Dall’infanzia all’adolescenza, dal corpo alle emozioni passando per la Neurologia

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è segnato da una trasformazione del corpo e dei sentimenti. La nostra mente si deve adattare alle trasformazioni del corpo e noi possiamo affrontarle come possiamo, a modo nostro, con i nostri personali strumenti.

Alcune ragazze a tredici anni si sentono più mature di altre quindicenni; a diciotto anni alcuni ragazzi sono ancora bambini mentre altri sono già lanciati nella vita.
Questa trasformazione è un fenomeno lungo e graduale. Tutto avviene per opera degli ormoni che modificano profondamente tutti gli organi. Si cresce dappertutto e con particolare evidenza le estremità. L’aspetto, le forme, il corpo si modificano. E si cresce anche nel modo di pensare.

In questa fase ci si paragona all’immagine ideale di se, lo sguardo degli altri (o l’idea che ci si fa di esso) ci fa soffrire, a volte ci fa provare vergogna.
Durante l’adolescenza si cambia a tal punto che non ci si riconosce e gli occhi degli altri sono il nostro specchio, che interroghiamo continuamente. Se la risposta non è proprio favorevole si è feriti e ci si ripiega su se stessi.
Un corpo che si trasforma con grande rapidità, e non sempre armonicamente, è molto ingombrante, spesso non lo riconosciamo.

Il problema è che a furia di occuparci della nostra immagine a volte si cade in eccessi che possono portare all’anoressia mentale, una malattia sempre più diffusa in ragazze molto giovani, che le rende incapaci di mangiare per ragioni psicologiche (paura di ingrassare, di diventare donna, paura della propria sessualità). La bulimia, al contrario, è il bisogno irresistibile di mangiare, di riempirsi senza avere fame. Alcune ragazze passano alternativamente dall’anoressia alla bulimia.

Tutto ciò sconvolge i genitori che spesso, irrigidendo i comportamenti, aggravano la situazione incitando la malattia.

In adolescenza il corpo assume significati psicologici e relazioni particolari. Le sue possibilità sensuali e aggressive si impongono all’attenzione degli adolescenti, suscitando in loro emozioni di gioia e timore. Sentono di avere finalmente a disposizione strumenti potenti, simili a quelli dei loro genitori, nella relazione con gli altri e soprattutto con l’altro sesso. Tuttavia si rendono conto di come queste nuove potenzialità possano cancellare tenerezza e protezione che tanto suscitava il vecchio corpo infantile.

I genitori, dal canto loro, di fronte a tali cambiamenti fisici si sentono espropriati del compito di curare il corpo del loro figlio. E qui nascono i conflitti: il corpo può essere vissuto come amico e perciò accettato ma può anche essere vissuto come nemico, che costringe a crescere e separarsi dai genitori. Il corpo viene così utilizzato per comunicare ai genitori i propri bisogni, la rabbia, la dipendenza attraverso la scelta degli abiti e delle abitudini.

I genitori, a volte incapaci di accettare la crescita e il processo di separazione dei propri figli, cercano di controllarne il corpo rifiutando anche i piccoli cambiamenti nel modo di vestire, soprattutto se questi cambiamenti si allontanano dall’immagine infantile idealizzata da loro. L’immagine corporea e il look, innanzitutto, sono un elemento di supporto nel processo di integrazione di sé; in questo caso si utilizzano elementi esterni a noi per facilitare l’emergere di rappresentazioni di sé, a cui stiamo cercando di dare diverso significato e importanza.

La moda viene anche utilizzata per esprimere bisogni regressivi di omologazione e fusionalità col gruppo dei pari.

Alcuni comportamenti trasgressivi (leggi body art, droghe, vandalismo) spesso innescano reazioni conflittuali da parte degli adulti, che lasciano gli adolescenti ancora più soli e in balia di se stessi. Così la trasgressione (necessaria per crescere) perde il suo potenziale creativo per far apparire solo i vissuti di provocazione e rabbia.

Il successo momentaneo degli adulti nella repressione di tali manifestazioni esterne sarà inficiato da una intenzione provocatoria da parte dell’adolescente, ancora più provocatoria e pericolosa, espressa magari in ambiti meno contenibili e controllabili.

Una risposta adulta che accolga il senso di disagio, il vuoto di identità e il bisogno di affermazione dell’adolescente è il modo migliore ed efficace che l’adulto ha a disposizione per aiutare gli adolescenti ad affrontare questa seconda nascita.


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