Il 22 Ottobre del 1895 un treno corse a folle velocità contro la stazione di Gare Montparnasse, a Parigi, sfracellando un muro da 60 centimetri e cadendo 10 metri più sotto, al livello della strada. Quale fu la causa di un tale disastro ferroviario?

Le ragioni furono un guasto meccanico abbinato a un errore umano

Il treno era in ritardo sulla tabella di marcia, e il conduttore Guillaume-Marie Pellerin lo aveva fatto avvicinare alla stazione ad una velocità elevata per l’epoca, 60 Km/h. I sistemi di frenatura del locomotore erano di due tipi, uno a mano e uno ad aria noto come “Freno Westinghouse”.

Pellerin azionò quest’ultimo dispositivo, che però era guasto

Con la stazione ormai in vista e il convoglio ancora a piena velocità, Albert Mariette, conduttore cui spettava il compito di frenare con il dispositivo manuale, tardò l’azionamento del freno, giungendo a pochi metri dalle banchine della stazione ancora a velocità sostenuta. Mariette infine frenò, ma era troppo tardi:

Il treno sfondò il muro e precipitò su Place de Rennes

La locomotiva rovinò nella strada sottostante, travolgendo e uccidendo Marie-Augustine Aguilard, madre di due figli che passava proprio sotto al muro crollato.

Nonostante il danno alla stazione, la locomotiva stessa rimase in gran parte intatta e tutte e sei le carrozze passeggeri si fermarono molto prima del muro distrutto, provocando fra i passeggeri poche conseguenze.

Un’inchiesta sul disastro incolpò Pellerin e Mariette dell’accaduto, multati rispettivamente per 50 e 25 franchi. Il treno rimase esattamente dove si era fermato per due giorni mentre era in corso l’inchiesta sul suo deragliamento.

Un iniziale tentativo di rimuoverla vide l’impiego di quattordici cavalli, ma si rivelò infruttuoso, e così venne usato un argano da 250 tonnellate per abbassare la locomotiva a terra. La macchina venne portata via e riparata e riprese regolarmente servizio.

Il treno caduto:

La copertina di “Le Journal illustré”:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...