Dopo 2 anni ritrovano la GoPro spedita nello spazio con un video spettacolare

Nel giugno 2013 cinque amici originari dell’Arizona decisero di spedire una GoPro nello spazio, fatta volare mediante un grande pallone metereologico. Il team era composto dagli studenti universitari Bryan Chan, Ved Chirayath, Ashish Goel, Paolo Tarantino, e Tyler Reid, che costruirono il dispositivo, lo registrarono all’ente nazionale per il volo americano per evitare collisioni con gli aeroplani e lanciarono il pallone nel deserto pochi chilometri fuori della città di Tuba. Gli amici prevedevano di seguire la traiettoria del pallone mediante uno smartphone e il suo sensore GPS ma, dopo poco che il pallone era partito, persero il segnale GPS e non furono più in grado di ritrovarlo. La perdita del segnale fu spiegata dal fatto che lo smartphone non era più in grado di ricevere il segnale di rete, e quindi aveva staccato anche il segnale GPS.

Per diverso tempo il gruppo si chiese se fossero mai riusciti a trovare il loro prezioso carico in una zona di caduta che avrebbe potuto essere ampia diverse decine di chilometri. A Settembre 2015 hanno ricevuto una chiamata da uno sconosciuto, un escursionista dell’Arizona che aveva trovato una scatola misteriosa con i loro cinque nomi stampati sopra. La GoPro e la scatola si trovava a ben 80 chilometri di distanza dal punto di lancio, quindi sarebbe stato praticamente impossibile da ritrovare senza l’aiuto del caso. Recuperate le attrezzature i cinque hanno realizzato un video di presentazione del progetto, che è perfettamente riuscito (anche se con due anni di ritardo) e che mostra il Grand Canyon in tutta la sua magnificenza. Una volta riavuti in mano i sensori i cinque hanno scoperto che il pallone aveva viaggiato sino a 30 chilometri di altezza per un tempo di volo totale di 1 ora e 38 minuti. Arrivato a quel punto il pallone è scoppiato, andando a cadere molto lontano dalla posizione iniziale.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...