Deokhye: la drammatica storia dell’ultima principessa Coreana

Prima del 1945, la Corea del Nord e la Corea del Sud erano un unico Stato denominato, per l’appunto, Corea, governato da una monarchia che ebbe fine quando l’Impero Giapponese lo fece diventare una sua colonia.

Ufficiali giapponesi a Seoul – 1904

Sunjong di Corea, l’ultimo imperatore della Corea, morì nel 1926 dopo aver trascorso gli ultimi anni in una dorata prigionia all’interno del suo Palazzo a Seoul. Gli altri membri della famiglia imperiale coreana andarono incontro a destini differenti, ma fra tutti il più sfortunato fu quello di Deokhye, l’ultima principessa della Corea.

Deokhye da bambina

La “figlia della concubina” e i primi anni in Corea

Yi-Deokhye nacque il 25 maggio del 1912, due anni dopo la firma del trattato di annessione nippo-coreano che poneva fine all’occupazione armata da parte del Giappone, ma che rendeva di fatto la Corea una sua colonia, occupazione che sarebbe durata fino al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Il dominio del Giappone pose fine al potere della dinastia Joseon, durato oltre cinquecento anni. Da allora la famiglia imperiale coreana visse sotto lo stretto controllo del governo giapponese, di fatto imprigionata nel Palazzo Imperiale di Changdeokgung, a Seoul.

Il Palazzo Imperiale di Changdeokgung

Immagine di Daderot via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

All’interno del Palazzo, tuttavia, la vita quotidiana proseguiva con le stesse dinamiche e i medesimi rituali che erano stati portati avanti per secoli. Il padre di Deokhye, Gojong, era stato costretto ad abdicare nel 1907 in favore del figlio Sunjong.

L’imperatore Gojong (a sinistra) con il figlio Sunjong – 1904 circa

Gojong aveva sposato nel 1866 la sua moglie ufficiale, l’imperatrice Myeongseong, madre di Sunjong ma, seguendo la tradizione orientale, aveva avuto un gran numero di mogli “non ufficiali” e di concubine. Nel corso degli anni, Gojong aveva avuto circa sedici figli da approssimativamente dieci donne.

Le altre quattro figlie femmine di Gojong erano morte in tenera età, e Deokhye venne alla luce quando l’ex imperatore aveva ormai cinquantanove anni. Chiamata semplicemente Agi – ovvero “neonata” – nei primi giorni di vita, Deokhye era figlia dell’ultima concubina di Gojong, Yang Chun-gi, una dama di corte di basso livello che lavorava nelle cucine del Palazzo di Deoksugung, dove l’ex imperatore era stato confinato dal governo giapponese.

La famiglia imperiale coreana: il Principe Uimin, l’imperatore Sunjong, suo padre Gojong, l’imperatrice Sunjeong, la principessa Deokhye – 1918:

Gojong era entusiasta per la nascita di Deokhye, e per ringraziare Yang Chun-gi di quella figlia arrivata in tarda eta, le conferì la posizione di concubina ufficiale e il titolo di lady Boknyeong. Deokhye ricevette ogni attenzione possibile, tanto che l’ex imperatore arrivò a fondare una scuola appositamente per la figlia: si trattava della Scuola dell’Infanzia di Deoksugung, frequentato da Deokhye e da altre bambine provenienti da famiglie aristocratiche coreane.

I genitori, tuttavia, erano gli unici a mostrarle affetto e a prendersi cura di lei. Poiché lady Boknyeong non aveva sposato Gojong, a Deokhye era stato negato il titolo di principessa, ed era per questo chiamata “Deokhye Ongju”: il termine Ongju veniva usato per indicare la “figlia di una concubina”, in contrapposizione a “Gongju”, “figlia di una regina”. A noi occidentali può sembrare strano ma a causa di questo “dettaglio” Deokhye veniva ignorata dagli altri membri della famiglia imperiale, dai cortigiani e dalla servitù, che si comportavano letteralmente come se lei non esistesse.

L’imperatore Sunjong, la moglie e il principe ereditario

Questa situazione proseguì fino al 1917, finché Gojong non persuase Terauchi Masatake, l’ufficiale giapponese Governatore Generale della Corea, a inserire il nome di Deokhye nei registri ufficiali della famiglia imperiale, facendole così ricevere il titolo di principessa.

La vita di Deokhye sembrò dunque procedere serenamente e senza grandi sconvolgimenti, amata dai genitori e benvoluta dagli amici di scuola. La principessa aveva infatti iniziato a frequentare un prestigioso istituto a Seoul, la Scuola Elementare di Hinodae. I suoi insegnanti e i compagni la descrivevano come una bambina molto intelligente e portata per lo studio, oltreché estroversa e pronta a stringere nuove amicizie.

La principessa Deokhye nel 1923 circa

Nel 1919, quando Deokhye compì sette anni, Gojong iniziò a condurre delle trattative per il suo futuro matrimonio. L’ex imperatore aveva progettato di far sposare sua figlia con Kim Jang-han, il nipote di un ciambellano di corte. Le nozze avrebbero, secondo le previsioni di Gojong, protetto Deokhye dall’influenza del governo giapponese, che avrebbe potuto combinare il matrimonio della principessa con una personalità eminente del panorama nipponico.

