“Dream of Venus”: il Surreale Padiglione di Salvador Dalí per l’EXPO 1939 di New York

Correva il Giugno 1939, e il mondo era alla finestra riguardo gli sviluppi dei venti di guerra che già spiravano in tutta Europa. Salvador Dalí, artista già celebre all’epoca, progettò uno dei padiglioni per l’Esposizione Universale di New York, che venne chiamato “Dream of Venus”.

L’edificio conteneva una parte in una vasca, con all’interno delle ragazze che nuotavano continuamente e facevano uno spettacolo come mungere una mucca bendata o toccare i tasti di una macchina da scrivere con delle alghe galleggianti al di sopra.

Nella parte esterna all’acqua una Venere addormentata, quasi del tutto svestita, era adagiata su un grande letto coperto di raso e fiori bianchi e rossi. Sparse sul letto si trovavano delle aragoste sopra dei carboni ardenti e bottiglie di champagne.

All’esterno l’edificio mostrava una gigantesca Venere di Botticelli e il viso della Gioconda, mentre l’ingresso era fra le gambe aperte di una donna. La nudità generale delle modelle e la curiosità delle installazioni destò un grande scalpore all’epoca, tanto che l’attrazione venne riaperta per una seconda volta durante il 1940.

Dopo, la Guerra europea e i venti di morte che di lì a poco si abbatterono anche sugli Stati Uniti resero qualsiasi vezzo sconveniente, e della casa surreale di Salvador Dalí si persero le tracce.

Della “Dream of Venus” ci rimangono diverse fotografie, scattate dal fotografo Eric Schaal e scoperte soltanto nel 2002(da cui è stato realizzato un costoso libro di immagini), oltre che un breve filmato che mostra la casa dei sogni di Dalí mentre si anima con le sue attrici protagoniste.

Dream of Venus:

Dream of Venus:

Dream of Venus:

Salvador Dalì durante le fasi di costruzione della sua opera:

Venere distesa:

Dream of Venus:

Sotto, il filmato con il Dream of Venus in movimento:

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...