Dysfunctional è la mostra in corso di svolgimento alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’oro di Venezia, organizzata dalla Carpenters Workshop Gallery in collaborazione con Lombard Odier Group, e che rimarrà aperta sino al 24 novembre 2019.

La Carpenters Workshop Gallery è stata aperta a Londra nel 2006 dalla collaborazione dei due amici d’infanzia, Julien Lombrail e Loic Le Gaillard; la loro linea creativa si basa sulla produzione di sculture funzionali da parte di designer ed artisti internazionali che si recano in luoghi al di fuori dei loro territori d’espressione tradizionali.

La galleria è attivamente impegnata nella ricerca e nella produzione di opere in edizione limitata, le cui scelte sono guidate dalla ricerca di una rilevanza emotiva, artistica e storica.

Dysfuctional cerca di scollare la funzione propria di un oggetto e celebrare invece la sua sola carica artistica, una disfunzione che è stata definita come “l’interruzione delle normali relazioni sociali”, invita lo spettatore a ripensare in forma nuova e non convenzionale il rapporto forma/funzione, arte/design e passato/contemporaneo.

Seguendo questa linea presenta lavori che intendono scardinare i confini tra arte, architettura e design con opere site specific che fondono una tecnica altissima e una viva espressione artistivo-emotiva.

Alla mostra hanno partecipato ventuno artisti internazionali, che intessono un dialogo tra la meravigliosa architettura di Ca’ d’oro affacciata sul Canal Grande, la prestigiosa collezione permanente d’arte italiana e fiamminga del Rinascimento con il meglio del design contemporaneo.

Fu Giorgio Franchetti (1865-1922) l’ultimo proprietario del palazzo, a dare vita alla collezione artistica che include dipinti di Mantegna, Francesco Guardi e Van Dyck che tutt’ora possiamo ammirare nell’edificio.

Acquistò la Ca d’oro nel 1894 con il solo intento di potervi ospitare la sua collezione e renderla visitabile al pubblico, si impegnò nell’impresa di un’impegnativo restauro per restituire l’originario aspetto quattrocentesco all’edificio, senza alterare la struttura di casa-fondaco veneziana.

Le opere presentate in Dysfunctional generano suggestive vibrazioni ed un chiaro legame con il patrimonio delle tradizioni artigianali ed artistiche di Venezia, con un costante richiamo alla laguna e al fenomeno dell’acqua alta.

Emblematica è la scultura Onde di Vincenzo Cotiis: una parete monumentale specchiata, ondulata e mossa come le onde della laguna. Riflette distorcendo e capovolgendo le immagini dell’arredo e della collezione di bassorilievi della crocifissione che la circondano in un ritmo pulsante, ripetitivo e vibrante.

Appena entrato lo spettatore viene subito colto dal sentimento di spaesamento e confusione che vuole trasmettere l’esposizione: l’opera Light Mesh Series di Nacho Carbonell trasforma la monumentale corte d’entrata in una foresta di luci, che gioca ed esalta le calde policromie d’orate del mosaico pavimentale.

Si stravolge lo spazio e lo si crea ex-novo come altro da sé, le strutture a rete metallica a forma di bozzolo riecheggiano il ritaglio a quattro lobi che decora le finestre di Ca’ d’oro.

Ai piani primo e secondo troviamo lampadari colorati o in bronzo di alto design che illuminano le tele di Tullio Lombardo, Jacopo Sansovino, Tiziano; centinaia di specchietti posti sul pavimento che cambiano orientamento e generano un gioco di luci e di riflessi sugli arazzi fiamminghi variopinti appesi alle pareti – Citylight di F. Molenschot-; il San Sebastiano del Mantegna illuminato da una cascata di luci bianche, ideate da Studio Drift con l’intento di comprendere il momento in cui la società contemporanea ha cominciato a perdere la connessione con la natura e il momento in cui ha cercato di  riprenderla: uno stravolgimento del classico, una connessione insolita che mette in luce nuovi significati artistici.

A concludere il percorso quasi metafisico della mostra troviamo l’opera Moment of Happiness di Verhoeven Twins nell’ultima terrazza del palazzo. Bolle di sapone appese al soffitto che filtrano la visione di Rialto, creano un ambiente mistico e trascendentale fatto di riflessi iridescenti, di luce che attraversa le bolle di sapone sui toni dell’azzurro intrappolando l’immagine di Venezia al loro interno.

Una grande varietà di materiali, colori e linee che sono espressione e applicazione di grande creatività, da apprezzare per la loro bellezza e la loro carica emozionale; ispirano al visitatore un viaggio nel tempo e nello spazio, trasportandolo in una dimensione quasi onirica con lo skyline veneziano di sottofondo. Da non perdere.

Tutte le fotografie sono di Martina Manduca, autrice dell’articolo.

Martina Manduca
Martina Manduca

Sono nata a Conegliano e vivo a Venezia. Ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Nella vita, per ora lavoro presso la Biennale di Venezia e sono appassionata di arte, letteratura e cucina.