Le trattative per le nozze andarono a monte proprio a causa dell’intervento dell’Impero Giapponese, che sollevò lo zio del promesso sposo dalle sue mansioni di palazzo, di fatto interrompendo completamente i rapporti tra le due famiglie.

Poco dopo, Gojong morì improvvisamente

Il decesso dell’ex imperatore turbò molto la Corea, e poiché Gojong aveva sempre goduto di ottima salute, ciò sollevò non pochi dubbi e sospetti all’interno della famiglia imperiale, e in molti ipotizzarono che l’ex monarca fosse stato avvelenato dal governo nipponico.

Il trasferimento in Giappone

Deokhye soffrì enormemente la perdita del padre, e il suo carattere allegro e spensierato ne risentì. La principessa riversò tutto il suo affetto sulla madre, alla quale si legò ancor più strettamente; tuttavia, le due vennero ben presto separate.

La principessa Deokhye nel 1925 circa

Nel 1910, la Corea era stata ribattezzata Chosen, ed era divenuta a tutti gli effetti una colonia del Giappone. Le autorità nipponiche volevano che la popolazione coreana si adattasse in fretta agli usi e costumi giapponesi. I membri della famiglia imperiale coreana furono fatti trasferire in Giappone in modo da far arrivare alla popolazione un messaggio che sottintendesse l’accettazione della “nipponizzazione” da parte dei reali.

Uno dei fratellastri di Deokhye, il principe Euimin, era già stato costretto a trasferirsi in Giappone anni prima, con il pretesto di proseguire la sua carriera militare; Deokhye subì il medesimo destino.

La principessa Deokhye nel 1931 circa

Nel 1925, quando la principessa compì tredici anni, le autorità giapponesi organizzarono la sua partenza dalla Corea adducendo la necessità di proseguire i suoi studi all’estero. Deokhye disse addio a sua madre tra le lacrime e si trasferì in Giappone, sotto la stretta sorveglianza del governo e dell’imperatore nipponici.

A Deokhye fu consentito di proseguire gli studi e venne iscritta al Gakushuin, un prestigioso collegio femminile, ma per la principessa non si trattò di un periodo sereno. Deokhye non riuscì a stringere amicizie con nessuna delle sue compagne di scuola; divenne un’adolescente timida, solitaria e triste, che non rivolgeva la parola a nessuno e che tendeva a isolarsi dal resto della classe, faticava a studiare e a portare a termini i compiti assegnati.

Alla nostalgia per la patria e per sua madre si unì anche la paura: Deokhye viveva infatti con estrema ansia in Giappone. Probabilmente persuasa che le autorità nipponiche avessero ucciso suo padre, la principessa era costantemente assillata dal pensiero di poter essere assassinata, e portava sempre con sé la propria bottiglia d’acqua, per paura che le sue bevande venissero avvelenate.

La sua salute psicologica ricevette un durissimo e definitivo colpo nel 1929, quando le venne comunicata la morte di sua madre, lady Boknyeong. A Deokhye venne finalmente concesso per la prima volta il permesso di lasciare il Giappone per prendere parte ai funerali in Corea, ma le autorità nipponiche le consentirono di rimanere solo il tempo necessario alle esequie, a cui la principessa dovette partecipare senza indossare un abbigliamento consono alla triste occasione.

Il matrimonio e la malattia

La tristezza causata dal lutto per la perdita della madre degenerò rapidamente in una grave forma di depressione. Ritornata in Giappone, Deokhye si chiuse nella sua stanza, dalla quale non uscì per giorni e in cui trascorse il tempo a piangere, nascosta sotto le coperte del letto nella completa oscurità.

Alla depressione si aggiunsero inoltre dei forti problemi nervosi, che si manifestavano con sintomi come insonnia e sonnambulismo. Le autorità giapponesi permisero alla principessa di trasferirsi presso il Palazzo di King Yi, a Tokyo, sotto la custodia del fratellastro Euimin. Il principe consultò i migliori medici e si adoperò per garantire la ripresa della sorella, tanto che la salute di Deokhye sembrò migliorare.

Nel 1931, mentre ancora era in visita presso il fratellastro, Deokhye venne presa sotto l’ala protettrice dell’Imperatrice Madre  giapponese Teimei, la quale si offrì di farle incontrare dei giovani pretendenti, ma la scelta del futuro sposo era appannaggio dell’imperatrice.

La preferenza dell’Imperatrice Teimei ricadde su un giovane aristocratico giapponese, il conte So Takeyuki. Si trattava, in realtà, di una farsa volta a ingannare i due giovani: le nozze, la cui natura era meramente politica, erano già state combinate nel 1930.

Il principe Euimin, forse intuendo il doppio gioco, si oppose al matrimonio adducendo le precarie condizioni di salute della sorella; ma poiché Deokhye sembrava stare meglio, i preparativi procedettero comunque, e la principessa sposò So Takeyuki in quello stesso 1931.

