Benché non famosa come Excalibur, la leggendaria spada di Re Artù, la Durlindana (o Durendal, Durindana, Durendala) non ha niente da invidiare alla più conosciuta arma del Re di Camelot, almeno in fatto di storie mitiche sulla sua origine, sul suo potere e sulla sua fine. Al contrario di Excalibur, estratta dalla roccia (almeno in alcune versioni del mito) da Artù, la Durlindana finisce la sua gloriosa carriera, non si sa bene come, incastrata in una parete rocciosa verticale, in uno sperduto villaggio francese.

La Durlindana piantata nella roccia a Rocamadour

Fonte immagine: Patrick Clenet via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Prima di allora era stata l’arma indistruttibile del più valoroso dei paladini di Carlo Magno, Orlando (o Rolando), l’eroico cavaliere protagonista della Chanson de Roland.

In realtà Orlando non è una figura leggendaria: prefetto della marca di Bretagna morì veramente nella battaglia di Roncisvalle (778 d.C.). Di lui, come persona reale, si sa ben poco, ma in compenso è diventato il protagonista di molte storie medioevali del ciclo carolingio, nelle quali si dice che è nipote di Carlo Magno, e addirittura il più valoroso dei Dodici Pari, ovvero i migliori guerrieri della corte imperiale.

E se non è leggendaria la battaglia di Roncisvalle, la narrazione che ne viene fatta nella Chanson è totalmente romanzata. I nemici, che nella realtà erano baschi, nel racconto epico diventano saraceni, ovvero musulmani da combattere a costo della vita, per la sopravvivenza della cristianità.

Nella retroguardia, pur di non richiamare l’esercito di Carlo Magno, Orlando muore, non colpito da un nemico, ma per aver suonato con troppa forza il suo olifante. Ma solo quando, ormai ridotti in tre sopravvissuti, si decide ad avvisare l’imperatore della tragica disfatta, non per invocare soccorso (che sarebbe stato disonorevole), ma per consentire alle forze cristiane di annientare quelle musulmane.

Orlando suona l’olifante

Immagine di pubblico dominio

E morendo si preoccupa della sua preziosa e potente spada, la Durlindana: preziosa perché contiene sacre reliquie (un dente di San Pietro, sangue di San Basilio, capelli di San Dionigi e un lembo della veste di Maria) e potente perché indistruttibile.

Nelle storie del ciclo carolingio non è ben chiara quale fosse l’origine della spada, ma pare fosse stata forgiata dal mitico Weland, fabbro che compare nelle leggende nordiche. Nella Chanson de Roland invece, la Durlindana viene consegnata addirittura da un angelo a Carlo Magno, che poi ne fa dono al paladino più valoroso, il nipote Orlando.

Carlo Magno dona la Durlindana a Orlando

Immagine di pubblico dominio

Secoli dopo, in pieno Rinascimento, nell’Orlando Furioso (impazzito per motivi di cuore non presenti nel ciclo carolingio) di Ludovico Ariosto, la proprietà della spada viene attribuita all’eroe troiano Ettore, arrivata nelle mani di Orlando per il tramite del Cavaliere Malagigi, ma questa è un’altra storia…

Orlando impazzisce – illustrazione di Gustave Doré

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Nel racconto medioevale, Orlando tenta di distruggere la spada per non farla cadere nelle mani dei nemici, lanciandola contro un costone di roccia. La Durlindana rimane intatta, ma in compenso si rompe la roccia:

E’ la Breccia di Orlando, nei Pirenei

La Breccia di Orlando

Fonte immagine: Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

L’eroico cavaliere allora decide di nascondere la spada sotto il suo corpo, quando ormai arrivato allo stremo, si accascia sul terreno in attesa della morte, che puntuale arriva insieme a uno stuolo di angeli che lo portano in cielo.

La morte di Orlando

Immagine di pubblico dominio

Per non si sa quali vie misteriose, la straordinaria Durlindana sarebbe poi finita incastrata in una roccia di Rocamadour, pittoresco villaggio dell’Occitania, dove oggi è legata a una catena per evitarne il furto.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.