Un ambizioso viaggio d’esplorazione, che si risolve in una specie di catastrofe ma, se non altro, porta a qualche importante scoperta geografica. Oltre a queste, ce ne sarebbe anche una ancora più importante di tipo medico, ma le circostanze sfavorevoli la fanno disperdere prima che il lavoro sia completato, e portano all’oblio del suo autore. Ci vorranno alcuni decenni perché sia riconosciuto che la scoperta c’è stata davvero, ma intanto è stata compiuta indipendentemente anche da un altro, che si prenderà tutto il merito.

Ma andiamo per ordine

Siamo nel giugno del 1741 quando, seguendo un progetto della defunta zarina Anna, l’Impero Russo allestisce una nuova spedizione esplorativa nel Nord dell’Oceano Pacifico. Un decennio prima, un altro viaggio capitanato dal danese Vitus Bering ha percorso lo stretto che separa l’Asia dal Continente Americano, chiamato in seguito stretto di Bering. Ora l’obiettivo è trovare le migliori rotte che permettano alla Russia di sfruttare la vicinanza con il Nuovo Continente, e Bering è di nuovo il miglior navigatore sulla piazza: sarà lui a comandare la spedizione.

Sotto, Antica Mappa del Kamčatka:

La prospettiva di importanti carriere e notevoli guadagni fa sì che molti avventurieri si propongano per parteciparvi, nonostante i tanti e grandi pericoli che essa comporta. Tra loro, c’è un medico tedesco di 32 anni, Georg Steller, un giovane dalla vastissima cultura e dal carattere un po’ sgradevole, maledettamente pedante. Dai tempi di Pietro il Grande, in Russia, i tedeschi sono sempre ben considerati, e Steller riesce a entrare nell’equipaggio imbarcato su una delle due navi gemelle allestite per la spedizione, la “Sankt Petr” (l’altra è la “Sankt Pavlov”), in partenza da Petropavlosk, nella penisola del Kamčatka.

Sotto Ritratto di Vitus Bering e ricostruzione facciale:

Steller è tanto colto quanto gli ufficiali russi (che Bering è costretto a portarsi dietro perché ben raccomandati a corte) sono presuntuosi e somari. Il primo scontro tra gli ufficiali e il secchione tedesco scoppia quando gli ufficiali, nel tentativo di cercare un approdo per sostare alla ricerca di fonti d’acqua dolce, portano le navi fuori rotta, nonostante Steller avesse suggerito loro di seguire la direzione da cui provenivano i resti di piante vegetali terrestri portati dalle correnti. Appare subito evidente che Steller consideri i suoi compagni al pari delle bestie, e la conseguenza è che il tedesco si ritrova quasi isolato, e anche il comandante dubita di lui.

Steller sa che il principale rischio per i membri della spedizione è quella spaventosa sindrome chiamata “scorbuto”, che fa indebolire rapidamente i muscoli e staccare i tendini dalle ossa, mentre la pelle si copre di macchioline emorragiche e le gengive si gonfiano facendo cadere tutti i denti, fino alla morte lenta e penosa per inedia. La prima volta che i marinai europei l’hanno sperimentata è stata durante la cirumnavigazione di Magellano, nel 1520: da allora, oltre due milioni e mezzo di uomini che erano stati imbarcati perché sani e robusti sono morti in mare in questo modo.

I viaggi nelle zone vicino ai Poli, peraltro, sono i più pericolosi, e non si sa il perché

Ma Steller ha letto molto e sa che, quando i membri della spedizione francese di Jacques Cartier, nel 1553, si inoltrarono all’interno del Nordamerica seguendo il corso del fiume San Lorenzo e furono anch’essi decimati dallo scorbuto, furono soccorsi e salvati dalle popolazioni degli indigeni locali, che li curarono con decotti ricavati dalla corteccia e dalle foglie di un albero chiamato “Annedda” (oggi si chiama Tuia occidentale). Allo stesso modo, ha appreso che le tribù indigene del Kamčatka, abituali consumatrici di Coclearia, Acetosa, Genziana e Crescione, non sono soggette a nessuna forma di scorbuto. Dunque Steller mette in relazione l’insorgenza della sindrome con la dieta ipercalorica (anche 6000 calorie al giorno) ma monotona (basata quasi esclusivamente sulla carne salata) dei marinai, e si mette subito in cerca di specie vegetali che prevengano o combattano la malattia.

