Domani finirà il mondo? No, lo dice la NASA

La febbre da “fine del mondo” ha contagiato un po’ tutti gli organi mediatici fra internet, la televisioni, le radio e la carta stampata. L’origine di questa storia è l’intersezione di due culture, quella Maya e Sumera. Secondo questi ultimi infatti, Il meterite gigantesco Nibiru doveva impattare contro la terra nel 2003 ma, quando ci si accorse che non era successo niente, si spostò la data al 21 Dicembre 2012, il giorno del solstizio d’inverno per i Maya. Questo felice accostamento, del tutto arbitrario, ha generato una grande quantità di letteratura e filmografia in grado di affascinare (e vendere) moltissime persone. La NASA, da cui le informazioni di questo articolo sono riprese e di cui trovate l’articolo completo a questo indirizzo, ha deciso di pubblicare un elenco di motivi per i quali il mondo non finirà assolutamente il 21 dicembre, ma proseguirà nella sua storia come ha sempre fatto.

Gli scienziati della NASA poi, spiegano come l’impatto di un meteorite con la terra sia un evento assolutamente normale e non ne sono previsti di catastrofici nei prossimi anni. Il dottor Don Yeomans spiega come comete e asteroidi di piccole dimensioni impattino con frequenza il nostro pianeta, e che l’ultimo asteroide in grado di cambiare significativamente le condizioni climatiche della terra sia caduto 65 milioni di anni fa, causando l’estinzione dei dinosauri. Anche una tempesta solare è un evento del tutto normale, e accade circa ogni 11 anni, causando alcune disfunzioni nell’attività dei satelliti.

In definitiva, la probabilità che il mondo finisca domani è la stessa di qualunque altro giorno dell’anno, ma la bufala più grande mai narrata sul web ha trovato parecchi “credenti”. Il rischio però che si creino attacchi di panico collettivi è assai alto. Per richiamare un esempio simile, quando fu acceso per la prima volta l’acceleratore di particelle del CERN, si creò un’isteria collettiva che portò 3 persone intorno al mondo a suicidarsi, temendo la fine del mondo a causa di un secondo “Big Bang”. Domani quindi, si spera che non si crei lo stesso terrore diffuso che possa portare a gesti inconsulti del tutto ingiustificati.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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