Qualcuno una volta ha detto che dopo l’Iliade e l’Odissea non è stato scritto più nulla di nuovo. Si potrebbe estendere la fonte di qualsiasi opera letteraria anche alla mitologia greca, che racchiude in sé gli archetipi di tutta la cultura occidentale.

Particolarmente intrigante è il simbolo del labirinto, misterioso luogo metafora di un viaggio all’interno del proprio io (e dei mostri che possono trovarsi al suo interno), che nella narrazione del grande scrittore Jorge Luis Borges diventa espressione materiale della solitudine e dell’incomunicabilità senza rimedio dell’uomo. L’unica via di scampo al solitario vagare senza senso all’interno di sé, o dell’universo, è la morte, vissuta da Asterione/Minotauro come una liberazione (La casa di Asterione, nella raccolta di racconti L’Aleph).

Borges, interprete delle inquietudini dell’uomo moderno, non dà speranza. Speranza che invece è ancora forte nella Grecia arcaica di Dedalo, che riesce a evadere dal labirinto, da lui stesso costruito, solo con la forza del suo ingegno e della volontà di non arrendersi, senza un aiuto esterno, senza un provvidenziale intervento divino.

Pianta del Palazzo Reale di Cnosso che forse ha ispirato, per la sua complessità, il mito del labirinto

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Dedalo è un uomo geniale, che assomma in sé le qualità dell’artigiano e le doti di un artista: è scultore, architetto e inventore di macchine straordinarie. E’ un ateniese che gode di grande stima fra i suoi concittadini e in tutta la Grecia, fino a quando non si macchia di una colpa gravissima: uccide per gelosia il nipote Calo (o Talo, o Perdice), suo promettente apprendista che minacciava di diventare più bravo di lui. La dea Atena, impietosita dalla sua morte, lo trasforma in un uccello, la pernice.

Non si sa se Dedalo fugge da Atene oppure è costretto all’esilio, fatto sta che arriva a Creta, dove regna Minosse, che accoglie l’inventore e lo prende al suo servizio. Dedalo costruisce statue meravigliose, che possono muovere gli occhi e gli arti, e soprattutto si inventa una mucca di legno, che consente alla regina Pasifae di accoppiarsi con un toro sacro di cui si è innamorata. La bestia era stata donata a Minosse dal dio Poseidone in persona per essere sacrificata in suo onore, ma il re preferisce immolare un animale di minor valore, conservando per sé il toro.

Il dio del mare, irato per l’affronto, si vendica provocando quell’amore contro natura, che può generare solo disgrazie

Dedalo e Pasifae – Affresco pompeiano

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Pasifae, grazie a Dedalo, si unisce al toro, e da quell’amplesso nasce il Minotauro, creatura mostruosa con il corpo d’uomo e testa di toro, assetata di sangue.

Minotauro – olio su tela di George Frederic Watts

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Minosse, che è il principale responsabile di quell’orrenda nascita, chiede a Dedalo di costruire un labirinto dal quale sia impossibile uscire, dove tenere rinchiuso e nascosto alla vista di tutti il terribile Minotauro.

Mosaico Romano

A questo punto il racconto cretese si incrocia con avvenimenti esterni: per aver provocato la morte di uno figli di Minosse gli ateniesi sono obbligati a inviare ogni anno sette giovanetti e sette fanciulle da dare in pasto alla bestia. Teseo, principe di Atene, decide di uccidere il Minotauro, e arriva a Creta mescolato agli altri ragazzi da sacrificare. Un’altra figlia di Minosse, Arianna, si innamora dell’eroe, e gli dà quel filo che, srotolato lungo l’intricato percorso, consentirà a Teseo di uscire dal labirinto, dopo aver ucciso il Mostro.

Teseo e il Minotauro

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Un trucco semplice, consigliato dallo stesso Dedalo, che pagherà per questo. Minosse, furibondo per quello che ritiene un oltraggio al suo potere, rinchiude Dedalo e il figlio Icaro nel labirinto:

Rimarranno chiusi lì per sempre

Non c’è speranza: il creatore è prigioniero della sua stessa creatura. E invece no, Dedalo non si arrende: in un luogo dove “perdersi” sembra un destino ineluttabile, trova una via di fuga grazie solo alle sue capacità, unico artefice del suo destino.

Dedalo e Icaro


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L’inventore costruisce per sé e per il figlio un paio d’ali di cera, che li faranno volare più in alto di qualsiasi ostacolo. E qui subentra un altro mito, quello di Icaro, che si fa prendere dall’euforia del volo e non segue i consigli del padre, che gli raccomanda di volare né troppo in basso, per non far impregnare d’acqua le ali, né troppo in alto, per non rischiare che il calore del sole sciolga la cera.

Icaro però, inebriato dal quel senso di libertà che non conosce misura arriva su e poi ancora più in su, troppo in alto per un uomo

Il sogno adolescenziale di essere pari a un dio, l’illusione di non avere limiti, porta Icaro alla morte: la cera che tiene unite le piume d’uccello delle sue ali si scioglie, e lui precipita in mare, sotto gli occhi impotenti di Dedalo. Al padre non resta altro che seppellirlo su un’isola che poi prenderà il nome del ragazzo, Icaria, come il mare dove è annegato, chiamato Icario.

Leggenda vuole che mentre Dedalo tira fuori dall’acqua il corpo del figlio, si sentisse cantare una pernice…

La caduta di Icaro – Pieter Bruegel il Vecchio

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Dedalo riprende la sua fuga e arriva in Sicilia, accolto dal re Cocalo, ma Minosse continua a cercarlo, lo trova e vorrebbe ricondurlo a Creta per dar corso alla sua vendetta. Ancora una volta Dedalo non si arrende, e s’inventa una macchina che ucciderà il re cretese mentre fa il bagno.

Dedalo ha vinto: è riuscito a volare fuori dal “suo” labirinto, spiegando ali capaci di dargli una libertà non priva di dolore, conquistata con le sue sole forze, quelle di un uomo che ha ancora speranza nel futuro.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.