Dido Elizabeth Belle nacque nelle Indie Occidentali britanniche nel 1761, figlia naturale di Sir John Lindsay, ufficiale della marina britannica, e di una schiava africana. Il nome Dido, in italiano Didone, le venne dato in omaggio alla regina cartaginese di etnia mista. Della relazione tra i due non abbiamo notizie ma sappiamo che alla morte della madre, Dido venne portata in Inghilterra dal padre, che la affidò alle cure degli zii, i conti di Mansfield, perché crescessero la bambina come una nobildonna: questa scelta era abbastanza inusuale per l’epoca, dal momento che solitamente i bambini nati da unioni miste venivano di solito lasciati in una condizione di inferiorità sociale ed economica.

William Murray, primo conte di Mansfield, dipinto di Jean-Baptiste van Loo:

Dido invece crebbe proprio a Kenwood House insieme alla cugina Elizabeth Murray e ricevette un’ottima educazione, tanto che assisteva spesso lo zio, William Murray, I Conte di Mansfield, come segretaria, aiutandolo a gestire la corrispondenza e occupandosi della copiatura di documenti. Lord Mansfield e sua moglie crebbero le due ragazze amorevolmente come proprie figlie, tanto che molti contemporanei, suoi detrattori, sostenevano che Lord Mansfield, proprio in virtù dell’affetto per la nipote Dido, non potesse essere completamente obiettivo nell’adempiere ai suoi doveri di Giudice della Corona, come avvenne nel caso Somersett.

La Kenwood House, fotografia di condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Wikipedia:

Elizabeth Murray Finch, moglie di William:

James Somerset era uno schiavo di proprietà dell’americano Charles Stewart, che arrivò in Inghilterra il 10 novembre del 1769. Stewart aveva deciso di vendere Somersett al capitano di una nave diretta in Giamaica ma Somersett fuggì e, quando venne catturato, alcuni uomini che si dichiaravano suoi padrini presentarono istanza al tribunale perché venisse liberato. Il caso divenne immediatamente di grande interesse per l’opinione pubblica in quanto vedeva contrapposti il nascente fronte abolizionista, guidato da Granville Sharp, di forti ispirazioni illuministiche, e il consolidato fronte schiavista, che basava i suoi affari interamente sulla vendita di schiavi.

Lord Mansfield, all’epoca giudice del caso, deliberò in favore di Somersett affermando che la legge positiva in Gran Bretagna non sanciva la schiavitù e pertanto lo schiavo doveva essere liberato. Questa sentenza, anche se non determinò la fine della schiavitù in Gran Bretagna e nelle sue colonie (per quello bisognerà aspettare il 1807 con lo Slave Trade Act) fu il primo colpo inferto al sistema schiavistico, ma non alterava lo status sociale di Dido.

Lord Murray nel 1737 circa, dipinto di Jean-Baptiste van Loo:

Dido, da un punto di vista sociale, si trovava in una posizione decisamente ambigua: ella infatti sembra che fosse, quanto meno ufficialmente, una schiava di proprietà di Lord Mansfield anche se venne sempre trattata come una persona di famiglia, almeno nella privacy della stretta cerchia dei suoi partenti. Quando erano presenti ospiti Dido non aveva il rango per cenare a tavola con tutti gli invitati ma si univa agli ospiti solo dopo cena, guadagnandosi la stima degli altri con la sua intelligenza e gentilezza. Lord Mansfield morì nel 1783 e nel suo testamento liberò Dido, lasciandole in eredità 500 sterline e una rendita di 100 sterline, alle quali si aggiungeranno anche le 1000 sterline lasciatele in eredità dal padre alla sua morte nel 1788. Dido alla fine si sposò con John Davinier dal quale ebbe tre figli, ma morì ancora giovane nel 1804.

Di Dido ci rimane come testimonianza il quadro che la ritrae, mentre indossa un esotico turbante di seta, insieme a sua cugina Elizabeth Murray. Il quadro del 1779, opera del pittore scozzese David Martin, è oggi conservato a Kenwood House.

Sotto, il dipinto dello scozzese David Martin:

Dalla vicenda di Dido è stato tratto il film “La Ragazza del dipinto”, di cui sotto trovate il trailer:

Ilaria Pitzalis
Ilaria Pitzalis

Studentessa di storia dell’arte per passione, appassionata di libri e di cucina. Amo viaggiare nella storia e nel tempo grazie ad un buon libro.