Le nozze della principessa Deokhye con So Takeyuki

Sebbene si trattasse di un matrimonio combinato, Deokhye e So Takeyuki sembrarono inizialmente andare d’accordo, avendo due caratteri affini e condividendo un sentimento di affetto e rispetto reciproco. Nel 1932, Deokhye diede alla luce la loro unica figlia, Masae.

Tuttavia, le condizioni di salute mentale della principessa, che erano sembrate in fase di miglioramento, precipitarono nuovamente: la depressione e i disturbi del sonno si ripresentarono poco dopo il matrimonio, presto accompagnati da un progressivo deterioramento cognitivo e dalle allucinazioni. A Deokhye venne diagnosticata la dementia praecox, un desueto termine nosografico che indicava una forma di schizofrenia.

La principessa Deokhye con So Takeyuki

So Takeyuki decise di rimanere vicino a sua moglie, e si assunse la responsabilità del suo benessere e delle cure mediche, che erano numerose e costose. Deokhye trascorse lunghe degenze in ospedale e necessitava dell’assistenza di un’infermiera quando si trovava a casa con il marito e la figlia.

Le sue condizioni di salute peggiorarono progressivamente, e con il passare degli anni resero impossibili i rapporti con il marito. Sebbene affezionato alla moglie, So Takeyuki vedeva le sue finanze gravemente intaccate dai costi esorbitanti per le cure di Deokhye; inoltre, spesso provava una grande frustrazione nel dover convivere con una moglie che entrava e usciva dall’ospedale e la cui psiche era progressivamente sempre più assente dal mondo reale.

Deokhye trovò grande conforto e consolazione in sua figlia: giovane donna bella e brillante, Masae si laureò in Lingua e Letteratura Giapponese all’Università di Waseda, dove incontrò il conte Suzuki Noboru, con il quale si fidanzò.

Il matrimonio tra Deokhye e So Takeyuki proseguì per senso del dovere fino al 1945, anno in cui la Corea divenne nuovamente indipendente e la nobiltà giapponese venne spogliata dei suoi titoli e di gran parte delle sue ricchezze. So Takeyuki si vide privato della sua fortuna da un giorno all’altro, e si trovò nell’impossibilità di sostenere le spese mediche necessarie alla moglie.

Il matrimonio, già sottoposto a una forte pressione a causa della malattia di Deokhye, si concluse con il divorzio in quello stesso anno.

Nel 1955, Deokhye partecipò al matrimonio tra sua figlia Masae, ventiduenne, e il conte Suzuki Noboru. Quello stesso anno, tuttavia, la principessa dovette affrontare un’ennesima tragedia: del tutto inaspettatamente Masae sparì nel nulla, lasciando dietro di sé un biglietto in cui lasciava intendere la sua intenzione di suicidarsi.

Le ricerche di Masae non portarono a nulla, e le successive indagini ipotizzarono che la giovane donna si fosse lasciata annegare nel mare. Il suo corpo non venne mai ritrovato.

La scomparsa della figlia fu per Deokhye la goccia che fece traboccare il vaso, e in seguito alla tragedia la sua psiche subì un colpo dal quale non si riprese mai più. Dopo il divorzio dal marito la principessa era stata posta sotto la custodia di uno zio, il quale, preso atto che le condizioni di Deokhye deterioravano sempre di più e sempre più rapidamente, decise di farla ricoverare in un istituto psichiatrico.

Il ritorno in Corea del Sud

A Deokhye fu permesso di ritornare in Corea del Sud solo nel 1962. Il 16 gennaio di quell’anno, una folla di giornalisti e curiosi vide arrivare all’aeroporto di Seoul una donna di mezza età dall’aria confusa e spaesata.

La stampa coreana si interessò con grande accanimento al ritorno di Deokhye e alla sue vicende personali. Le autorità coreane permisero che Deokhye venisse ricoverata presso il Seoul National University Hospital, dove poté ricevere cure adeguate.

L’ultima principessa coreana fu infine dimessa nel 1968, e le vennero concessi degli appartamenti privati presso il Palazzo di Changdeokgung, un tempo residenza della famiglia imperiale coreana. Sebbene dotata di una salute fisica di ferro, Deokhye aveva l’età mentale di una bambina, presentava difficoltà a leggere, scrivere e parlare, e necessitava ventiquattr’ore su ventiquattro dell’assistenza di un’infermiera. La principessa Deokhye visse al Palazzo di Changdeokgung per il resto della sua vita, e qui morì per cause naturali nel 1989, all’età di settantasette anni.

I suoi abiti e i suoi averi vennero donati al National Palace Museum of Korea, dove si trovano tutt’oggi. La storia di Deokhye, ultima principessa della Corea, dimenticata mentre era ancora in vita, è oggi nota in tutta la Corea del Sud, ed è utilizzata come simbolo della tragedia del dominio coloniale giapponese e delle sue terribili conseguenze.

Nel 2016 è uscito il film “The Last Princess” di cui sotto trovate il trailer:

Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata