Quella di Dorothy Eady è una storia misteriosa, scientificamente non verificabile che ha fatto molto discutere. Grande appassionata di storia dell’Antico Egitto, Dorothy Eady era una donna inglese convinta di essere la reincarnazione di una sacerdotessa vissuta in Egitto 1.300 anni avanti Cristo. Una teoria che se non hai mai trovato prove per essere confermata, non ne ha mai raggiunta alcuna anche per essere smentita categoricamente.

Il concetto di reincarnazione (anche detta metempsicosi) è da sempre presente nella letteratura dell’uomo, in particolar modo nelle religioni induista, buddista e giainista. Tesi attorno alla reincarnazione si ritrovano nel pensiero di antichi filosofi come Socrate e Platone, in quelli più vicini al nostro tempo come Giordano Bruno e Schopenhauer e in quelli meno noti di antiche tribù sudamericane e del continente oceanico.

Nata a Blackheath, un quartiere a sud di Londra, il 16 gennaio 1904, alla tenera età di tre anni Dorothy Eady subì un grave trauma. La bambina cadde rovinosamente da una scala, perdendo i sensi. Il medico condotto, allertato dai genitori, raggiunse presto l’appartamento degli Eady e guardando la bimba appurò il suo decesso. Non fu così, perché Dorothy, tra le lacrime inconsolabili della madre, riaprì improvvisamente gli occhi, facendo fare una figura davvero barbina al luminare chiamato per darle soccorso.

I genitori di Dorothy esplosero di gioia, ma qualcosa di inspiegabile era accaduto nella mente della piccola

Passarono alcuni anni e, durante una visita al British Museum di Londra, la bimba rimase folgorata dalle mummie esposte nella sezione dedicata all’Antico Egitto, tanto che i genitori dovettero trascinarla a casa con la forza.

Qualche notte più tardi, nei sogni di Dorothy iniziarono a profilarsi templi, piramidi, faraoni egizi e immagini di lei stessa nelle vesti di una ragazza egizia; sogni ricorrenti che la bambina ebbe per vari anni, fin quando non riconobbe il volto del faraone che oramai non faceva altro che cercarla nel buio della notte. Si trattava di Seti I, faraone della XIX dinastia (1.300 a.C.), il cui volto la ragazzina aveva visto in una immagine di fantasia. Non è tutto, però, perché una notte Dorothy si alzò dal letto e, caduta in trance, iniziò a scrivere su un foglio alcuni segni che ricordarono molto i geroglifici dell’Antico Egitto.

Seti I raffigurato su un pilastro del suo tempio funerario ad Abido

Fotografia di Merlin-UK – opera propria condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

I genitori della ragazza cominciarono a preoccuparsi di questi accadimenti e provarono a chiedere il parere di alcuni medici, ma nonostante una serie di inutili cure e diversi internamenti in vari sanatori del paese, i sogni di Dorothy proseguirono senza soluzione di continuità, rivelandosi sempre più chiari: sognava statue, sarcofaghi, preziosi e di trovarsi in una grande camera insieme a molte altre ragazze e a un uomo abbigliato come un sacerdote che la percuoteva con un noderoso bastone.

Inquieta, terrorizzata, ma incuriosita da quei sogni, la giovane cominciò a studiare la storia dell’Antico Egitto e il sistema di scrittura utilizzato a quel tempo, scoprendo che i segni da lei vergati da sonnambula raccontavano una storia davvero accaduta: la parabola esistenziale di una donna vissuta proprio al tempo del faraone Seti I, circa 1.300 prima della nascita di Cristo.

Chi era questa donna?

Il suo nome sarebbe quello di Bentreshyt, una giovane sacerdotessa di Abido che, sotto la pressione delle autorità, si sarebbe tolta la vita a soli quattordici anni per non svelare l’identità dell’uomo che amava e col quale avevo rotto il voto di castità al quale era tenuta.

Quell’uomo era il faraone Seti I.

Geroglifici egizi del Tempio di Komombo

Fotografia di Aoineko – Opera propria condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 1.0

Realizzata la scoperta, Dorothy Eady lesse numerosi libri di egittologia, alternando queste letture allo studio di disegno alla scuola d’arte di Plymouth, dove la sua famiglia si era trasferita. Nei primi anni trenta lasciò i genitori e andò a vivere a Londra, lavorando per una rivista per la quale realizzò vignette e scrisse articoli sull’Egitto contemporaneo.

Fu nella capitale britannica che incontrò un uomo del quale si innamorò, un giovane egiziano di nome Imam Abdel Maguid. I due si sposarono e Dorothy realizzò il desiderio di andare a vivere nell’amato Egitto.

La donna era tornata “al suo popolo”

Nel giro di poco tempo, era il 1935, Dorothy e Imam Abdel Maguid divorziano, non prima però di aver dato alla luce un figlio che la donna decise di chiamare Seti, come il faraone protagonista dei suoi sogni di bambina.

