Alcuni ricercatori dell’Università di Macquarie a Sidney, in Australia, hanno recentemente decifrato un antico codice di incantesimi egiziano, svelando quali tipi di sortilegi, magie e rimedi fossero utilizzati per risolvere le pene e i problemi in Egitto durante l’Alto Medioevo. Il libro, chiamato dagli autori dello studio Malcolm Choat e Iain Gardner “A Coptic Handbook of Ritual Power“, contiene incantesimi per realizzare pozioni d’amore, esorcizzare gli spiriti maligni e curare l’ittero nero, un’infezione batterica potenzialmente letale per l’uomo.

Il piccolo volume ha circa 1.300 anni ed è scritto in copto, l’ultima evoluzione dell’antichissima lingua degli antichi egizi. Le 20 pagine costituenti il libro sono di pergamena, e il trattato apparteneva con ogni probabilità a un professionista delle arti magiche.

L’inizio contiene una lunga serie di invocazioni che culminano con dei disegni e delle parole che rappresentano il potere. Questi sono seguiti da una serie di incantesimi per curare la contaminazione dagli spiriti maligni e altri disturbi paranormali, per poi arrivare a parlare di come avere successo in amore o negli affari.

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Il codice afferma, a esempio, che per sottomettere qualcuno è necessario pronunciare una formula magica su due chiodi per poi spingerli nello stipite della porta del destinatario, uno sul lato destro e l’altro sul lato sinistro.

I Sethiani

Gli autori dello studio affermano che il codice potrebbe risalire al VII o all’VIII secolo dopo Cristo. Durante questo periodo molti egiziani erano di fede cristiana, e il codice contiene infatti una serie di frasi che fanno riferimento a Gesù. E’ bene specificare che alcune delle preghiere sembrano associabili a un gruppo di fedeli che venivano identificati come “Sethiani”, un culto sviluppatosi in Egitto durante i primi secoli di propagazione del cristianesimo e adoranti Seth, il terzo figlio di Adamo ed Eva. Un’invocazione in particolare recita: “Seth, Seth, il Cristo vivente“.

All’inizio del codice si fa riferimento ad una figura divina chiamata “Baktiotha“, la cui identità rimane un mistero: “Rendo grazie e faccio appello a voi, o Baktiotha: O grande e fidato; colui che è signore sopra i quaranta e sopra i nove tipi di serpenti“. Choat e Gardner spiegano come il Baktiotha sia una figura ambivalente, con un potere terreno di grande portata.

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I documenti storici indicano che i leader della Chiesa Ortodossa consideravano i Sethiani dei veri e propri eretici e, a partire dal VII secolo, questi ultimi iniziarono a scomparire. Il codice con il suo mix di invocazioni Sethiane e cristiano ortodosse rappresenta in effetti un documento di transizione, scritto prima che tutte le frasi appartenenti ai Sethiani iniziassero a scomparire dai testi magici. Gli storici hanno ritrovato altri testi con timidi accenni alle credenze dei Sethiani, ma questi sono molto più permeati di affermazioni cristiano/ortodosse.

Chi usava il codice?

L’identità della persona che utilizzò il codice rimane un mistero. Per pronunciare le preghiere non era necessario essere un sacerdote o un monaco, ma anche solo un comune fedele. Choat afferma che: “Credo esistessero degli officianti al di fuori della schiera del clero e dei monaci, ma non conosciamo queste personalità per il fatto che le persone non volevano esser classificate come dei “Maghi”. Il linguaggio utilizzato per il codice suggerisce che fu scritto da un fedele di sesso maschile, ma l’utilizzo delle preghiere e degli incantesimi poteva esser fatto sia da donne sia da uomini.

L’Origine del codice

L’origine del codice rimane un mistero. La Macquarie University lo acquistò alla fine del 1981 da Michael Fackelmann, un antiquario di Vienna. Purtroppo come questo libro sia arrivato fra le mani del commerciante austriaco rimane un mistero. Quello che risulta assai probabile è che il codice sia originario dell’Alto Egitto, precisamente dalla zona di Ashmunein / Hermopolis, a giudicare dal dialetto utilizzato.

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Oggi il codice è ospitato nel Museo delle Culture Antiche presso la Macquarie University di Sydney.

Fotografia iniziale di Ms. Effy Alexakis, copyright Macquarie University

Fonte: LiveScience

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...