Quando si ristruttura un edificio è sempre buona norma sapere cosa si sta abbattendo, o cosa potrebbe nascondersi sotto. Negli anni ’60 le persone erano meno scrupolose riguardo le “avventure” edilizie, e quello che scoprì un cittadino della città di Derinkuyu, nella provincia di Nevsehir della Turchia, fu assolutamente eccezionale. Mentre stava ristrutturando la propria casa, l’uomo si imbatté in una scoperta archeologica che stupì il mondo. L’uomo buttò giù un muro, ma quel che vi trovò dietro non era un semplice tunnel, ma un’intera città sotterranea che si snodava per chilometri attraverso 18 differenti livelli.

Sotto, la scuola:

Fotografia di Martijn Munneke via Wikipedia:

Derinkuyu la misteriosa citta sotterranea della Turchia 3

Ciò che aveva trovato, a sua insaputa, era l’antica e misteriosa città sotterranea di Derinkuyu. Si tratta di un’intera città scavata nella pietra, fino a circa 60 metri di profondità dal livello del terreno. Aveva 18 livelli, e comprendeva abitazioni, una chiesa, locali per lo stoccaggio alimentare, cantine vinicole e anche una scuola. La città fu progettata per ospitare circa 20.000 persone e un numero di animali sufficienti a rendere la popolazione completamente indipendente dalle forniture del livello della superficie per oltre 3 mesi di tempo.

Fu dotata di prese d’aria e parecchie entrate nascoste, come il tunnel trovato dietro il muro dell’uomo che la scoprì. Questi ingressi nascosti suggeriscono che la città fu costruita a fini precauzionali, al fine di offrire riparo alla popolazione durante le guerre, le persecuzioni religiose o in previsione di calamità naturali.

Sotto, un esempio di una città sotterranea come Derinkuyu. Importante notare la chiesa al livello inferiore, più in basso e protetta dai livelli soprastanti. Città come queste venivano utilizzate durante i periodi di persecuzione contro i cristiani, quando gli antichi religiosi raggiungevano i livelli più bassi per rimanere protetti.

La città sotterranea era connessa tramite scale e passaggi, e fu anche collegata all’altra città sotterranea di Kaymaklı, attraverso tunnel che si prolungavano per chilometri. La città fu costruita dai Frigi durante il settimo e ottavo secolo avanti Cristo, un’epoca assai remota che rende la costruzione delle gallerie ancora più stupefacente. Quando la lingua Frigia si estinse, in epoca romana, fu sostituita dalla lingua greca, che è ancora presente a livello di iscrizioni in molte parti della città.

La città fu terminata in epoca bizantina, quando venne utilizzata per lunghi periodi come protezione dagli arabi musulmani durante le guerre arabo-bizantine (629-1169). Alcuni degli artefatti scoperti in questi insediamenti sotterranei appartengono al periodo bizantino Medio, tra il 5° e il 10° secolo dopo Cristo, ma la città ha continuato ad essere usata come protezione anche durante le incursioni mongole di Timur nel 14° secolo.

Fotografia di Nevit Dilmen via Wikipedia:

Ancora nel 20° secolo la gente del posto usava la città sotterranea come rifugio dalle periodiche ondate di persecuzione ottomana. RM Dawkins, un linguista di Cambridge che conduceva uno studio sui nativi greci della Cappadoccia fra il 1909 e il 1911, registrò che: “quando giunse la notizia dei recenti massacri di Adana, una grande parte della popolazione di Axo si rifugiò in queste camere sotterranee, e per alcune notti nessuno osava tornare in superficie“.

Quando gli abitanti cristiani furono espulsi dalla regione, nel 1923, i tunnel furono definitivamente abbandonati. La maggior parte delle entrate di Derinkuyu sono nascoste, e ciascuno dei cinque ingressi può essere chiuso ermeticamente grazie a enormi porte in pietra. All’interno è presente un pozzo che assicurava l’acqua potabile, arsenali e passaggi di fuga nel caso in cui le cose avessero volto al peggio.

Sotto, una delle massicce porte di pietra che bloccava gli ingressi. Il foro nel centro poteva ospitare una trave in modo che la porta potesse facilmente rotolare per essere aperta e chiusa.

In tempo di pace le gallerie venivano probabilmente usate per lo stoccaggio alimentare:

Quando la città fu riscoperta, in quel modo tanto casuale, era ormai praticamente dimenticata. Da allora divenne una meta turistica per la zona, aperta per circa la metà della superficie dal 1969 in poi alle visite guidate.

Risulta comunque difficile immaginare come abbiano fatto popoli così lontani nel tempo a scavare così a fondo e così precisamente all’interno della pietra, riuscendo a portare in superficie una massa così enorme di detriti proveniente dagli scavi, e ancor più sorprendente è la totale assenza di segni di crolli, segno che i calcoli strutturali, fatti senza ausilio di spettrografi o strumentazioni tecnologiche, erano fatti in modo perfetto.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...