Anche in quegli anni di maturità, per la donna proseguirono le parentesi oniriche, in maniera parallela a nuovi eventi di sonnambulismo durante i quali vergò decine e decine di pagine zeppe di geroglifici in cui si ripercorrevano le fasi della breve vita della misteriosa Bentreshyt.

Seti I al cospetto del dio Horus, il cui capo di falco è sormontato dalla Doppia Corona dell’Alto e Basso Egitto. Tempio di Abido

Fotografia di Steve F-E-Cameron – Opera propria condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

Dopo la nascita del figlio, Dorothy Eady, che in molti credevano vittima di un incantesimo, iniziò a farsi chiamare Omm Seti, ovvero madre di Seti – costume egiziano di rivolgersi alle donne per le quali non era ben accettato che le si chiamasse con il loro nome di battesimo.

Qualche anno dopo si trasferì col figliolo a Nazlat al-Samman, nei pressi delle Piramidi di Giza; qui lavorò come disegnatrice e cominciò a intraprendere brevi pellegrinaggi ad Abido, antichissima cittadina sulla sponda occidentale del Nilo a circa 600 chilometri a sud del Cairo, dove si trovava il tempio di Seti I. Ad Abido la signora Eady si trasferì definitivamente soltanto nel 1956 – appare oltremodo strano che ci abbia messo oltre vent’anni di vita in Egitto prima di dirigersi nel luogo che più di tutti era legato ai suoi ricordi –, andando a vivere in uno stambugio condiviso con un gran numero di animali da cortile.

Da grande appassionata e studiosa della storia dell’Egitto, collaborò con alcune istituzioni locali e importanti archeologi che non mancarono mai di coinvolgerla nelle loro campagne; difatti, la donna era un portento a decifrare i geroglifici in cui ci si imbatteva nel corso degli scavi.

Col trascorrere dei giorni, ad Abido, tra sole cocente, sabbia sconfinata e animali esotici, la signora inglese iniziò a essere assillata dai ricordi, memorie che le martellavano continuamente le pareti del cervello: tutto quel che vedeva le risultava famigliare, un momento già vissuto, come un déjà vu. Si convinse dunque di essere già vissuta in quell’antico villaggio molti secoli prima. Dorothy Eady si disse certa di essere ritornata a una sua vita precedente e che la sacerdotessa Bentreshyt si fosse incarnata in lei.

Intraprese allora il tentativo di convincere anche gli altri di questo suo sentimento.

A questo punto, pare che alcuni archeologi locali decisero di metterla alla prova, spingendola ad avventurarsi all’interno del tempio di Seti I, che la donna affermava di conoscere perfettamente, di notte, da sola e completamente al buio. La donna, risoluta come se davvero fosse stata lì dentro altre mille volte, incominciò a camminare e si diresse senza esitazione verso la cappella di Amon, sbalordendo anche i più scettici.

Seti I sulle pareti del suo tempio ad Abido

Fotografia di Messuy condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

Inoltre, ritornando con la mente al sogno della giovinezza, Omm Seti riferì agli amici archeologi della presenza di un giardino – un tempo ricco di fiori e frutti – che si sarebbe trovato nel sottosuolo di Abido, un giardino a lei apparso in sogno e in cui avrebbe avuto luogo il primo incontro tra il faraone e l’amante Bentreshyt. Anche in questo caso lo scetticismo fu grande quanto la sorpresa quando, in seguito agli scavi, emersero dalla terra varie tracce di un vecchio spazio verde sotto la cittadina.

Ci si convinse realmente che Dorothy Eady conoscesse molte vicende che neppure gli studiosi che lavoravano sul sito da anni erano mai riusciti a decifrare o scoprire.

La reincarnazione sostenuta dalla donna per tutta la sua vita era un fatto reale?

Scientificamente la cosa è impossibile, sta di fatto che Dorothy Eady assunse molta credibilità negli ultimi venticinque anni di vita, arrivando a pubblicare vari studi che diedero un contributo diverso alla conoscenza dell’Antico Egitto.

La donna morì a El Araba El Madfuna, nei pressi di Abido, il 21 aprile 1981. Le sue spoglie furono sepolte in una tomba anonima, sulla parte esterna di un cimitero copto.

Resti del Tempio di Abido

Fotografia di Forever Egypt – Own work condivisa via Wikipedia con licenza CC-BY-SA-4.0

Il caso della signora inglese che visse la sua intera vita convinta di essere la reincarnazione di una antica egizia ha fatto e continua a fare molto discutere gli studiosi, ma differentemente da quelle di tante altre persone che nel corso dei secoli hanno sostenuto di essere soggetti reincarnati provenienti dall’Antico Egitto, la sua storia è stata sempre considerata con curiosità e rispetto.

Giunti alla fine del racconto ci rimane un quesito senza risposta: la sua anima si sarà ricongiunta a Seti I nel Duat, l’aldilà egizio?

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".