimissioni, per evidenti limiti di età. Aveva quasi 90 anni.

La polemica che ne ha intaccato di più l’immagine è stata quella sulla sua posizione nella trattativa Mafia Stato degli anni ’90, quando durante le stragi in cui morirono Falcone, Borsellino e tanti uomini della scorta lui era presidente della Camera dei Deputati. La questione è tutt’altro che banale, e fra Giorgio Napolitano e i magistrati della procura di Palermo ci sarà uno strascico di accuse durato anni che ancor oggi mina l’immagine di uomo delle istituzioni dell’ex Presidente. Ma è una questione troppo complessa che vi consiglio di approfondire con studi a parte. 

Arrivati a fine video che dire? Vi lascio la mia opinione personale, che vale quel che vale, non sono un analista politico e studio storia. Ho vissuto un lungo periodo della mia vita mentre era presidente Giorgio Napolitano, un uomo che è stato insieme modernissimo e conservatore, un uomo del passato e del futuro. Ha approvato tante leggi che poi sono state giudicate incostituzionali, ma ha difeso con efficacia l’immagine internazionale dell’Italia quando questa sembrava buona solo per essere usata da zerbino per Sarkozy e Angela Merkel. Lui e sua moglie Clio prendevano l’autobus regolarmente, vivevano una vita quasi normale addirittura nei primi anni di Quirinale, un caso più unico che raro nel panorama politico italiano, dove anche gli assessori di paese si muovono con le auto a spese dello stato.

E’ stato un garante delle istituzioni ma al tempo stesso coinvolto in inchieste e processi. Probabilmente è inevitabile in 70 anni di presenza in parlamento, con ruoli tante volte di primo piano. E’ stato un presidente amato e odiato da molti, e oggi la sua avventura si è conclusa in un ospedale di Roma. Saranno gli storici del futuro a giudicare il suo operato, ma una cosa è certa, i divulgatori italiani ancora fra 100 anni continueranno a chiamarlo con un solo nome. Re Giorgio.


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