Sotto, illustrazione della Lontra di Mare a opera di Georg Steller:

Il problema è che, in mezzo all’equipaggio, inizialmente, non lo ascolta nessuno, nemmeno quando una delle due navi, la “Sankt Pavlov” si perde nella nebbia ed è costretta a tornare indietro senza aver concluso nulla. Dopo alcuni mesi di viaggio, durante i quali la “Sankt Petr” scopre degli ottimi approdi nel Golfo di Alaska e nell’arcipelago delle Aleutine, i casi di scorbuto si moltiplicano.

Durante queste esplorazioni, Steller è il 1° Europeo a mettere piede sul suolo dell’Alaska

La spedizione è infatti giunta in Alaska, sbarcando a Kayak Island, lunedì 20 luglio 1741. Steller si inoltra nell’isola durante un’esplorazione di 10 ore circa, durante la quale descrive diversi animali sconosciuti agli Europei.

Sotto, il Cormorano di Pallas, descritto per primo da Georg Steller. Illustrazione di Joseph Wolf di pubblico dominio:

Nel mentre lo scorbuto colpisce anche il comandante Bering, che ha 60 anni e quindi gode di una resistenza fisica ormai ridotta. Bering è presto in condizioni tali da non essere più in grado di esercitare il comando, che resta dunque ai suoi inetti ufficiali, Khirov e Waxell, con il risultato che questi smarriscono la rotta del ritorno. Convinti di essere tornati a Petropavlosk, prendono terra su quella che in realtà è un’isola deserta distante diverse miglia a Nord del porto, non segnata ancora sulle carte (oggi si chiama Isola di Bering). Ormai è novembre e il mare si sta ghiacciando.

Sotto, la spedizione di Vitus Bering naufragata nel 1741:

Occorre svernare lì, in condizioni terribili di gelo e tempeste di neve

A forza di mantenersi in perfetta forma con le sue erbe e insalate mentre gli altri si riducevano a larve umane, Steller si è fatto qualche seguace: oltre al suo domestico personale, a prenderlo sul serio ci sono un altro viaggiatore tedesco, tre marinai tedeschi, due marinai cosacchi e due servitori di Bering. Questo piccolo gruppo sfrutta il poco legname disponibile sull’isola per costruirsi un rifugio sotterraneo nella sabbia della spiaggia, analogo a quelli degli indigeni del Kamčatka, e accompagna Steller nelle sue spedizioni in cerca di animali da cacciare e piante da raccogliere. L’enciclopedico scienziato tedesco, durante queste occasioni, scopre e descrive diverse nuove specie di animali e piante (un sirenide oggi estinto detto Ritina di Steller, il mollusco Chryptochiton, l’Aquila di Steller, la Lontra Marina di Steller, il Leone Marino di Steller, l’Anatra di Steller, la Ghiandaia di Steller e l’Artemisia di Steller sono solo gli esempi più noti).

La Ritina di Steller:

Intanto, nonostante abbia infine acconsentito di essere curato da Steller, il comandante Bering è morto l’8 dicembre 1741. Anche gli altri marinai superano le loro ottuse diffidenze e cominciano ad ascoltare il medico tedesco, con il risultato che la mortalità diminuisce in modo significativo.

Al disgelo, su consiglio di Steller, i marinai smontano la nave ridotta ormai a un relitto incagliato davanti alla costa e ne utilizzano il fasciame per costruire una grossa scialuppa, chiamata anch’essa “Sankt Petr”. Nell’agosto del 1742, dopo aver fatto scorta di cibo e acqua, ripartono verso Petropavlosk, che raggiungono in poche settimane.

