Si chiama Voyager Le Corbusier ed è il libro, curato dall’architetto Jacob Brillhart, che raccoglie disegni e acquerelli dall’album del giovane Charles-Edouard Jeanneret, poi diventato uno degli architetti più famosi del mondo, Le Corbusier. Tra il 1907 e il 1911, ancora studente, Jeanneret viaggiò attraverso l’Europa e in Oriente, documentando con i suoi disegni tutto ciò che vedeva: dalle rovine archeologiche ai paesaggi, dettagli di interni e persone.

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Le Corbusier fu un architetto drasticamente innovativo, un futurista che però aveva radici profondamente radicate nella storia e nella tradizione. La sua innata curiosità gli fece compiere innumerevoli viaggi, durante i quali coltivava il disegno, la pittura e la scrittura, con lo scopo di migliorare le sue qualità di designer.

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Imparò a disegnare copiando la pittura italiana del Trecento, fino a diventare il promotore del movimento purista, che tanto ha influenzato la pittura e l’architettura francese degli anni ’20 del secolo scorso.

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Lo studio dei collegamenti fra natura, arte, cultura e architettura gettò le basi per quella che sarebbe stata la sua attività futura, la progettazione.

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Per capire la ricerca creativa di Le Corbusier, e la sua evoluzione come architetto, bisogna sapere da dove ha iniziato: non frequentò l’università, né si iscrisse formalmente ad una scuola di architettura. La formazione del giovane Jeanneret fu fortemente influenzata da Charles L’Eplattenier, suo mentore alla Ecole d’Art della città natale dell’architetto, Chaux de-Fonds, in Svizzera. Dopo il diploma, l’insegnante spronò l’allievo ad allargare la sua visione del mondo, visitando il nord Italia, con lo scopo formale di disegnare.

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L’apprendimento attraverso l’esperienza diretta era una tradizione radicata nei giovani dell’aristocrazia europea del 19° secolo, che attraverso il Grand Tour compivano il loro rito di passaggio: il viaggio era ritenuto necessario per ampliare la mente e comprendere il mondo. Architetti, pittori e scrittori adottarono quest’idea, seguendo un itinerario standard che li portava a visitare monumenti, antichità, dipinti, paesaggi pittoreschi, e città d’arte.

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Dopo il primo, numerosi furono i viaggi effettuati da Jeanneret, a Parigi, Vienna, in Germania, durante i quali il blocco da disegno divenne il mezzo essenziale per la sua formazione: comprendere altri luoghi e culture attraverso l’architettura e gli spazi urbani. Giuliano Gresleri, storico dell’architettura, così scrive sui viaggi di Le Corbusier: “Le note, i bozzetti e le misurazioni non sono mai fini a se stesse, né erano una parte della cultura del viaggio. Hanno cessato di essere un diario e sono diventate design“.

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Durante il viaggio in Oriente del 1911, l’evoluzione di Le Corbusier lo portò a voler capire di più l’architettura e la cultura di tutti i giorni. Arrivato in Grecia, a metà del suo viaggio, Jeanneret proclamò di voler diventare architetto: alla fine, i viaggi compiuti da studente furono veramente un rito di passaggio per Le Corbusier.

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Anche se non ha avuto una formale istruzione in architettura, la grande curiosità di capire il mondo attraverso il disegno, la pittura e la scrittura, ha reso Le Corbusier il progettista dinamico dal quale ancora oggi si può apprendere.

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Rettili simili a lucertole:

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Autoritratto:

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Uno schizzo riguardante la fontana di Piazza Navona a Roma:

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.