Dei 78 membri dell’equipaggio della nave, lo scorbuto ne ha uccisi 32

Sotto, Aquila di Mare di Steller, fotografia di Asim Bharwani condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia:

Steller potrebbe tornare rapidamente a San Pietroburgo ma non lo fa, perché ha deciso di esplorare il Kamčatka, il cui interno è ancora poco noto. E’ soprattutto affascinato dalle usanze delle popolazioni indigene, che secondo lui nascondono la chiave per combattere le malattie come lo scorbuto. Ma il suo progetto si scontra con la corruzione e l’avidità dei funzionari dell’amministrazione zarista, abituati a sfruttare, depredare e sterminare gli indigeni. Steller si mette presto in urto con tutti gli amministratori locali e, per tutta risposta, questi lo fanno incarcerare con l’accusa di fomentare una rivolta tra gli indigeni.

Illustrazioni di animali di Georg Steller:

Viene processato e ovviamente assolto, quindi decide di rivolgersi direttamente alla zarina (ora, dopo un convulso periodo di colpi di Stato, regna Elisabetta) e parte per San Pietroburgo. Ma, strada facendo, si ammala e muore a Tyumen, una città siberiana sul fiume Tura, il 14 novembre 1746.

Aveva solo 37 anni

Il Leone Marino di Steller, fotografia di pubblico dominio:

Dopo una serie di avventurose vicissitudini, i suoi diari relativi alla spedizione Bering, salvati soprattutto perché inseriti tra i documenti ufficiali del viaggio (così si usava a quel tempo), saranno pubblicati a cura di un altro scienziato tedesco, Peter Simon Pallas (1741-1811), nel 1781.

Ma, nel frattempo, lo scorbuto ha smesso di essere il flagello dei marinai

Nel 1747, un medico scozzese in servizio nella Marina Militare Inglese, James Lind (1716-94), dopo aver raccolto tutta la letteratura scientifica disponibile sull’argomento ha attuato un esperimento modernissimo, dividendo i suoi malati di scorbuto in gruppi, curati ognuno con un possibile rimedio diverso e messi a confronto con un “gruppo di controllo” che invece non viene curato. Dopo pochi giorni, appare evidente che il gruppo trattato con succo di lime mostra notevoli miglioramenti, per cui Lind estende il trattamento a tutti i suoi malati e ottiene una percentuale di guarigione del 100%.

Sotto, James Lind ritratto da Sir George Chalmers:

Da allora, le navi inglesi cominciano a imbarcare anche frutta e verdura fresca tra le riserve di cibo, azzerando i casi di scorbuto almeno nei brevi viaggi, mentre in quelli lunghi si pone il serio problema della conservazione degli alimenti. Il problema sarà risolto dal più grande navigatore di tutti i tempi, James Cook (1728-79), che, per i suoi viaggi incredibilmente temerari e avventurosi alla scoperta di Oceania e Antartide imbarca sulle navi barili di crauti, ossia cavoli affettati conservati sott’aceto.

Cook è un comandante inflessibile, che fa frustare a sangue tutti i marinai che fanno storie al momento di mangiare crauti, ma non perde nemmeno un uomo per scorbuto, nonostante compia viaggi lunghissimi in condizioni sempre estreme.

L’effettivo rapporto tra alimentazione corretta e scorbuto, però, diventerà chiaro solo dopo il 1930, quando il chimico ungherese Albert Szent-Gyorgy (1893-1986) scoprirà la struttura e la funzione della Vitamina C, lavoro che gli varrà il Premio Nobel per la Chimica nel 1937.

Sotto, Albert Szent-Györgyi:

La Vitamina C, nell’uomo, oltre ad avere un ruolo importante nelle attività del sistema immunitario, è implicata nella genesi del collagene, la principale proteina dei tessuti connettivi (che comprendono anche ossa, cartilagini, tendini, legamenti e sangue). In sua assenza, le strutture portanti e mobili di tutto il corpo non si rinnovano e cedono rapidamente: questo spiega tutta la sintomatologia dello scorbuto, che è appunto l’ipovitaminosi C. Essendo una vitamina idrosolubile, viene espulsa con le urine e non si accumula nel corpo; né il metabolismo dell’uomo è in grado di sintetizzarla a partire dal glucosio, come capita invece agli animali carnivori come canidi o felidi.

Va dunque introdotta tramite la dieta, nelle giuste quantità, tutti i giorni. Steller non poteva saperlo, ma fu il primo a intuirlo.

Sotto, il Google Maps dei luoghi esplorati dalla seconda spedizione di Bering:

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.